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Giacomo Castelvetro
Brieve racconto

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Modo da dare la verdura.

Questo frutto è in questo reame commune, e come molto sano viene, e non già poco, stimato; e da noi si mangia crudo, col zucchero e senza, dopo il pasto, et è molto caro a' fanciulli, sì per lo suo buon sapore, come per darsi in quelli o ne' maroni, la sera della vigilia di san Martino, la ventura. E acciò che altri intenda ciò che questo venga a dire, dico che non solo le ben rette città d'Italia han certi giorni, ne' quali danno con diverse maniere di giuochi sollazzo a' suoi cittadini, ma i padroni delle case ancora osservano di dare in certe sere dell'anno alle famiglie loro alcun trastullo; e l'una di quelle è la vigilia che poco fa io dissi, nella quale, oltre al fare spinar le botte de' suoi vini nuovi per assaggiarli e per provare qual sia più fatto da mettere a mano, non cominciandosi mai prima dalle persone de' beni della fortuna agiati a ber vin nuovo, per non istimarsi prima buono, secondo il trito proverbio che dice: "A san Martino ogni mosto è buon vino", ancor dan la ventura. E perciò i piccioli fanciulli in tal sera non vanno prima de' lor progenitori a letto, il che altrimenti fanno, come fan tutti quelli che al decimo anno dell'età loro non son pervenuti, li quali poco dopo il tramontar del sole a coricare si vanno; e questo credo farsi per due degni rispetti: prima, acciò che col restarsi a cenare co' lor maggiori più del ragionevole non mangino, e poi perché il restante della famiglia non isturbino, che dèe ad altro badare che alle color puerili follie; e ciò possono ancora fare per dar lor tanto più lungo spazio di tempo da dormire per potersi poi più a buona ora la mattina levarsi per irsi alla scuola. Venuto pertanto la predetta sera, dopo cena il padre di famiglia al fuoco s'accosta e fassi recare un cestellino, nel quale mette tante paia di nespoli quante persone si trova in casa e un paio più, che è per lo povero. Fatto questo, cuopre con un pannicello di tela il cesto e piglia un denaio, una moneta di due denai e un soldo, che da noi son tutte picciole monete, le quali in tre diversi nespoli nasconde, sì che non si veggano né si tastino a toccarli, e appresso aver buona pezza crollato il cestello, dice così: - Io ho in questi frutti tre diverse monete poste; sappiate adunque che colui a cui la minor toccherà guadagnerà uno scudo e a cui la seconda mezzo scudo s'averà e a cui la maggiore oltre a quella un terzo di scudo gli darò. - Dopo, il più giovane de' suoi figliuoli fa a sé venire, a cui così dice: - Pon qua dentro la tua mano e tranne due nespoli, li quali vo' che sieno del povero; però mettegli su questo desco - e ve li fa mettere senza punto guardare se a colui sia cosa veruna toccata; che, poi tratti sieno tutti gli altri nespoli, fa vedere; e sempre gli ultimi due son di chi dà la ventura; e allora si vede prima se al povero cosa alcuna sia toccata; e tutto quello che la sorte gli dà, la vegnente mattina al primo che a quella casa vadi per chieder limosina si dona. Qui poi surge una festa grande, mischiata nondimeno d'alcuna scontentezza, perché ivi si sente or questi dolersi che la ventura a lui non sia toccata e or quell'altro tutto lieto grida: - Certo a me cavelle è toccato, ma ciò che sia nol so -; e s'aviene che 'l denaio vi trovi, mena gioia grande; e un altro s'ode lamentarsi che a lui non sia toccato che venti soldi. Finito poi quel festeggevole romore, s'assaggiano i vini, bevendone ognuno un picciolo sorso, e nonostante che la quantità sia così picciola, nondimeno, per esser la diversità molta, alcune volte aviene che alcuno [lieto] più dell'usato a letto si vadi, non senza piacer di tutti gli altri.




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