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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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9. (4 marzo 1920)

 

Mie buone figlie.

Lunedì passato, festa di S. Rosa, io ero lontano da Venezia e non ho potuto fare la festa insieme a voi di questa cara santa, sì fervente domenicana e vera anima eucaristica.

Voi conoscete la vita di lei la cui traduzione fu appunto fatta, in gran parte, fra queste povere pareti; voi conoscete il capitolo 24° che è tutto rivolto a descrivere la santa e l’Eucaristia. Quanto amava la santa Comunione! Il giorno innanzi era speso nel prepararsi ad un atto così solenne. Che penitenze... che fervore di preghiere! Quando poi era giunta l’ora fortunata e si appressava alla mensa degli angeli, davvero che appariva un angelo essa stessa: il suo volto si trasformava in una luce candida e da tutta la persona si diffondeva un calore santo che partiva dal suo cuore come da una fornace di paradiso.

Quando poi l’ostia santa era posata sulle sue labbra e scendeva nel suo cuore, essa medesima dice, che le pareva che il sole divino proprio producesse nell’anima sua gli effetti che contempliamo prodotti nell’universo dal sole materiale. Tutto si abbelliva e ravvivava... tutto era gioia e festa ineffabile di virtù.

La giornata poi che seguiva la comunione era un rapimento e una unione intima con Gesù che si era degnato visitarla il mattino. Anche la santa messa tanto l’attraeva. Per Lei così sofferente, come era dolce presenziare al ricordo perenne e vivente della Passione di Gesù.

Offriva a lui tutti i suoi dolori e si animava a soffrire meditando, lì presente, i dolori del medesimo Gesù. Tutte le messe a cui poteva


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assistere, vi assisteva e le bastava sentire da lontano il suono della campana che annunziasse la celebrazione della santa messa, perché, raccolta in se stessa, volasse là dove veniva celebrato il sacrificio incruento.

Ma l’amore non conosce distanze. Sempre, e di notte e di giorno, era col suo Gesù Sacramentato. Gesù forma le sue delizie nell’abitare con noi; e S. Rosa forma le sue delizie nell’abitare con Lui sia di persona come in ispirito. Che dico? Il pensiero che Gesù era il martire d’amore... essa pure l’amava fino al martirio... quanto sarebbe stata felice il morire per lui!

Un giorno echeggiò per tutta Lima la terribile voce che gli Olandesi, crudeli Protestanti, erano visti sul mare, erano sbarcati, si avviavano su Lima. Mentre tutta la città, e uomini e sacerdoti, si armarono per difendere la religione e la patria da sì terribili nemici, Rosa vola nel tempio e con semplicità infantile, si slancia verso il Tabernacolo, lo stringe al suo cuore e dice: “Prima che i Protestanti arriveranno a profanare il mio Gesù nell’ostia santa, le loro armi dovranno passare per il mio corpo e straziarlo fino a ridurlo tutto a brandelli. Che bel momento non è questo per me di soffrire il martirio”.

Mie care figlie, anche voi da Rosa da Lima imparate ad apprezzare la santa Comunione, a prepararvi sempre meno indegnamente a quest’atto solenne, a ricevere l’ostia santa come tanti angeli e a non dimenticarvi così facilmente della comunione fatta. Anche voi, assisterete alla Santa Messa meditando i dolori di Gesù, offrendo a lui i vostri e così santificarli unendoli ai suoi dolori. L’unione intima, o di persona o in ispirito, al Tabernacolo sia la vostra delizia.

Anche voi amate Gesù fino al martirio. Lottate contro tutte le passioni, lavorate per l’esercizio delle virtù, siate diligenti nel rompere di continuo il vostro volere nell’adempimento perfetto del vostro dovere, ecco il vostro martirio. Voi allora non darete, come il martire, in un solo istante sotto la spada del tiranno, la vostra vita, ma verserete il sangue a goccia a goccia, a stilla a stilla in ogni momento della vostra esistenza sotto il coltello dell’amore che si immola vivendo solo con Gesù e per Gesù che nell’ostia santa si dona a voi, si sacrifica per voi e solo vive per voi.

P. Giocondo

Testo in AL VI 270 (4)




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