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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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111. (Venezia 30 agosto 1927)

    [è una circolare]

 

 

Mie figlie.

Sento vivo il desiderio di ringraziarvi dell’interesse che avete preso per la leggera malattia che mi ha colpito. Il Signore vi ricompensi della carità filiale, ascolti le vostre preghiere prima per l’anima mia e poi se a Lui piace, anche per la mia salute.

Oggi è la festa di S. Rosa, il primo fiore di santità sbocciato nel nuovo mondo. Avete mai pensato come Gesù volendo dare alla sua chiesa il massimo Dottore, Tommaso di Aquino, l’ha scelto tra i figli di S. Domenico, e volendo dare al mondo la donna più forte, più grande, dopo la Vergine: S. Caterina da Siena, ha voluto che essa pure fosse figlia di S. Domenico?... E benedicendo al nuovo mondo in quale aiuola ha fatto sorgere il primo fiore? Oh, ringraziamo il Signore delle predilezioni manifestate per l’Ordine nostro; e l’averci chiamate in quest’Ordine è davvero un segno di speciale affetto che ci ha voluto dare. E come noi potremo rispondere a tanto amore?

Gesù chiamò la santa di cui oggi facciamo la festaRosa del suo Cuore” e zelatrice del suo Cuore. Ecco ciò che dobbiamo fare: essere rose del Cuore di Gesù per l’amore e l’immolazione totale della nostra vita e per l’apostolato in mezzo alle anime che il Signore ci ha affidato e ci affiderà.

Tante cose potrei dirvi di S. Rosa da Lima e del suo amore, delle sue sofferenze e del fascino che con le sue virtù esercitava sulle anime. Mi limito a due sole cose tanto essenziali specialmente per chi appartiene ad una Congregazione nascente.

Si legge di S. Rosa che nella sua casa faceva da quattro operaie, lavorando da mane fino all’ora tarda della sera con attività e rapidità meravigliose. E perché il suo lavoro (che era per lei nello stesso tempo: amore, sofferenza, apostolato) avesse la piena benedizione di Dio, lo sottopose alla piena volontà della sua mamma, dalla quale dipendeva in ogni cosa per avere il merito dell’obbedienza, tanto che, sebbene la mamma volontariamente, per provarla, le avesse comandato di ricamare un fiore con un punto assolutamente sbagliato, la figlia eseguì il volere della mamma pur guastando il suo lavoro.


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Chi di voi, o mie figlie, tesoreggia i minuti di tempo come S. Rosa? Chi di voi brama impreziosire il suo lavoro con il merito dell’obbedienza? Lo so: in tante case alcune religiose devono moltiplicare la loro attività. Oh! se queste religiose guardassero a S. Rosa e la imitassero, trasformando la loro vita assillata dalle varie occupazioni in fiamme d’amore, in spine di sacrificio e in strumento di apostolato!

Tutte, o mie figlie, guardate a S. Rosa per animarvi alla santità del lavoro e nessuna in mezzo a voi renda sterile, o quasi, la vita sua.

La giornata nostra è breve, brevissima, e quello che avremo seminato, gemendo, nel solco della nostra giornata, raccoglieremo esultanti giunta la sera della nostra morte.

S. Rosa è morta a 33 anni, avendo in così breve tempo seminato molto, quale messe di gloria non la circonda ora in cielo! Se la fatica del tempo spaventa la nostra debolezza, ci attiri ed animi al lavoro assiduo e diligente la speranza della beata eternità. Ora lavoriamo con tutte le nostre forze, guidate dall’obbedienza, ci riposeremo poi.

Vi benedico con tutto il cuore paterno e sorrida a tutti noi e ci impetri le grazie più elette e copiose, S. Rosa da Lima.

 

Vostro aff. in G. C.

P. G. Lorgna

Testo in AL VI 282 (6bis)

 

 




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