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Antonio Balsemin
Sta sera ve conto…

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13        CONTROLLAMI LE GALLINE*

 

Che bello non esser nato al quinto o al nono piano di un casermone soffocato in un groviglio di mastodontiche costruzioni piuttosto brutte, eccessivamente contigue, poste di sbieco o, comunque, addossate in completo disordine! La mia famiglia non possedeva terreno proprio, ma di terra tutt’intorno ve ne era tanta. Quando andammo ad abitare ad Arzignano, anche non possedevamo del terreno. La mamma allevava tre galline ovaiole, di razza importata da fuori zona. Questo ceppo di galline, era con l'ossatura più grossa. Grossa gallina, grosso uovo: convenivano le così detteforestiere’. Le tre ‘signorepennute, la notte dormivano nel loro luogo, rinchiuse all’interno di una stia. Questa stava sottostante l’aggetto del terrazzo dell’appartamento al primo piano, che era quello di nostra proprietà. Così, a turno delle galline mia madre poteva contare su una fornitura di un uovo il giorno. Se mischiato alla farina bianca, quando impasti, non vi aggiungi almeno un uovo, gli spaghetti, i maccheroni o le tagliatelle sanno di niente. È indispensabile l’uovo: così tutto riesce gustoso e di sostanza! Tu lo sai: finché l’uovo non lo tieni in mano, in mano non hai niente e ti tocca aspettare che la ‘padronaproduca ‘in proprio’. Prima di liberare le tre ‘signore’, perché andassero a svagarsi e a piluccare nel campo vicino, mamma le tastava per sentire se c’era l’uovo già formato. Ero curioso e volevo apprendere anch’io questa operazione. Una mattina mamma mi dette lezione privata. Così, quando lei aveva troppi impegni da sbrigare, mi “comandava” di accertarmi se c’era l’uovo. Impiegai poco a diventareesperto’: se si sentiva un ostacolo, significava che l’uovo c’era. La ‘generosa’, quella che produceva il ‘cocco’, eracastigata’, nel senso che rimaneva rinchiusa all’interno della gabbia finché non lo avesse deposto. La ‘pepita aurea’ non doveva andar perduta per alcun motivo. Mi sentivo il signordottore’! Le afferravo una alla volta, stringendole sotto al braccio e controllavo se vi trovavo resistenza. Dopo emettevo il responso: “La rossa1 e la bianca no, la nera sì”. “Lascia dentro alla stia la nera e guarda di chiudere bene lo sportello con lo stecco. La rossa e la bianca guidale al campo. Stai attento quando attraversi la strada ed assicurati che le galline oltrepassino la siepe perché, il giorno d’oggi, ci sono degli scavezzacolli, che credono che questa strada fuori mano sia una pista dove far le gare di corsa con la bicicletta. Sono degli scalmanati. Se poi passa un’automobile e una gallina ne è investita, poveri noi, siamo rovinati”. Quell’epoca è, però, finita. Acqua passata non macina più. Io, da bambino mi sono fatto uomo ed ora sono sull’anziano. Gli eventi della vita sono cambiati e si sono fatti più seri.

Comunque l’interrogativo di William Shakespeare: “C’È, NON C’È”? 2 rimarrà sempre attuale!…

 

 

 




* Così si faceva se volevi sapere se...

 



1 La rossa, la bianca, la nera ecc., erano dei nomignoli che si davano agli animali domestici (quando se ne possedevano pochi) perché, in un certo senso, facevano parte della ‘famiglia’; (quei tempi erano organizzati in modo molto diverso da quello dei giorni d’oggi).



2Essere, non essere”, (l’originale). La famosissima frase è stata da me ‘interpretata’ e ‘forzatamente adattata’ all’occasione.






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