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| Antonio Balsemin Ve vojo contar… IntraText CT - Lettura del testo |
18 QUANDO LE PAROLE SONO POESIA*
Di libri ne ho letti a mucchi e vorrei averne letti di più. Di discorsi, sviolinate, conversazioni, arringhe, orazioni, panegirici, sciocchezze, filastrocche, pettegolezzi, sproloqui, prediche, ecc.. ne ho ascoltate a bizzeffe e vorrei risentirle tutte. Così vivrei fino a centovent’anni. Sarebbe una buon’età. Perbacco, se fosse possibile farei la scommessa, ma ‘fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare’. Ahimè, anche l'alberello del ‘voglio’ non attecchisce nel mio giardino! Al bando le chiacchiere! Vi dico che la vita mi ha ammonito ad essere prudente quando esprimo un’opinione e mai considerarmi infallibile. È da maestro barcamenarsi con prudenza, stare sul chi va là e, per l’argomento che voglio illustrare, centellinare con il contagocce l'articolo determinativo. È più saggio, quando si spiattella un parere, servirsi dell'articolo indeterminativo. È sempre meglio non fare il sapientone declamando: “È la più bella, è la più buona, è la meno bella”, ecc. E' preferibile concludere con una sintesi non perentoria usufruendo dell'articolo indeterminativo: “È una fra le più belle, è una fra le più buone, è una fra le meno belle”, ecc. Però, adesso e per questa volta, a me che predico tali sottigliezze, concedo licenza ed azzardo una eccezione. Affermo che (almeno per me), ‘la’ più poetica locuzione che ho letto è un ‘pastello’ eccezionale dipinto con ‘colori’ e ‘sfumature’ straordinari dall’aedo Orazio. Eccovela: “Nox erat et cælo fulgebat luna sereno!”* (Orazio, Epod., 15. 1). Sicuramente il latino fruisce di un ‘patos’ più vibrante, comunicativo, completo d’altre lingue, anche del mio dialetto e dell'italiano. Adesso, volendo io scandagliare i meandri dell'animo del poeta, mi avventuro confidando, però, su due aggettivi: uno che aggrazia la notte, l'altro la luna. Il grande Orazio, penna magistrale, ne ha usato uno, a me, meno bravo (!), ne occorrono tre! Quello della notte è agevole, per esempio: chiara, dolce, fonda, limpida, placida, silenziosa, quieta, stellata, ecc. Adopererò quello di coda. Per la luna è ancora più ovvio. Ognuno scelga il proprio. Per quanto mi riguarda me lo farò prestare dal Leopardi. Chiudo gli occhi, azzardo ed interpreto così la traduzione del verso latino: * “Godevo una notte stellata mentre nel cielo sereno rifulgeva la ‘graziosa’ luna!”
Miei cari lettori, vi prego di scusarmi tanto: non credetemi un ‘sapientone’ ma solamente un innamorato della buona scrittura…