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Antonio Balsemin
Sta sera ve conto…

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11        IL MANISCALCO*

 

Un’altra attività, ormai scomparsa, era quella del maniscalco. Anche questo mestiere, se non si è visto fare, è difficile immaginarlo. Eppure, nei tempi andati, proprio tante persone lo praticavano e molte famiglie vivevano di questo lavoro. Il maniscalco, a dire il vero, assolveva più compiti. Non solo applicava i ferri appositi ai cavalli, asini, buoi da tiro ma riparava anche i raggi delle ruote, le tavole tarlate, incrinate, storte dei carri, carrettoni, timonelle, calessi e carrozze. Riparava, anche, le stanghe o i timoni spezzati, sostituiva i cerchioni di ferro consunti delle ruote, i tappi dei freni logorati, le ‘machiniche'1 inceppate, confezionava o riaggiustava le museruola rovinate, i finimenti da tiro, i basti, le selle e tante altri arnesi. Ogni paese aveva i propri maniscalchi e ciascuna contrada il proprio. Vi parlerò solamente di quelle cose che ricordo e che ho visto fare gironzolando nelle parti adibite a tale attività del mio paese. Io ho sempre osservato e mai aiutato. Caso mai, quelle rare volte che ho dato una mano, era quello di tenere strette le tanaglie apposite inserite nel setto nasale della bestia. A tutti i cavalli, somari, muli, buoi, mucche, a tempi regolari, dovevano essere tagliate le unghie. Erano più curati quegli animali, che più si usavano per i lavori nei campi e nei viaggi. Di solito ogni maniscalco svolgeva il suo mestiere nella propria bottega ma, a pagamento, andava anche nelle contrade, nelle borgate o nelle stalle fuori mano. Il maniscalco doveva essere un uomo di grande esperienza perché se sbagliava e, tagliando il piano cresciuto di troppo dello zoccolo dell'animale, incideva anche le piccole vene della parte viva della cartilagine la bestia poteva infettarsi e morire. Nella disgrazia, ad animale morto, nessuno avrebbe mangiato la carne per paura di intossicarsi. Se il ferro apposito, ammettiamo, fosse stato applicato maldestramente, esso poteva azzoppare il quadrupede. Per il padrone sarebbe stata una disgrazia. Quando una persona affidava al maniscalco la propria 'sostanza', gli stava costantemente appresso e non soltanto per aiutare ma, soprattutto, per controllare l'opera. Una sola volta detti una mano inserendomi nel gruppo degli addetti ai lavori. Infatti, poiché ero ben sviluppato fin da giovanetto, tutti mi davano un paio d’anni di più di quelli che avevo ed ero anche ben robusto. Così una volta sono stato io a tenere le zampe ferme della bestia; una zampa alla volta, si capisce. La mucca era legata con la corda molto corta ad un grosso anello fissato nel muro. Il maniscalco mi insegnò come tenere ben ferma la zampa posandola sul mio ginocchio. La mucca, poverina, era impaurita, ansimava ma non si muoveva. Per prima cosa le detti una grattatina alla pappagorgia e dopo, senza dare strattoni, le alzai la zampa posandola sopra il ginocchio della mia gamba flessa, usandola a mo’ di sgabello. In questo modo l'unghia del piede dell'animale si esponeva al rovescio ed era, così, più facile tagliargliela con delle tenaglie apposite e livellare la parte sottostante con lo scalpello simile ad una sgorbia. Ricordo che l’animale stava immobile sulle sue tre zampe, che aveva gli occhi terrorizzati, che delle bave scendevano dalla bocca e che la pelle era tutta percorsa da tremore. Al termine d’ogni lavoro il maniscalco radunava con la scopa in un angolo tutte le unghie tagliate perché, ad ogni mese, passava lo straccivendolo per comperarle e farne sapone. Quando tutto era stato fatto a regola d’arte, il proprietario si riprendeva il proprio animale tirandolo per la cavezza e se ne andava via. Al maniscalco, invece, si accostava un altro uomo con la sua ‘carabestia da curare.

 

 




* Un mestiere ormai in disuso.

 



1machinica’. Il complesso del sistema frenante – nell’insieme delle sue varie parti - era dettomachinica’.






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