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Giacomo Castelvetro
Brieve racconto

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Del finocchio dolce in canna.

Astuzia de' tavernai viniziani.

Viene appresso il finocchio dolce in canna, che verde e crudo con sale dopo de pasto cel mangiamo. Questo simplice fa due buoni effetti. L'uno è che ogni cattivo vino fa parer buono; laonde gli scaltriti tavernai di Vinezia, quando alcuno scimonito o semplice va per comprar vino da loro, quelli prima gli danno a mangiare un poco di finocchio o due noci, mostrando così verso i compratori una certa carità col confortarli a mangiar prima il lor finocchio, acciò che talvolta il bere a digiuno non facesse lor male. L'altro suo buono effetto è che riscalda lo stomaco, caccia via ogni interna ventosità, aiuta alla digestione e ci rende il puzzolente fiato odorifero. Ne conserviamo assai, così verde, in ottimo aceto di vino bianco, che usiam di mangiare l'estate e lo 'nverno, quando fuori di pasto diamo agli amici a bere; e ancora se ne mette in tavola a banchetti co' frutti, quando di verde non abbiamo.

Come il finocchio amaro nascerà, seminandolo, dolce.

E qui vo insegnare a fare che nasca dolce, quando il seme sia amaro. Alcuni ne mettono in un fico secco e così il piantano, altri nello sterco vecchio del porco.




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