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Antonio Balsemin
Sta sera ve conto…

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12        AHIMÈ, HO BRUCIATO L’OCCHIELLO DELLA PRESINA!*

 

Ai miei tempi, quando ero ragazzino, le donne non godevano la parità dei diritti come gli uomini. Quando i maschi andavano a lavorare nei campi o nelle fabbriche le femmine si applicavano alle faccende del focolare e, quando gli uomini si recavano all'osteria per giocare a carte e gustarsi un bicchiere di vino rosso, le donne armeggiavano al filatoio e all’arcolaio per produrre matasse di filo di lana oppure si davano a rattoppare pantaloni e calzini. Si salvavacapra e cavolo’ (vale a dire, lo ‘statu quo’1 ) con il contentino “l’uomo tiene su un angolo della casa e la donna tre”! Le donne se ne vantavano e l’uomofurbacchioneaccettava, con un leggero scuotere di spalle, questa loro superiorità. Alle bambine si faceva indossare la sottanina e ai bambini i pantaloncini. Le femminucce giocavano al girotondo e i maschietti a far la guerra. Pian piano tutti prendevano la propria strada e, con il trascorrere degli anni, tutto assumeva la propria dimensione. Le femmine si dedicavano ai lavori della cucina, del bucato, del mangiare, del ricamare, del tenere in ordine la casa, dello sciacquare le pentole, del lavare i pannicelli per i neonati, del nettare ed asciugare il sederino degli infanti (quando avevano fatto la popò), a far di ferri e d’uncinetto. Menomale che sono nato maschio e, così, non mi sono toccati questi lavori. Se mi fossi applicato a quei mestieri , sarei stato un incapace e sarei morto duecentosessantasette volte! Una mia amica, tale Maddalena, educatamore maiorum2, aveva ed ha la ‘passione’ di creare meraviglie all’uncinetto. Se voi vedeste questi piccoli capolavori, direste, come me, che sono autentiche opere d’arte. L’artista Maddalena (che ben conosce che sono scarso in certe cose), una volta ha voluto farmi oggetto di un bel regalo, confezionando all’uncinetto una coppia di splendide presine. Usa e riusa, tutto si consuma, anche le presine e, maggiormente, il loro occhiello. Siccome vivo da celibe convinto, ho dovuto attuare il detto ‘di necessità, virtù’ e sono divenuto bravino a spignattare. ‘I piatti li rompe chi li lava e non chi si fa servire’! Così, anch’io, nello sfaccendare, ogni tanto combino un qualche guaio. Sentite che cosa mi è successo pochi minuti fa. Non so se avete dimestichezza con il cucinare, ma dovete sapere che ogni alimento ha una sua particolarità. Il latte, per esempio, è traditore! Chi lo ha fatto bollire, conosce il suo segreto. Bene, quando stavo per far bollire un goccio di latte, questo ‘lestofante’, come volsi la coda dell’occhio, esso, più veloce d’un fulmine, fece la sua parte subdola, straripando dai bordi del pentolino. Io, con uno scatto da matto, afferrai una presina dal suo gancio e nella fretta di allontanare la piccola pentola dalla viva fiamma, andai, con l’occhiello della stessa presina, troppo vicino alle linguette del fuoco. La presina ormai consunta, stava sul liso, ma l’occhiello era proprio giunto a quasi nulla.  Quando la fiamma lo lambì, lo incenerì all’istante. “Ahimè, ho bruciato l’occhiello della presina”, questo fu il mio lamento! Immagina tu se getto via la mia ‘carapresina perché ha l’occhiello arso: neppure per sogno! Aprii il cassetto ove conservo dei rocchetti di refe, gli aghi, le forbici, i bottoni, il ditale e, scelte alcune gugliate di filo rosso, le intrecciai. Quindi infilai questo sottile cordoncino nella cruna di un ago da lana e tentai di rifare l’occhiello. Come già dettocandidamente’ sopra, io, in determinate faccende, sono poco bravo ed, arrangiandomi alla meglio, rappezzai come potei. A dir la verità, più che sembrare ad un occhiello, sembra ad un piccolo tozzo rotto da un tutolo d’una pannocchia di granturco, dopo aver levati i grani con, però, un vuoto al centro. Dice un proverbio: “A buon intenditore, poche parole”!

Io la butto , ma chissà mai che la bravaartista’ (nell’ascoltare questo mio ‘pianto’), non si muova a compassione e, ben fornita di buona volontà, non mi confezioni una bella coppia di presine nuove di zecca!

 

 




* Fatterello tragicomico.

 



1  ‘statu quo’ - ‘status quo ante’ = come le cose sono o come stavano prima.



2more maiorum’ = seguendo il modo di fare degli antichi.






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