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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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104. (Settimana Santa, aprile 1927 )

    [è una circolare]

 

Mie figlie.

Se interrogassi il mio cuore sentirei vivo il bisogno di scrivere ad ognuna di voi, ma se guardo alle varie occupazioni di questi giorni, sento che verrei meno al mio dovere di pastore se volessi in questo punto seguire il mio affetto paterno. E allora? Alcune parole a voi tutte in generale e ognuna le applichi a in particolare come fossero scritte proprio per lei.

Anzitutto la bellissima festa della Istituzione eucaristica. La nostra Congregazione si può benissimo compendiare in questo motto: amare e far amare Gesù in Sacramento.

Ognuna di voi si esamini se ama davvero il Sacramento dell’amore e subito se ne accorgerà se il suo pensiero vola di frequente al Tabernacolo, se il suo cuore palpita per Gesù nascosto sotto i veli eucaristici e la volontà orienta verso questa fornace d’amore infinito tutta la vita, tutte le azioni anche le più minute e indifferenti.

Gesù ha detto nel vangelo: dove è il vostro tesoro è il vostro cuore. Il vostro tesoro è l’Eucaristia e quindi al Tabernacolo si apra il vostro cuore e a Lui mandi di continuo il profumo dei suoi palpiti uniti ai pensieri più elevati e a tutte le azioni di cui s’infiora la vostra vita.

Se ogni Imeldina amerà davvero Gesù in sacramento facilmente ne diverrà un apostolo: amandolo, lo farà amare. Non vi è un amore inerte; l’apostolato è frutto della divina carità; anche S. Paolo esclama: “E’ l’amore che mi spinge: Caritas Christi urget nos” (2Cor 5, 14).

L’amore è acceso in voi? Diffondetelo nelle anime dei teneri pargoli, delle fanciulle innocenti, delle giovani pie, di tutte le anime che a voi verranno e, in qualche modo, vi sono affidate.

Zelate l’adorazione nella vostra Cappellina e, se è possibile, mai Gesù rimanga solo... sempre dinanzi a Lui vi sia chi l’ama e prega: amate Gesù in Sacramento ed ogni casa sia un centro meraviglioso di questo amore.

La Passione di Gesù che dice a noi? Nessuna prova maggiore dell’amore che il dare la vita per colui che si ama, disse Gesù. E


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Gesù ce l’ha data questa prova dando continuamente se stesso a noi nei vagiti di Betlem, nelle fatiche dell’operaio e dell’apostolato e finalmente sul Calvario versando tutto il suo sangue.

Possiamo noi guardare a Gesù sul Calvario che muore colmo di obbrobri e di patimenti e non esclamare con S. Paolo: “Chi non ama Gesù sia anatema, cioè, scomunicato”? Ma non illudiamoci, o mie figlie, se Gesù ci ama soffrendo e morendo, è in tal modo che dobbiamo rispondere al suo amore: chi rifugge dalla croce non può essere un vero amante.

Gesù Risorto quale slancio non desta in noi di una nuova vita? Il nostro sepolcro sono i tanti peccati e difetti nostri! Ebbene, lasciamo un sepolcro così ignominioso; eleviamoci verso la luce smagliante della virtù che è vita e splendore delle anime. La nostra vita anzi sia una perenne risurrezione dalle ombre della colpa al fulgore della perfezione che ci ammanta di una bellezza divina.

Mie figlie, tante altre cose vi vorrebbe dire il mio cuore di Padre, ma voi interpreterete il mio pensiero se queste poche parole le nasconderete, quali semi celesti, nel vostro cuore di figlie e le trasformerete in fiori e frutti di paradiso meditandole e fecondandole con la vostra buona volontà.

Siate, o mie figlie, anime eucaristiche, generose nella sofferenza e anelanti alla perfezione: ecco ciò che ci dicono queste feste della settimana santa perché diveniamo santi anche noi.

Vi benedico e vi auguro appunto tutto questo.

 

Vostro in G. C. P. L

 

Testo in AL VI 282 (2)

 

 

 

 




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