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| Giacomo Castelvetro Brieve racconto IntraText CT - Lettura del testo |
Ma, tornando al tralasciato proposito, dico che abbiamo in somigliante tempo altri legumi, quali sono i ceci, e di questi ve ne sono alcuni bianchi e alcuni son rossi, e questi son più degli altri sani, perché, facendogli in acqua senza sale cuocere, ma [con] molto olio e succo di limone; e il brodo bevuto, nella predetta maniera fatto, fa senza dolore orinare chi che si sia, quando sia da pietra o da renella ammalato; e chi non avesse il succo di limone usi quello di ravanello, che per poco fa lo stesso effetto. E perché secondo la qualità del terreno, ove tal legume vien seminato, aviene che più o men tosto si cociano, quando avenga che n'abbiate de' men nocivi, pigliate, la sera inanzi gli vogliate cuocere, una pezza di canovazzo netta e mettete in quella cenere calda, e ben legata ponetela tra i ceci che poneste in vaso con acqua; e così tutta la notte lasciatevegli stare e la seguente mattina lavateli bene in acqua tepida; e poi, postogli in un lavezzo od in una pentola di terra, con fresca acqua e sale si mettono a cuocere con alcune foglie di salvia o di ramerino e con onesta quantità d'olio, e alcuni vi mettono tre o quattro capi d'aglio. Le nostre donne si stanno le feste dopo pranso a sedere di brigata su le porte delle case loro e quivi, più tosto per un lor trastullo che per altro, veggendo passare le ortolane con ceste piene di simile legume in erba e molto teneri, ne compreraranno e quivi così crudi se gli mangieranno.