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| P. Giocondo Pio Lorgna, O.P. Lettere collettive alle Imeldine IntraText CT - Lettura del testo |
110. (Carnate, Brianza, 11 agosto 1927)
[è una circolare]
Mie figlie.
Mi trovo a Carnate da ieri sera e già ho gustati i frutti copiosi ed eletti che ha prodotto l’apostolato Imeldino in soli 9 mesi di lavoro.
L’asilo è fiorentissimo, fiorente la Confraternita della B. Imelda e le centinaia di operaie raccolte nel Convitto loro affidato non si riconoscono più. Tutto il paese, e anche i vicini, sono edificati dal buon esempio di queste operaie mentre prima che vi fossero le suore dovunque diffondevano una nube di leggeri e facili costumi: il parroco, proprio ieri sera, mi diceva che ora si trova in paradiso e, invece, prima era come nell’inferno trovando il suo paese sconvolto dalla presenza di tanta gioventù senza la guida amorosa e pia delle Imeldine.
Ringraziamo insieme il Signore dei benefici effetti ottenuti e l’esempio di Carnate serva di stimolo a tutte le case per un lavoro assiduo, paziente e tutto eucaristico, a gloria di Gesù Sacramentato e a bene di tante anime infantili e giovanili!
Oggi, o mie figlie, è anche l’ottava della festa di S.
Domenico e nell’Ufficio è accennato all’apparizione di un angelo al nostro dolce Patriarca che gli rivolse queste parole: “Vieni, o diletto, entra nei veri ed eterni gaudi” e detto ciò scomparve lasciando nel cuore di Domenico il senso della morte vicina, un’onda di gioia ineffabile e la viva speranza del cielo.
Anche per noi, o mie figlie, verrà l’ultima sera, e potrebbe essere per qualcuno di noi anche vicina, e chi potrebbe meritare l’apparizione angelica di S. Domenico? Oh, viviamo una vita di raccoglimento e di azione, una vita tutta di Dio e delle anime e, allora, anche se non verrà l’angelo confortatore che ci inviti al cielo, la nostra coscienza, che è la eco della voce di Dio, all’appressarsi della morte ci conforterà nella sicurezza di aver sempre adempiuto il nostro dovere, di essere stati religiosi secondo l’altezza della propria vocazione e quindi la morte stessa addiverrà per noi come un angelo che troncando il filo della nostra esistenza ci additerà, sorridente, il cielo.
Ancora pochi giorni e poi la festa dell’Assunta. Maria muore ed è assunta in cielo: perché? Forse, dice S. Agostino, perché Madre di Dio? “Se Maria, risponde il caro santo, non avesse avuto una santità pari alla sua divina maternità, essa sebbene Madre di Dio, non sarebbe ascesa al trono più alto di gloria dopo quello della Triade augusta”. E’ dunque la sua santità, rispondente alla sua dignità, che tanto l’ha innalzata in cielo!
Mie figlie, siamo noi santi, o meglio, tendiamo alla perfezione come dovremmo? La Vergine nel cielo vuole i figli di S. Domenico proprio accanto al suo cuore materno e lo dimostrò, in una visione, allo stesso nostro Patriarca. Chi dunque non vorrà essere santo ed essere in paradiso vicino alla Vergine?
La nostra Congregazione è il fiore più recente sbocciato nel Giardino Gusmano. Deh, che esso al caldo dell’amore eucaristico e sotto lo sguardo e sorriso di Maria risplenda ora nel folgorio della santità e un giorno, in tutti i suoi seguaci, nella gloria del cielo!
S. Domenico, nell’ottava della sua festa, impetri questa grazia a noi tutti e a tutte le sorelle e figlie future!
Vostro aff.