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Giacomo Castelvetro
Brieve racconto

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De' meloni.

Delle zatte.

Vengono all'uscita di giugno i meloni, frutta da cavarsegli la berretta, perché, quanto a me, lo stimo migliore di qualsivoglia altro; e se questo non fosse mai per altra cagione, sarebbe per quel suo cotanto soave e grato odore, che passa tutti gli odori del mondo. E credami pur qualsivoglia Oltramontano, dal Provenzale e dallo Spagnuolo in fuori, che quantunque con molto studio venga lor fatto d'averne nelle loro contrade alcuni un poco buoni, non hanno per ciò qual grande odore che s'hanno i nostri. Rinfresca il melone i corpi umani fuor di modo, e per chi teme la pietra è ottimo, e durano fino a settembre; ma le zatte, ch'è pure una spezie di melone, durano molto più; e la maggior parte e le migliori nascono sul Padovano. Chi adunque va in Italia, vegga in Vinezia d'avere (se non vuol errare) delle poppone, de' gavagnini e de' liliotti, in Bologna e in Modona delle scozie e de' muscatelli e in Genova delle romanette. Delle scorze di simil frutto se ne fanno minestre buone. Si possono conservar lungo tempo spiccandoli dalla madre non troppo fatti et entro un vaso pieno di mèle ponendoli. Così fatto segreto a caso fu nella città (ove piacque a Dio che io mi nascessi) così trovato. Aveva un valente speziale la sua bottega su la piazza del mercato e molto vicina al luogo ove i meloni si vendono; per questo spesso avenia che i gentiluomini, comperati tre o quattro meloni, quivi nella spezieria li facevano portare, poi all'ora del desinare mandavano a torgli. Avenne pertanto una volta, ch'essendovene un giorno molti portati e messi sopra un panco sotto il quale stavano i mastelli del mèle, dall'esser mosso il panco l'un di que' meloni, senza che alcuno di ciò s'accorgesse, cadde nell'un di que' mastelli; né mai fu trovato, se non nel finire lo speziale di votare il mèle del predetto mastello, e non già senza maraviglia grande dello speziale, il quale, quando fu trovato mancare, aveva ad un suo garzone di bottega data la colpa d'averselo mangiato. Pigliatolo adunque e avendolo ben lavato, [lo] trovò così fresco e così bello come se in quel punto fosse stato dalla madre spiccato; e tagliatolo, lo trovò oltre ad ogni credere buono, la qual cosa sommamente a lui piacque, come lieto d'avere apparato un così raro segreto, del quale dopo spesso si servì con non poco suo pro.

Segreto di conservar le calme.

Non si maravigli di ciò niuno, perché quel dolce liquore ha tale proprietà, oltre ad altre molte, né c'è modo più raro per conservare molto tempo le calme da incalmare gli alberi salvatichi, il che nella seguente manera si fa. Si piglia un cannone di latta o ferro bianco e di mèle s'empisce, e con quello si va all'albero dal quale si vuol tôr le calme; e quelle tagliate, bisogna riporre incontanente nel predetto cannone pien di mèle; e messevene tante quanto si vuole, conviene turarlo molto studiosamente e le congiunture del coperto stagnare o circondarle con cera molle, e poi coprirlo tutto di tela incerata. Oggi son ben venti anni, trovandomi io in Hauffina, città principale del reame di Dannemarca, e in bel verziero gustando un delicatissimo pero e fuori di modo piaciutomi, avenne poi che di là alquanti mesi io venissi dal serenissimo duca Carlo di Svezia chiamato al suo servizio; e avendo inteso come quel virtudioso prencipe di varie nobili cose si dilettasse molto, e ispezialmente dell'arte nobilissima dell'agricoltura, e che di sua propia mano egli maestrevolmente incalmava, io mi diliberai di portarli delle calme de' predetti peri, che nella detta maniera ve li portai e per sei continui mesi quivi ottimamente si conservarono. Laonde venuta la primavera, avendo Sua Altezza ciò preferito e trovandosi nella sua città di Nicoppia, un giorno, fattomi a sé chiamare et entrato nel suo vago giardino, volle che seco io incalmassi delle nominate calme alcuni alberetti; e quelle s'atennero con sua molta contentezza.




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