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| Giacomo Castelvetro Brieve racconto IntraText CT - Lettura del testo |
Degli oveschi.
L'estate poi, e spezialmente quando dopo lungo secco venga a piovere, nascono pe' campi e pe' boschi altri funghi, li quali per esser di figura dell'uovo si chiamano oveschi, a' quali levata la prima lor pelle, che è bianchissima, restano del colore dello scarlatto, e sono essi buoni e più d'ogni altra spezie più prezzati, né essi dietro si recano nocumento alcuno. nondimeno, per giucare al sicuro, facciansi prima in acqua bollire con sale, con un capo d'aglio e con un pero tagliato in più parti, e nel bollir facciasi l'acqua andar di sopra, cioè che si spandi, e bolliti si levino di quell'acqua gittandola via col pero e con l'aglio; le quai cose, quando i fonghi avessero in sé parte alcuna venenosa, a sé la tranno e i fonghi ne lasciano liberi. Così bolliti, appresso si friggono con sale e con foglie di petrosello e poi vi si sparge sopra il succo d'aranzi, e in cotal maniera acconci si mangiano, overo che si cuocono a lesso, come ne' già mentovati s'è dimostrato. E sappiasi che la gamba di tutti i fonghi è così buona, quando non sia verminosa, quanto il busto.