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| Antonio Balsemin Sta sera ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
Beh, la storia della storia che vi voglio raccontare è quella della tortura dell’olio di fegato di merluzzo. Questo tormento è stato il più riluttante di tutte le cose amare della mia vita infantile. Non volevo ingoiare quello che ero costretto ad inghiottire. Che conati di vomito, povero me! L’olio di ricino fa schifo la sua parte e ti dà talmente disgusto da farti venire il rigetto. Per più ore cerchi ti nettarti la gola ingoiando ripetutamente la saliva. Non c’è niente da fare. Quella schifosaggine rimane appiccicata come fosse una tenue pellicina. Non dico che quest’olio (quello di ricino) fosse rosolio, ma a confronto di quell’altro (quello di merluzzo), per me, giovanetto di nove-dieci anni, era più accettabile il primo del secondo. Poi, tu comprenderai bene, l’olio di ricino oleoso, appicicoso, unto e puzzolente ti tocca sorbirlo solamente qualche volta quando non stai bene. Sia ringraziato il Signore: il male al pancino non ti viene tutti i giorni e, così, con questi spazi provvidenziali, trascorre del tempo fra una sunzione e l’altra. Invece per l'olio di merluzzo era una sofferenza di tutti i giorni, prima di andare a scuola. In casa poteva mancare qualche cibo, ma mai l’ampolla di questa medicina portentosa. A me non piaceva, a nessuno piaceva, ma ti toccava sorbirlo! A quei tempi, la convinzione che questa emulsione fosse il tocca-sana più valido, ai bambini toccava la propria cucchiaiata. Questo alimento - si diceva - fosse parte integrante, contenendo fosforo, per far crescere ottimamente la materia grigia. Immaginatevi le mamme di quei tempi! Scoperta la ‘pietra filosofale’, tutte le mamme, con amore, facevano trangugiare ai propri figli questa ‘pappa-reale’. Così un domani avrebbero potuto vantarsi di avere un figlio scienziato. Nel mio caso, in più, c'erano le ghiandole linfatiche al collo grosse come olive. Mia madre, poverina, ogni mattina mi palpeggiava il collo al di sotto delle mandibole e sempre usciva con la stessa frase: “Brutte rognose, ci sono ancora. Bisogna che tu beva l’olio. Cosi, queste disgraziate spariscono e si sviluppa il cervello nella tua testa”! Non c’era niente da fare. Una cucchiaiata il giorno non me l’avrebbe levata neppure l’Onnipotente in persona e, qualche volta, mi toccava il bis. Ohimè, che bevute di disgusti mischiati. Mi saliva il rigetto, ma l’infermiera era lesta ad allungarmi una fettina di limone e con questo sapore acidulo qualche cosa diminuiva. Se la mamma l’aveva, mi metteva in bocca una caramella di quelle tonde come le palline. Esse si scioglievano al contatto della saliva. Limone o caramella erano l’appagamento fisico nell’attesa che si effettuasse la comparsa del genio. Ma che cosa vuoi che sia? Sono ormai passati tanti anni! La MEDICINA ha compiuto avanzamenti mirabili. Quei modi di fare e di vivere sono superati. Per sviluppare corpo e cervello consigliano: grosse bistecche, piatti di pastasciutta ben condita, morbido pane, verdure fresche e buona frutta (il vino rosso verrà a suo tempo). Se poi c’è qualcuno - parlo dei giovanetti - un po’ sul debole, c’è il sig. dottore che gli fa le analisi e gli prescrive la ricetta, scrivendo nomi degni di ‘NOSTRADAMUS’ e che, però, funzionano. Se tu fossi capace d’interpretare quei geroglifici intrecciati ai numeri, chissà, potresti vincere al lotto. Suvvia, siamo seri ed accontentiamoci della salute: guardate, miei cari, come la gioventù d’oggi cresce bella, robusta e sveglia, soprattutto nell'intelligenza!
Beati loro, che, più fortunati di me, non hanno sofferto il tormento del sopra descritto supplizio!