Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Antonio Balsemin
Ve vojo contar…

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

12        MI HA MORSO LA LINDA!*

 

Io scrivo fatterelli per bambini e, ai tempi che accadevano queste cose, ero bambino.

In quel tempo le piste da gioco erano le strade, i cortili, gli incroci, i viottoli vicini a casa o poco lontani. , nel mio paesello e nella mia contrada, esistevavialecorso per fare le passeggiate o per giocare in gruppo organizzato. Partendo da casa mia, voltando a sinistra, si arrivava all'interno delle mura di Castello. Si faceva, anche, certe volte, una scappatina in chiesa o se incontravi un’amichetta o un amichetto s’improvvisava un gioco: il gioco delle ‘marmore’ (palline), del ‘campanò’ (dei quadrati disegnati a terra), del 'ciupascondere' (uno cerca e gli altri si nascondono), il 'salta musseta' (disposti in fila, inclinati e appoggiati un all'altro, mentre altri ci saltano sopra), il girotondo e molti altri giochi. Ad ogni modo, quando andavo a fare i miei quattro passi, non oltrepassavo mai un certo confìne, perché temevo di smarrirmi e, quelli di casa, se avessero saputo che mi ero allontanato troppo, mi avrebbero punito come se fossi stato un monello temerario. Se andavo nella zona sottostante, verso la destra, la valletta si apriva a tutto ventaglio con qualche casa isolata, come quella dei Savegnago. Da quella parte andavo solo se volevo arrivare prima alla casa dei nonni, percorrendo una scorciatoia attraversando i campi dei Malfermo e dei Pozza. Nei duecento metri verso Castello, a sinistra di casa mia, vi erano alcune abitazioni ordinate in fila continua. L’ultima finiva in un grande spazio, tenuto in parte a vigneto, in parte ad orto e in parte a giardino, recintato da un alto muro con il cancello sempre aperto. Entrando da questo varco sulla sinistra trovavi tre o quattro casette, attaccate l’una all’altra. In una di queste viveva un vecchietto di nome Francesco. Me lo ricordo magro, patito, macilento. Suonava sempre il violino e qualcuno lo definiva un artista. , in un sottoportico, si trovava una cuccia con una cagnetta tenuta sempre a catena: una bastardina simpatica, a chiazze bianche e nere. Si chiamava Linda. Ogni volta che passavo davanti all'ingresso di quel posto andavo a salutarla. “Ciao, Linda. Come stai? Hai mangiato? Hai sete?  Se fai la brava e non scappi, ti libero e ti faccio fare i bisognini”. E, così, la accompagnavo a fare un paio di giretti, sempre però entro il recinto. Credevo mi volesse bene e che gradisse le mie visite. E invece no! Sentite come mi ha deluso questa cagnetta. Maturato il suo tempo e fatta amicizia con uno spasimante di passaggio, gli donò le sue grazie e nacque un bel gruppetto di cagnolini. Un vero spettacolo! Faceva tenerezza vedere quel grappolo succhiare il latte della madre stesa per lungo, con le zampette superiori alzate per favorire la famelica prole. I poppanti si urtavano, con gli occhietti ancora chiusi, per spostare il vicino. Ma il fortunato non mollava per niente la presa, come se fosse incollato al capezzolo. Bene, un giorno dopo che essa aveva partorito, le sono andato vicino come il solito. Volevo farle qualche carezza e i miei complimenti quale mamma novella. E , forse stimolata da gelosia o meglio da timore che volessi far del male ai cuccioli, da amichetta scodinzolante, da dolce mamma amorosa, si trasformò in una belva furiosa, addentandomi a tutta forza un gluteo. Disgraziato me, morsicato dalla Linda, la mia amichetta affettuosa! Urlavo e piangevo. Indossavo i pantaloncini corti ed il sangue grondava, in bella vista, sulla gambetta nuda. Qualcuno venne in mio aiuto, un altro andò a chiamare mia madre, che arrivò disperata, in lacrime, con le mani nei capelli. A quei tempi si trovava vicino né il pronto soccorso, né l’ospedale di zona e si doveva fare subito quello che si era costumati a fare: disinfettare con il ferro rovente! E così fu. Chissà chi sarà corso a mettere un ferro lungo (forse uno spiedino) sul fuoco e mi 'marcarono' per salvarmi dall’infezione. Immaginatevi le urla, i pianti, le lacrime, la disperazione di un ragazzino di sei anni! Eh, le femmine quando s’arrabbiano! Dicono: “Chi dice donna dice danno!”. Sarà vero? In quel caso , la Linda, era femmina! Dice un proverbio veneto: “Sia da cavallo, sia da mulo stai tre passi lontan da… loro!”. Da quel ho sempre avuto paura dei cani: grandi, piccoli, maschi o femmina. Ai cani voglio tanto bene e mi piacciono, ma che stiano alla larga!

 

 




* Un ricordo






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License