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Congregazione per il Clero
Eucaristia e sacerdote

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Eucaristia e sacerdozio ministeriale

Il sacrificio eucaristico ha bisogno assoluto del sacerdozio ministeriale. L'Enciclica ricorda che per la celebrazione eucaristica non basta certo il sacerdozio comune. Secondo il Concilio Vaticano II, "i fedeli, in virtù del regale loro sacerdozio, concorrono all'oblazione dell'Eucaristia", ma è il sacerdote ministeriale che "compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo" (LG 10). Questo ministero implica la successione apostolica, "ossia l'ininterrotta serie, risalente fino agli inizi, di ordinazioni episcopali valide" (28). L'espressione "in persona di Cristo" significa: "nella specifica, sacramentale identificazione col Sommo ed Eterno Sacerdote, che è l'autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno".

"L'assemblea che si riunisce per la celebrazione dell'Eucaristia necessita assolutamente di un sacerdote ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica: D'altra parte non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato. Questi è un dono che riceve attraverso la successione episcopale risalente agli Apostoli. È il Vescovo che, mediante il sacramento dell'Ordine, costituisce un nuovo presbitero conferendogli il potere di consacrare l'Eucaristia" (29).

La necessità di un ministro ordinato pone un problema nelle relazioni ecumeniche. "Le comunità ecclesiali da noi separate, dice Vaticano II (Unitatis redintegratio, 22), quantunque manchi la loro piena unità con noi e quantunque crediamo che esse, specialmente per la mancanza del sacramento dell'Ordine, non hanno conservato la genuina ed integra sostanza del Mistero eucaristico, tuttavia, mentre nella Santa Cena fanno memoria della morte e della risurrezione del Signore, professano che nella comunione di Cristo è significata la vita e aspettano la sua venuta gloriosa".

Quindi s'impone la regola: "I fedeli cattolici, pur rispettando le convinzioni religiose di questi loro fratelli separati, debbono astenersi dal partecipare alla comunione distribuita nelle loro riunioni, per non avallare un'ambiguità sulla natura dell'Eucaristia e mancare, di conseguenza, al dovere di testimoniare con chiarezza la verità" (30).

"Similmente, non si può pensare di sostituire la Santa Messa domenicale con celebrazioni ecumeniche della Parola o con incontri di preghiera in comune con cristiani appartenenti alle suddette comunità ecclesiali oppure con la partecipazione al loro servizio liturgico".

Nelle comunità cattoliche, la mancanza di sacerdoti può impedire la celebrazione eucaristica. L'Enciclica fa capire "quanto sia dolorosa e al di fuori del normale la situazione di una comunità cristiana che, pur proponendosi per numero e varietà di fedeli quale parrocchia, manca tuttavia di un sacerdote che la guidi... Quando la comunità è priva del sacerdote, giustamente si cerca di rimediare in qualche modo affinché continuino le celebrazioni domenicali, e i religiosi e i laici che guidano i loro fratelli e le loro sorelle nella preghiera esercitino in modo lodevole il sacerdozio comune di tutti i fedeli, basato sulla grazia del Battesimo. Ma tali soluzioni devono essere tenute solo provvisorie, mentre la comunità è in attesa di un sacerdote" (32).

A questa situazione c'è un solo rimedio: "l'incompletezza sacramentale di queste celebrazioni deve innanzitutto spingere l'intera comunità a pregare con maggior fervore, affinché il Signore mandi operai nella sua messe (cfr Mt 9, 38); e deve poi stimolarla a porre in atto tutti gli elementi costitutivi di un'adeguata pastorale vocazionale, senza indulgere alla tentazione di cercare soluzioni attraverso l'affievolimento delle qualità morali e formative richieste ai candidati al sacerdozio".

Dinanzi alle comunità che, per mancanza di presbiteri, non possono assicurare la Celebrazione Eucaristica, il sacerdote diventa più consapevole del valore del suo impegno e della necessità della sua presenza. Deve anche essere convinto che prima di tutto con la preghiera e la chiara adesione alla propria identità ontologica - manifestata logicamente anche all'esterno - egli è responsabile della nascita, della crescita e della fedeltà delle vocazioni sacerdotali. Con la sua testimonianza di motivata e gioiosa adesione alla propria identità e la sua azione apostolica, egli può contribuire all'efficacia della pastorale vocazionale; anche se altri si dedicano a questa pastorale, ogni sacerdote è tenuto a favorire personalmente la moltiplicazione delle vocazioni.




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