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| P. Giocondo Pio Lorgna, O.P. Lettere collettive alle Imeldine IntraText CT - Lettura del testo |
Mie figlie [che studiano a Padova, n.r.].
Nella festa così cara della nascita di Maria vi mando due righe per animarvi sempre più nella cara devozione alla Vergine.
Tutta la vita di Maria per noi è un incanto e desta nel nostro cuore le più soavi emozioni; ma la nascita di questa celeste creatura, certo, ha una dolcezza tutta speciale che ci rapisce come ci rapisce e innamora l’infanzia anche se non circondata da una luce celeste come è di Maria.
La liturgia domenicana chiama Maria bambina “bella come una rosa… veluti rosa” perché come la rosa è il più bello dei fiori, così Maria, fin dalla sua infanzia, è la più bella di tutte le creature e questa bellezza come aumenta di giorno in giorno per l’acquisto e l’esercizio perenne di tutte le virtù!
La sua bellezza divenne così smagliante che quando l’angelo le apparve la chiamò “piena di grazia: Ave gratia plena” (Lc 1, 28)
e Maria si rivelò tanto gelosa di questo candore che era pronta anche a rinunziare di essere Madre di Dio, se una sola delle sue virtù, la purezza, avesse avuto a soffrire, sebbene involontariamente, un’ombra alcuna.
Che lezione per noi! Come amiamo la virtù, come cresciamo in essa, quale diligenza per allontanare da noi i difetti volontari? Maria Bambina sorrida a noi e ci sproni appunto al culto della perfezione e crescere in essa ogni giorno, ogni istante della nostra vita.
Anche in mezzo ai vostri studi non dimenticate la virtù e quando ritornerete a Venezia o a Este dimostrate non solo la mente più luminosa per le cognizioni che avete acquistate, ma anche il cuore più adorno delle veraci virtù. Che è mai la scienza senza la pietà?
Studiate dunque e siate buone... vere domenicane e Imeldine e allora consolerete il Cuore Eucaristico di Gesù e, dovunque l’obbedienza vi manderà, sarete apostole del Prigioniero divino dei nostri Tabernacoli.
Le sorelline di Venezia tutte bene, solo sentono il vuoto della vostra assenza.
Vi benedico