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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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112. (fine ottobre 1927)

    [è una circolare]

 

Mie figliuole.

Prima che termini il bel mese di ottobre sento il bisogno di rivolgervi una parola sulla preghiera bellissima del S. Rosario che la Madonna volle regalare alla chiesa a mezzo del nostro S. Patriarca. Se questa preghiera è carissima a tutti i fedeli quanto più ai figli e alle figlie di S. Domenico! Recitiamo bene il S. Rosario pronunziando devotamente le preghiere vocali mentre con la nostra intelligenza andremo meditando i misteri che racchiudono tutta la vita di Gesù e della Vergine Santa.


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Le virtù che splendono nei misteri del gaudio ci diranno tutta la bellezza della nostra vita religiosa che si deve svolgere nell’incanto delle virtù che formano la vaghezza di quei misteri. Basta che l’anima religiosa si raccolga in sè e guardi, puramente innamorata alle scene del gaudio, che subito, inondata di luce, si sente mossa all’imitazione di Cristo e della Vergine la cui vita nascosta così bene descritta da quei misteri diventa un vero tesoro per l’anima pia e religiosa. Non scendo a particolari perché ognuna di voi deve raccogliere dalle aiuole di ogni mistero quelle rose di perfezione di cui specialmente ha bisogno.

Ma la vita di Gesù e della Vergine santa non è solo folgorio di virtù ma anche di eroismo in un vero martirio di amarezze e dolori ineffabili. E non è il dolore la prova e l’alimento delle vere virtù? Ed è per questo che l’anima religiosa chiamata ad uno stato di perfezione, più ancora del semplice fedele, deve guardare alla croce con occhio innamorato e abbracciarla con grande generosità d’amore.

Tra le religiose chi sarà quella che più avanzerà nella virtù? Proprio colei che sarà discepola più fedele della croce. La vera religiosa comprende tutto questo e non si smarrisce. Vuole essere santa nello stato di perfezione che ha abbracciato e non s’inganna riguardo ai sacrifici che deve compiere.

Vi trascrivo un tratto bellissimo della vita di S. Teresa del Bambino Gesù e sulla sua vita religiosa lascio il commento ad ognuna di voi.

“Fin dai primi giorni trovai la vita religiosa quale me l’ero immaginata e nessun sacrificio mi sorprese o mi parve troppo gravoso. Tuttavia ella sa, Madre mia, che i primi miei passi incontrarono assai più spine che rose! Il pane quotidiano offerto in principio all’anima mia, non fu che la penosa aridità, e come ciò non bastasse, il Signore permise ch’ella, Madre mia, certo senza volerlo mi trattasse molto crudamente. Ricordo che, se mi imbattevo con lei, ero sicura di ricevere un qualche rimprovero, e rammento ancora la mia confusione quando un giorno, avendo veduto nel chiostro una ragnatela, sfuggita al mio sguardo, ella mi disse alla presenza di tutta la comunità: “Si vede bene che i nostri chiostri sono spazzati


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da una bimba: fanno pietà! Andate, levate tosto quella ragnatela e siate più accurata in avvenire!”.

Anche nelle ore che passavo con lei per le rare lezioni, ella aveva sempre qualche rimprovero da farmi. Ciò che più mi addolorava era il non saper trovare la maniera di correggere i miei difetti, come, per esempio, la mia lentezza, il poco raccoglimento agli uffici, ecc… difetti che ella, Madre mia, mi faceva notare con la più amorevole premura.

Un giorno pensando che ella avrebbe certo gradito ch’io lavorassi anche nelle ore di libertà, consacrate di solito alla preghiera, continuai a lavorare senza alzare neppure gli occhi, ma volendo essere fedele ed agire solo sotto lo sguardo di Gesù, nessuno venne a saperlo.

Durante il mio postulandato, la nostra maestra mi mandava alle quattro e mezzo del pomeriggio a strappare le male erbe del giardino e ciò mi era un vero sacrificio, essendo sicura d’incontrarla. Fu appunto in uno di questi incontri ch’ella mi disse: “Ma insomma codesta fanciulla non fa assolutamente nulla! Che farne di una novizia che dobbiamo mandare ogni giorno a passeggio?”.

Oh, grazie madre mia, d’avermi data un’educazione così forte e preziosa! Che sarei divenuta se come si credeva fuori, fossi stata il trastullo della comunità? Forse invece di vedere nei miei Superiori nostro Signore G. C., vi avrei scorto solo la creatura ed il mio cuore, così ben custodito nel mondo, avrebbe nel chiostro amato troppo umanamente... ma la sua materna bontà e la sua prudenza mi preservarono fortunatamente da tale sventura! Sì, lo posso dire sinceramente, e non solo per le prove che citai, ma per molte altre più penose ancora, quando entrai in convento il dolore mi stese le braccia ed io lo abbracciai con grande amore...”.

Vogliamo dunque essere sante? I misteri del gaudio ci parlino della vita nascosta e fulgidissima di Gesù e della Vergine: vogliamo che le nostre virtù abbiano la prova continua e l’alimento prezioso della croce? Meditiamo i misteri dolorosi della santa corona e l’esempio di Gesù e della Vergine ci renderà generosi ed eroici nelle agonie del cuore e in tutte le sofferenze anche fisiche che la Provvidenza ci riserverà.


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 Ma se la vita religiosa ci appare tutta intreccio di virtù e di sofferenze, è anche tutta rallegrata dalla speranza del cielo poichè, per chi disprezza la terra, il cielo è sicuro.

Non fu la visione del premio così grande che destò nei santi stessi la gioia più pura mirando alla virtù ed al dolore? Ed è appunto a questa gioia del cielo che noi dobbiamo pensare continuamente perché il fascino della terra non eserciti sopra di noi la sua malefica influenza distruggitrice di ogni fiore di virtù ed aborrente anche dall’ombra della croce. La meditazione giornaliera del S. Rosario dunque sia la scuola che ci guidi alla virtù, al cielo. Come tutti i santi e specialmente quelli dell’Ordine nostro predilessero questa preghiera! Prediligiamola anche noi e secondo le Costituzioni nostre, recitiamo il S. Rosario dinanzi al Tabernacolo santo.

Come già sapete, il nostro Padre Generale supplicò il Santo Padre che lasciasse un ricordo perenne del Congresso Eucaristico di Bologna, che si svolse nella nostra basilica di S. Domenico, concedendo un’indulgenza speciale dinanzi a Gesù Sacramentato racchiuso o solennemente esposto. Il Santo Padre annuì annettendo per ogni terza parte del Rosario, detta dinanzi a Gesù Sacramentato, una indulgenza plenaria. Tale concessione del Santo Padre fu accolta tra gli applausi di tutti i congressisti e si diffuse nel mondo, destando in tutti i cuori amanti della Vergine e di Gesù Sacramentato, una vera ebbrezza di gioia e di amore.

Quale cuore domenicano non amerà ancora di più la sua corona e non la vorrà recitare dinanzi a Gesù in Sacramento? E in questo non vi distinguerete voi, o mie figlie, che per la vostra vocazione speciale, dovete sbocciare e crescere quali rose fragranti all’ombra del Tabernacolo? Anche la B. Imelda amava tanto il S. Rosario e dal Rosario, quasi catena d’oro, si sentiva legata a Gesù nel suo Sacramento d’amore. Oh! che questo legame lo possiate sentire voi tutte quando ogni giorno reciterete la bella corona prostrate, sotto il sorriso di Maria, dinanzi a Gesù.

Vi ringrazio delle preghiere che avete fatto e continuate a fare per me e non dubitate del ricordo per voi tutte nelle mie povere orazioni


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perché la dolce bontà del Signore mi conceda, prima la salvezza dell’anima e poi, come a lui piace, la salute del corpo.

 

P. L.

Testo in AL VI 282 (6 ter)

 

 

 




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