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Annie Vivanti
L’invasore

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  • ATTO TERZO
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ATTO TERZO


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La sala d’entrata nella casa del dottor Brandès, come al primo atto.
È sera. Una lampada, dietro un paralume, arde sopra una tavola nel fondo.
Luisa, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se la reca alle labbra.
Si ode bussare alla porta d’entrata.


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Luisa
Chi è?
Una voce di donna risponde.

Luisa apre la porta.
Entra Jane, infermiera della Croce Rossa americana. Veste l’uniforme grigia e rossa, con la croce rossa sul braccio;
porta in mano una scodellina di latte e un piccolo pacco.

Jane
Eccomi.

Luisa
con un dito sul labbro per imporle silenzio.
Un momento, cara Jane.
Va in punta di piedi a chiudere la porta drappeggiata della camera a destra.


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Jane
Dorme?
Si toglie il lungo mantello.

Luisa
Sì. Dormono tutt’e due. Da mezz’ora non s’è sentito un respiro.

Jane
Bene. Ecco il latte...
depone la scodella.
...e guardate cos’ho qui!

Luisa
Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto?

Jane
ridendo.
Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi...

Luisa
Ah si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che volete…


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Jane
interrompendo, sorpresa.

Ma vedo che avete una lettera!

Luisa
Pensate, pensate! Da mio marito...
Bacia appassionatamente il foglio.

Jane
Ma come avete fatto a riceverla?

Luisa
a bassa voce.
Figuratevi che me l’ha portata un uomo - un uomo che pareva un contadino - sudicio, zoppo, d’aspetto truce. Ha battuto alla porta… e appena l’ho socchiusa m’ha gettato sulla faccia il foglio - così! - ed è fuggito.

Jane
È strano. - Sulla busta non c’è niente?

Luisa
Ma non c’era busta! E sul foglio non vi sono


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che poche parole: «Sto bene. Vi rivedrò. Vi abbraccio.»

Jane
Ma come vi spiegate -

Luisa
Non so! Non capisco.

Jane
Non importa capire. Aspettate e confidate.
Versa il latte in un pentolino e s’avvicina al fuoco.

Luisa
Sì - aspetto e confido.
Piega il foglio e se lo cela in petto.

Jane
accennando alla porta drappeggiata.
E Chérie? Si è alzata oggi?

Luisa
Sì.


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Jane
È uscita!

Luisa
chinando il capo.
Sì.

Jane
impetuosa.
Ah - s’è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio…

Luisa
amaramente.
Era meglio non l’avesse trovato! Jane, Jane! Quella passeggiata!... quella breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha viste nascere… quale tortura è stata per noi!

cela il viso nelle mani.
Non fatemelo ricordare!...

Jane
dopo un breve silenzio.
Ma nessuno vi ha salutato?


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Luisa
Nessuno.

Jane
Povera Chérie...
sospira. Poi, avvicinandosi con aria misteriosa.
Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie...

Luisa
Che notizie?

Jane
Mah! Non so. c’è in aria qualche cosa…
Nulla di definito, di sicuro... ma certo grandi eventi si preparano.

Luisa
scoraggiata.

Tutto, tutto mi fa paura.

Jane
Paura?


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Luisa
Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Ah, Jane! era meglio se avessimo lasciato confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che obbedire all’ordine dei nostri padroni e conquistatori! Era meglio rimanere nel nostro esilio in Inghilterra, che non tornar qui ad essere scherno e dileggio di quanti ci conobbero - e per di più, sentirsi alla mercè delle belve che ci hanno conquistato.

Jane
Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate. Quando vostro marito tornerà...

Luisa
scoraggiata.
Ma come volete che torni? Questo biglietto può averlo scritto mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero.

Jane
Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà.


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Luisa
con angoscia.
Ma pensate!... quando tornerà - se torna! - troverà Mirella, la sua bambina - muta! inconscia! Vagante nell’ombra della vita come un piccolo spettro. Ah povero Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse.

Jane
Ma Mirella guarirà.

Luisa
incredula e mesta.
Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai...

Jane
Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Capisco che un mese fa, al vostro arrivo, l’abbiate condotta subito dalla vostra vecchia amica. Ma ora che Chérie è guarita...
Pausa.
... ora che... l’evento è compiuto -


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Luisa
Jane!... io tremo… io tremo di lasciarla entrare in questa casa.

Jane
sorpresa.
Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie?

Luisa
Non è questo.
agitata.
Ma perchè è qui - qui… dove noi siamo, in questa stanza stessa - che il terrore le ha sconvolto la mente, qui che l’orrore l’ha ammutolita. Non so - non so che cosa accadrà quando per la prima volta essa entrerà qui… quando rivedrà quella ringhiera a cui gli infami l’hanno legata!... quando rivedrà - quella porta! Ah! quella porta!...
addita la porta drappeggiata della camera di Chérie.
Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti


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che le hanno agghiacciata l’anima, che me l’hanno mutata in una piccola statua di terrore!
Un silenzio.

Jane
Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa d’estranei.
Una pausa.
E se...
le afferra la mano.
se questa emozione… Luisa! non so - quasi non oso dirlo...

Luisa
Parlate!

Jane
con agitazione repressa.

Non potrebbe darsi che - come l’emozione le ha tolto la favella - il rinnovarsi della scossa morale...


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Luisa
colpita.
Ah, che dite! che dite!
Si guardano a lungo.

La voce di Chérie
nella stanza vicina.
Luisa!

Luisa
Vengo, Chérie!
va alla porta a destra e l’apre.
È qui la cara Jane...
Torna indietro, guarda Jane un istante con occhio trasognato, poi esce rapidamente dal fondo.

Jane
parlando a Chérie che ancora non è apparsa.
Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di leggenda.
Versa il latte nella tazza e mette il panino su un piatto.


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Luisa
che è andata a prendere un mantello ed ora l’indossa rapidamente.
State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito.


Jane
E dove andate a quest’ora?

 

Luisa
soffocata dall’ansia e insieme dalla speranza.
Vado - a prendere Mirella!
Le due donne si guardano per un istante con intensa commozione - poi Luisa esce rapidamente.
Chérie pallidissima appare nel vano della porta. Indossa una vestaglia bianca, ma si avvolge tutta, freddolosamente, in uno scialle scuro.

Chérie
parlando con voce debole e spenta.
Buona Jane!


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Jane
Vieni, vieni vicino al fuoco.

Chérie
venendo avanti lenta, e lasciandosi cadere nella poltrona che Jane le ha spinto accanto al fuoco.
Dov’è Luisa?

Jane
portandole il latte.

Torna subito. Adesso bevi - e mangia. Guarda che cosa t’ho portato!

Chérie
Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov’è andata?

Jane
inginocchiata presso a lei regge la tazza di latte e le dà da mangiare come a una bimba.
È andata - a prendere Mirella!

Chérie
A prendere Mirella! Mirella verrà qui!


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Jane
Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana, quella povera creatura.

Chérie
Ma allora...

Jane
Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto.
le mette il cucchiaio alla bocca.
Mangia!


Chérie
Ma io, dove mi nascondo?

Jane
Che idea! Perchè vuoi nasconderti?

Chérie
Ma - il bambino!... Cosa dirà Mirella?

Jane
Ah...


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con enfasi malinconica.
...non dirà nulla, povera Mirella!
Chérie china il capo e si copre gli occhi con la mano.

Jane
Mangia.

Chérie
Non posso mangiare…
S’alza, va alla porta drappeggiata e sta un istante in ascolto.

Jane
Cosa c’è?

Chérie
volgendosi col viso illuminato da un sorriso raggiante.
Dorme!... che gioia!... Adesso per un’ora o due, sarà savio come un cherubino!
ride.
Jane non risponde.
Un silenzio.


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mettendo una mano sulla mano di Jane.
Jane! Come è triste e terribile.

Jane
Che cosa?

Chérie
Tutto. Ma più di tutto...

Jane
Più di tutto?

Chérie
Il silenzio. Il silenzio che c’è intorno... a quella povera culla.
Jane non risponde.
Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch’io potrei parlarne - ma quando ne parlo... nessuno risponde.
Un silenzio.
Neppure tu.


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Jane
Ma sì... rispondo...

Chérie
Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda,

con un singhiozzo.
...e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!...
Un silenzio.
Del mio nessuno ride.

Jane
fredda.
Ma sì. Perchè dici questo?

Chérie
amaramente.
È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio!
si copre il viso.
Con disprezzo, con ischerno si ride - di lui


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e di me! Ah, Jane, perchè non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt’e due, quando io ero così vicina alla morte e lui… lui… non era ancora entrato nella vita?

Jane
Chérie! Non piangere così.

Chérie
Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava pure un giorno o l’altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a guardarla portasse sventura.
scoppiando in pianto.
Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che è odiato, disprezzato, maledetto!


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Jane
Non dir questo.

Chérie
A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione. Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa! ... No! no!... è il mostro lui! è l’essere abominato, detestato, di cui ci si vergogna come di una piaga, come di una deformità.
Si accascia singhiozzando.

Jane
Non pensare a tristezze.

Chérie

Come passeremo nella vita lui ed io… tra le beffe, il dileggio, il disprezzo di tutti?

con appassionata enfasi.

Ah, se qualcuno un giorno lo benedicesse!... troverei forse il coraggio di vivere.

Jane
Se piangi così farai male a te e a lui.


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Chérie
Farò male… a lui? Non piangerò - non piangerò più.
Si asciuga gli occhi.

D’improvviso sorge in ascolto.
Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà!
spaventata.
Sarà Mirella che arriva?

Jane
Vado a guardare.
Chérie si appiatta contro la parete chiudendosi nello scialle come per rimpicciolirsi e sparire.

Jane
Apre l’uscio d’entrata, esce sul pianerottolo e guarda giù. Volgendosi a Chérie.
È un uomo... un contadino.
parlando a qualcuno di fuori. Con tono autoritario
Oh! Chi cercate?
Non si ode la risposta.


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Avete sbagliato porta? Allora state più attento un’altra volta. - Come dite?... Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. - Dei malati?... Sì; malati sì. - E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? - Andate via subito o vi faccio arrestare.
rientra e chiude la porta.
Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e, sotto, due occhi fiammeggianti...
come colpita da un’idea repentina.
Aspetta…

Corre alla porta e la riapre.
È partito.
resta un istante in ascolto, poi si volge e dice rapidamente a Chérie.
Chérie - tua cognata è qui. Viene su per le scale.

Chérie
spaurita.
Con Mirella?


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Jane
Sì.

Chérie
Ah - non voglio - non voglio che mi veda!

Jane
È già qui.
Per entrare nella camera a destra, Chérie dovrebbe passare davanti alla porta d’ingresso. Invece, dopo un istante d’incertezza, fugge via a sinistra.
Una pausa.
Jane tiene fissi gli occhi sulla porta dalla quale deve entrare Luisa.
Luisa appare sulla soglia - indi lentamente entra Mirella.
Le due donne tengono gli occhi fissi sul piccolo volto impassibile, con disperata angoscia d’attesa.
Mirella entra lentissimamente ad occhi bassi. Sul limitare si arresta, trasalendo, e volge intorno alla stanza lo sguardo trasognato che sembra non veder nulla, non riconoscere nulla. Poi s’avanza, rigida come un automa.


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Luisa
che ha seguìto tremando ogni mossa di sua figlia.
Mirella!
con un singhiozzo disperato.
Mirella!
Mirella volge gli occhi alla madre che si trova ritta sullo sfondo della porta drappeggiata e chiusa. Mirella fissa lo sguardo sul volto materno. Poi, a poco a poco i suoi occhi si dilatano; essa vede - dietro alla figura di Luisa - la porta fatale.
Lo sguardo pauroso di Mirella è preso e fermato dalla terribile porta.
Lentamente, con gli occhi sempre più terrorizzati, essa indietreggia come per sfuggire a un orrore che la minaccia.
Luisa e Jane la guardano tremanti - e la vedono finalmente volgere il capo e guardarsi intorno per tutta la stanza.

Jane
sottovoce, trattenendo ancora Luisa che sta per lanciarsi verso Mirella.
Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei! ...


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Ma dopo un istante, con lo sguardo ripreso dalla porta drappeggiata, Mirella lascia lentamente ricadere le braccia e rimane immobile nella posa
d’annichilimento che le è abituale.

Luisa
con un singhiozzo, a Jane.
Nulla!... nulla!...

Jane
confortandola.
È tardi. Sarà stanca. Chi sa!... forse domani...
Luisa scuote tristemente il capo.
Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato?

Luisa
Sì, disopra, nella mia camera.

Jane
Ah - bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie.


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Luisa
Povera Chérie.
guardando Mirella.

La mia grande sventura me l’ha fatta per un istante scordare.


Jane
Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita!... Che tragico problema che non ha scioglimento.

Luisa
cupa.
Fuorchè nella morte

Jane
Luisa!

Luisa
appassionata.
Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei - quando ho visto la


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gente che la guardava - lei, e quella sua creatura…
rabbrividisce.
...io mi sono detta che al posto suo...
Chérie appare in fondo alla scena, e ascolta addossata al muro, ancora ravvolta nel suo scialle.

Jane
Che cosa?

Luisa
Al posto suo io mi ricorderei...
scandendo le parole.
... che a quattro passi c’è il fiume.

Jane
Che dite?

Luisa
C’è il fiume… per lei - e per lui!
Prende per mano Mirella e sale lentamente le scale.


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Jane
rimane un istante immobile, colpita dalle parole di Luisa.
Indi con un sospiro prende il suo mantello e lo indossa per partire.

Volgendosi vede Chérie.
Chérie!... Ascoltavi!...

Chérie
come in un sogno.
A quattro passi... c’è il fiume...
pausa.
Come ha detto?

Jane
sconvolta.
Dimentica quelle parole!

Chérie
lentamente con soavità.
No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l’ho pensato anch’io? È un grande conforto!


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ripete come in sogno.
A quattro passi... c’è il fiume. Per lui - e per me.


Jane
chinandosi su lei, affettuosa.

Senti, cara… È già tanto tardi. Dovrei tornare all’ospedale. Ma non posso lasciarti con questi tristi pensieri. Promettimi che non ci penserai più…

Chérie

Non penserò più… Non penserò più a niente…

Jane la bacia in fronte e va verso l’uscio. Sulla soglia incontra Florian Audet, vestito da contadino, che entra impetuoso.

Florian
scorgendo dapprima l’infermiera e volgendosi a lei con veemenza.
Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi…
scorgendo Chérie.
Chérie!


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Chérie
cogli occhi stralunati.
Florian!...

Florian
Sì - sì - Florian.
getta giù il largo cappello, si toglie la giubba da contadino e appare vestito in una lacera uniforme belga.
Sei tu, ammalata? Sei tu?

Chérie
senza voce, indietreggiando.
Sì.

Florian
Che cos’hai?

Jane
a Chérie.
Ha il diritto costui di interrogarti?

Chérie
piano.
Sì.


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Jane
È un amico?

Chérie
Sì.

Jane
Posso lasciarti?

Chérie
Sì. Puoi lasciarmi.
I suoi occhi esterrefatti sono fissi su Florian.


Florian
a Jane.
Ma se è ammalata, non rimanete qui? Non la curate?
Volgendosi a Chérie.
Chi sta con te?


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Chérie
senza voce.
Luisa.

Florian
Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio.

Jane
Buona notte, Chérie!
sulla soglia, a Florian.
Non l’agitate. È ancora tanto debole.
Esce.

Florian
Chérie! Chérie!
le prende ambo le mani.
Cos’hai avuto?
Essa non risponde.
Ma parla. Cos’hai? Cos’hai? mi fai spavento.

Chérie
con un filo di voce.
Sono stata ammalata.

Florian
Ma guarisci! - Guarirai?


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Chérie
cupa.
Sì - Sì. Guarirò.

Florian
Chérie - mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me?

Chérie
Sì.

Florian
Sempre?

Chérie
Sempre.

Florian
Dimmi degli altri!... Luisa? Mirella?

Chérie
Sono entrambe qui.
Una pausa.
Mirella... non parla più...


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Florian
sbigottito.
Non - parla più?!

Chérie
No. È muta.

Florian
Muta! - Ma cosa vuol dire?

Chérie
sempre con un filo di voce debolissima.
S’è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa...

Florian
Ma come? - In che modo?

Chérie
Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua anima... non c’è più.


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Florian
preso da un brivido presciente.
E… a te?... a te? cos’hanno fatto?

Chérie
dopo un istante di silenzio.
Peggio - che a lei.

Florian
fuori di sè.
No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio!
si accascia su una seggiola e nasconde il volto tra le mani.
Dopo un silenzio.

Ma parla, in nome del cielo, parla!

Chérie
con infinita stanchezza.
T’ho detto.

Florian
Tutto - dimmi tutto!
feroce e forsennato.
M’hai detto tutto?


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Chérie
No.

Florian
Parla!

Chérie
Come dirlo… come dirlo?
tendendo la mano verso la porta drappeggiata.
Là dentro...
cade in ginocchio ai piedi di Florian.
... c’è una culla!
Scoppia in pianto.

Florian
balzando in piedi.
Cosa?
indietreggiando con orrore da lei.
Tu... oh! tu - hai un figlio?!

Chérie
disperata.
Abbi pietà! - pietà!


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Florian
forsennato.
Un figlio - d’un nemico? Ah...
Alza il braccio con gesto d’anatema.

Chérie
afferrandogli il braccio.
No! - Non maledirlo, non maledirlo anche tu!... Quel bambino - che nessuno mai ha benedetto!
Un istante di silenzio.

Florian
stupefatto e inorridito.
Ed è questo ciò che tu mi dici? È questo, il tuo primo pensiero?... Una preghiera per lui! Una difesa di lui - dell’essere immondo a cui, tu, disgraziata! hai dato la vita!
Chérie piange disperatamente prostrata in terra ai suoi piedi.

Florian
afferrandola per i polsi e forzandola a sollevarsi e a guardarlo in faccia. Con un ruggito.
Parla, parla ti dico! Voglio sapere!

Chérie
Non ricordo… non so più!

Florian
Non ricordi? Menti - menti!


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Chérie
disperata.
No! non ricordo - non ricordo!... deliravo... avevo perso i sensi...

Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella - l’hanno legata - lì - a quella ringhiera...
stralunata guardando la porta drappeggiata.

Subitamente, con un grido.
Ah!... mi ricordo!... mi ricordo.

cade a ginocchi.


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Florian
coi denti stretti.
Disgraziata, parla!
 

Chérie
con uno scoppio d’angoscia.
Forzata! legata! percossa!... Con la violenza, coi pugni nella gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi, morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie... così… così, ho conosciuto l’amore! Così - così mi è stata data la maternità!
Cade prona col volto tra le mani.
Un lungo silenzio.

Florian
chino su di lei, quasi afono.
Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perché… non l’hai uccisa prima che nascesse?

Chérie
Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare. Qualche cosa


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di più forte della mia vergogna, di più forte dei mio dolore. Al disopra dell’odio, dell’onta, dell’orrore... vi era qualche cosa - di divino!

Florian
sdegnato.
Cosa dici?

Chérie
Ah, tu non lo capirai mai - tu sei un uomo! - Non lo puoi capire. Ma io… io ho sentito in me quel portento: il brivido di una vita creata da me! Ed era come se una voce - la voce stessa di Dio! - mi gridasse:
grandiosa e solenne.
«Tu non ucciderai!»
Un lungo silenzio.

Florian
Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina.

Chérie
Lo so.
Una pausa.


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Florian
Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un predestinato al dolore e alla delinquenza - è vero? è vero?

Chérie
con profonda amarezza.
Sì… sì… sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti!

Florian
E lo senti anche tu - lo senti.

Chérie
Sì… sì! Qualche volta, con la chiaroveggenza del delirio, io vedo l’avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva di suo padre! che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola... Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce la minaccia... Quando mi chino su di lui, mi mette le piccole


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mani negli occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un demente - e che io pure sono pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di tenermelo stretto al cuore, pazza… pazza di amarlo come l’amo - più della vita mia!
Piange.

Florian
Chérie! Tu devi allontanarlo da te - allontanarlo!... Hai capito?
con uno sforzo.
Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io - tu ed io, insieme… cercheremo di scordarlo!

Chérie
dopo un istante di silenzio, calma e grave.
No.

Florian
No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò - che cercherò di dimenticarlo.


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Chérie
con fermezza.
Non io.

Florian
Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi per sempre dall’amore, dalla speranza, da altre maternità pure e gioconde...

Chérie
Finchè vivo, io non lo abbandonerò.

Florian
Ma folle, folle che sei - che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te?

Chérie
affranta.
Non lo so. So che dandogli la vita, gli ho dato anche la vita mia.

Florian
con subitanea decisione.
Ebbene sia - sia!


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colla mano sulla fronte.
Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie - Chérie!... Io ti amo - ti amo come allora - come sempre...
Si odono dei lontani clamori. Poi lontanissimo uno squillo di tromba e la trionfale musica della Marseillaise.
Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri...
spalanca le finestre.
Chérie!...
in un delirio di gioia.
Chérie, scordiamo tutto - tutto - e siamo felici!

Chérie
rapida.
Florian!... non è possibile - non è possibile. Tu non puoi più amarmi. Tu m’amavi perchè ero pura, lieta, gioconda - non sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte.

Florian
No! Tu sarai mia. E un giorno - tutto questo ci sembrerà un sogno. Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi senza rossore…

Chérie
selvaggiamente.
E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s’aggirerà vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!...
No mai! mai! - Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore, mi sta nell’anima, mi sta nel sangue - più di te!

Florian
Più di me!


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Chérie
Sì. Più di te. Parti Florian, parti - godi della nostra vittoria. Va - e scordami!
La musica trionfante e i clamori della gioia s’avvicinano sempre più.

Florian
Ebbene - sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla, vi è ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me.

Chérie
Ah - lo so! lo so!
S’ode fuori la Brabançonne l’inno nazionale del Belgio.
La nostra patria ti chiama. Va, Florian, va. Dà la tua vita a lei.

Florian
afferrandole le mani.
Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l’ora dei rimpianti - non è questa l’ora degli amori! È l’ora santa e terribile della rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio, Chérie! addio.


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Chérie
piangendo.
Addio.

Florian
Penserai a me?

Chérie
Sempre!

Florian
Anch’io. Sempre. - Come finiva la tua canzone della principessa prigioniera?

Chérie
con un singhiozzo.
«Io vi voglio adorar fino alla morte.»

Florian
«Io vi voglio adorar fino alla morte.»
La bacia in fronte ed esce.
Chérie resta immobile, impietrita. Dopo un silenzio, come parlando in sogno.
:

Chérie
A quattro passi c’è il fiume...
prende dalla tavola la lampada accesa, e si avvia lentamente


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verso la porta drappeggiata.
...per lui - e per me.
Apre la porta. Un raggio lunare dalla finestra tonda nella camera, la illumina tutta. Entra e chiude la porta dietro a sè.

La stanza è immersa nell’ombra.
Passa qualche momento, poi, in cima agli scalini, appare la figuretta di Mirella in lunga veste bianca. Come un’allucinata essa si guarda intorno e i ricordi terribili l’afferrano, agghiacciandola d’orrore. Lenta, trasognata, soffermando lo sguardo su ogni oggetto noto, si avanza silenziosa. Nei suoi occhi tremola il ricordo delle subìte atrocità.
Sempre come una sonnambula scende i tre gradini, e giunta all’ultimo, il suo occhio si fissa sulla porta drappeggiata in faccia a lei. Un onda di orrore la invade; essa indietreggia; ed ora sta rigida con le spalle alla ringhiera nell’atteggiamento identico del suo passato martirio. - Le braccia dietro a sè, come legata alla ringhiera, fissa lo sguardo demente sulla terribile porta.

E questa, lentamente, si muove


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 - si apre. Il terrore di Mirella s’accresce fino al parossismo, mentre vede lenta aprirsi quella porta fatale...
Ed ecco nel vano della porta, illuminata tutta
dai raggi lunari che dalla finestra tonda le circondano il capo come di una perfetta aureola - appare Ché rie, col bambino tra le braccia. Indossa ancora la sua bianca veste, ma un lungo velo azzurro le cinge la testa., e avvolge nelle pieghe cerule anche il bambino.
Vede Mirella e s’arresta - immobile come una visione.

Mirella
vedendo l’apparizione che le sembra divina, cade in ginocchio con un ansito.
Ah!...
fa il segno della croce e congiungendo le mani pronuncia con voce estatica:
«Ave Maria… gratia plena...»

Chérie
scossa da un brivido immenso.
Mirella!...
muove innanzi, trepida, di un passo.


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Mirella!... sono io!

chiamando con un grido.

Luisa!... Luisa!...
a Luisa che appare sugli scalini.
Mirella - ha parlato!...

Luisa
precipitandosi.
Mirella! Mirella!
Singhiozzando bacia le vesti e le mani della sua bambina.

Mirella
come svegliata da un sogno.
M’era parso...
Guarda con estatico sorriso Chérie col bimbo tra le braccia.
... m’era parso...

Luisa
alzando il braccio con gesto solenne e grandioso verso Chérie.
Ah! sii benedetta… tu! - E il tuo bambino!

FINE DEL DRAMMA


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IL VALZER DI MIRELLA




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