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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
Per passare alla storia bisogna fare qualcosa di speciale o basta essere fortunati e nascere nel tempo giusto? Tutti, certo senza conoscerli di persona, abbiamo sentito parlare di Ramsete, Mosé, Budda, Alessandro, Omero, Platone, Pitagora, Aristotele, Seneca, Cicerone, Giulio cesare, Augusto, Virgilio, Nerone, Averroé, San Tomaso d’Aquino, S. Francesco, Marco Polo, Cristoforo Colombo, Leonardo, Michelangelo, Mozart, Verdi, Beethoven, Shakespeare, Marconi, Einstein e tanti, tanti altri. Mamma mia, che catena di nomi illustri ho menzionato! Qualcuno ha creato, ucciso, pensato, inventato, legiferato, comandato, distrutto, e, in ogni modo, nel bene o nel male si è fatto un nome, passando agli annali della storia. Adesso voglio puntare il dito su un uomo, che ha usato o, abusato, delle sue possibilità e domando a voi e a me stesso: “Ma che cosa mai ha fatto Pilato, se non quel poco più del niente, per diventare universalmente conosciuto?” Infatti, oltre che a lavarsi le mani e a dire: “Quod scripsi, scripsi”1 lasciando, in tal modo, andare a morire sulla croce il Re dei Giudei, che cos’altro ha fatto per essere ricordato? Ascoltatemi un altro momento! Sarei propenso a vedere quei fatti lontani in questo modo. Il povero Pilato, quando un tale, che comandava più di lui, fu inviato in quelle parti lontane avrà versato le sue lacrime lamentando: “Hostili Minerva, sono stato isolato da Roma!”. Certamente, penso, si sarà consolato dicendosi: “Meglio essere il primo in una città di provincia che il secondo in Roma!” Se ritornasse in vita adesso penso che sarebbe orgoglioso e direbbe: “Fovente Minerva, fui guidato là, dove, soltanto lavandomi le mani e dicendo una frasetta, sono passato alla storia!” Infatti, fino alla fine dei tempi e in tutto il mondo, dalla basilica di S. Pietro in Vaticano alla chiesa più piccola e sperduta nel fondo di una valle o sopra un monte, non solo il Venerdì Santo, quando si rievoca la Passione di Cristo, ma in ogni domenica recitando il Credo nella messa, il sacerdote giungerà alla riga famosa e leggerà: “… e patì sotto Ponzio Pilato!” Sarebbe il caso di dire: “Ma che bel…”, ma è una parola sconveniente ed io, rispettoso come sono, non la dico!
Eh sì, a quel personaggio, quale fama mondiale ed immortale è toccata…!