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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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103. (18 marzo 1927)

 

Mie figlie [di Carnate].

Domani è la bellissima festa di S. Giuseppe e vi prego di guardare amorosamente ad una figura così splendida. Nessuno più di lui ha amato Gesù, nessuno più di lui amò la Vergine Immacolata: Gesù era il suo figlio prediletto, Maria la sposa verginale. Tutta la vita di S. Giuseppe fu un continuo martirio di prove le più dolorose e ineffabili, ma nell’amore di Gesù e della Vergine trovò la sorgente consolatrice. Amare e soffrire vicino a Gesù che gioia per il suo cuore; amare e soffrire con Maria!

Ebbene noi pure abbiamo Gesù con noi sotto i veli eucaristici; Maria è la nostra dolce madre e, a lei, offriamo ogni giorno la bella corona delle mistiche rose: sotto il suo sguardo e sorriso materno sentiamo tutta la gioia di amare anche noi e di soffrire...

S. Giuseppe poi operaio deve guardare a voi in modo tutto speciale perché siete in mezzo a operaie... e se voi gli domanderete la grazia di amare voi pure tanto Gesù e di essere degne di soffrire per amore di Gesù e delle anime, egli, certo, non vi potrà negare tale grazia.

S. Teresa diceva che mai aveva pregato questo santo senza essere esaudita: invochiamolo anche noi, facciamolo invocare dalle anime che avviciniamo e le nostre preghiere non saranno deluse.

Benedico tutte e a tutte auguro la pace più serena e l’amore più ardente.

Vostro in G. C.

P. Lorgna

 

Testo in AL VI 282 (1bis)

 




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