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P. Giocondo Pio Lorgna, O.P.
Lettere collettive alle Imeldine

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10. (11 settembre 1920)

 

Mie buone figlie.

Questa sera avevo desiderio di venire in mezzo a voi e rivolgervi alcune parole animatrici per l’adorazione notturna che questa sera stessa incominciate: ma il tempo proprio mi manca e, a minuti, devo scendere in coro per l’ufficio.

Che notte solenne sarà questa per la piccola Casa del Corpus Domini; quante grazie attirerete sopra di voi e l’opera incipiente! Anche Gesù dava grande importanza all’adorazione notturna e perciò si legge nel santo evangelo che passava le intere notti pregando sulla vetta dei monti oppure in qualche altro luogo solitario dove non giungesse nessun frastuono di mondo.

Rammentate, o mie buone figlie, le notti eucaristiche di S. Domenico; come tutti i religiosi e religiose delle grandi comunità osservanti si alzano di nottetempo per l’Ufficiatura solenne. Voi dunque esordite, proprio questa notte, una pratica che sarà così cara all’opera eucaristica e carissima a Gesù. Che belle ore con Gesù nel silenzio della vostra Cappellina insieme a Gesù medesimo e agli angeli!...

S. Domenico vi sorrida e benedica dal Paradiso e la Vergine benedetta, nella bella festa del suo onomastico, vi ricolmi di gioia di Paradiso e vi unisca e stringa e trasformi sempre più in Gesù. Io pure vi benedico, o mie buone figliuole, e, in ispirito sono in mezzo a voi, dinanzi a Gesù.

fr. Giocondo Lorgna

Testo in AL VI 270 (5)

 

 

 




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