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| Antonio Balsemin Sta sera ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
19 IL DETTO "VICENTINI MANGIA-GATTI" È INTERNAZIONALE!
Io abito a Roma da tanti anni, più o meno la metà della mia vita e di questa porzione quasi la metà esercitando il lavoro di tassista. Credo di essere il solo ed unico ‘tassinaro’ veneto che, pronunciate tre parole capisce, anche un cieco che sono del nord. I più timidi non fiatano e trepidanti pensano: “Mi auguro che non mi porti a Milano! Se poi è di Venezia, mamma mia, è abituato a maneggiare i remi e non il volante. Tapino me, spero che non mi ammazzi in questo caos d’automobili! Lui è assuefatto a gironzolare per i canali colmi d’acqua liscia e non pavimenti fatti con i sampietrini e buche varie. Faccio voti per arrivare sano e salvo. Sarà prudente, in ogni caso, che mi affidi a Sant’Antonio e a San Gennaro. Loro sono Santi potenti”! Qualcuno spiritoso e che non ha peli sulla lingua, forse per iniziare discorso, dice: “Eh eh, si è lasciato abbindolare da una bella romanina, vero?”. Ed io, soprattutto se il richiedente è del gentil sesso (è meglio non dar adito ad equivoci e parlare chiaramente e sinceramente): “Non è così, gentile Signora. Io sono uccellino di bosco. Sono scapolo e tale voglio restare. Vede, io preferisco svolazzare da fiore a fronda e ben accetto quello che passa il convento”!… Quelli addirittura impauriti domandano: “Ma lei conosce Roma?” ‘Ipso facto’, per tranquillizzarli elenco i nomi delle strade dal punto in cui siamo a dove dobbiamo arrivare e, sbirciando nello specchietto retrovisore, vedo che riacquistano i normali colori del viso.
A quelli che mi chiedono: “ Da dove viene, capo?” Io rispondo: “Da Vicenza”. Quasi tutti mi strozzano il fiato in gola dicendo: “Ah, Vicentini mangia-gatti1!” E dopo, chissà perché, sono in molti che, volendo far sfoggio di cultura, recitano quello che conoscono della filastrocca: “Padovani grandi dottori, Veneziani grandi signori e, e, … e quasi tutti, lì, si fermano. Così ogni volta tocca a me completare dal punto ‘oscuro’ alla conclusione del ritornello e… comincio: “Veneziani gran signori, padovani gran dottori, vicentini mangia-gatti, veronesi tutti matti, Udinesi castellani col cognome di friulani, trevigiani mangia-trippe, rodigini bacco e pipe, e Belluno?… povera Belluno, sei proprio di nessuno”! Ormai l’ho sentita e recitata così tante volte che mi esce dalle orecchie. Ma ormai, sia che abiti a Roma o a Vicenza sei sempre in Italia. Per me, abitare a Roma, è stata una libera scelta! Se questo modo di dire si esaurisse all’interno dei confini nostrani, sarebbe una questione nazionale e, invece no: ascoltate come questo detto gironzola per il mondo! Nel vagare e curiosare in vari continenti, per un periodo di quasi un anno, mi sono stabilito a New York. Qualche volta si mangiava in casa e qualche volta fuori casa: a ‘little Italy’ al ‘green village’ o al quartiere cinese. In questo rione avvenne il fatto, che vi voglio raccontare. Quella volta eravamo un gruppetto di cinque amici e avevamo occupato un’intera tavola. Tu sai come sono gli italiani: chiacchierano volentieri e sempre a voce alta e concitata. Così si andava formando un allegro chiasso e, per questo, avevamo attirato l’attenzione di un ‘povero-cristiano’, che se ne stava come un cagnolino bastonato, solo soletto, ad un tavolino poco distante. Mentre stavamo alzandoci per uscire, probabilmente, lui avrà fatto appello a tutte le sue forze e, avvicinatosi, dice con voce rauca: “Scusatemi, sono italiano e non capisco un accidenti della lingua di questo paese. Vi dispiace se mi siedo due minuti e la sciolgo un po’ ?”. E noi: “Certamente. Non disturba. Si sieda pure. Vuol bere qualcosa”? E così iniziò la conversazione. Ad un certo momento lui domandò: “Di quali parti siete?”. Ed ognuno palesò la propria origine ed anch’io dissi: “Sono di Vicenza!”. Lui: “Ah, Vicentini mangia-gatti!” Brutta miseria, dico dentro di me: “Guarda un po’ se devo venire negli Stati Uniti per sentirmi ‘apostrofare’ che sono un ‘mangia–gatti’. Ad ogni modo il tutto finì in risate. Ecco un’altra breve storia avvenuta, a suo tempo, in America Latina e, per l’esattezza, in Mexico. Adesso ve la racconto. Nel girovagare, sempre alla ricerca di terre soleggiate e calde e della città ideale, tentai di sistemarmi, anche, in questo paese e, una volta, andai a visitare la ‘Piramide del Sole’. Salii sulla sommità, mi piacque, ritornai al piano. Avevo le gambe che non mi reggevano quasi più e una grande sete. Chiesi ad un venditore di bibite un’abbondante spremuta d’arancia. Poiché a questo “bar” vi era gran folla, urtai il gomito di un messicano e, dopo essermi scusato, abbiamo fatto due chiacchiere. La conversazione scorreva alla meno peggio. Ad un certo momento lui mi chiese: “E’ italiano, vero”? “Sì”. “Bella Italia. Paolo Rossi, grande campione”! Ed ancora: “Donde vien señor: da Roma, Napoli, Milano?” “Da Vicenza”. E lui scoppiò in una fragorosa risata dicendo: “De Vicensa? Visentiños maña-gatos”! Se mi avessero conficcato la lama di un coltello in cuore, ritirandola, sarebbe apparsa tersa, senza traccia alcuna di sangue! Buttai la cosa in gioco e risi. Ecco com’è la vita, carissimi. Il mondo è rotondo e proprio tanto, tanto piccolo. Milano è detta ‘Gran Milan’ e a Roma hanno il Papa, però, penso che Vicenza non è per nulla da meno. Infatti, se al di fuori dei confini italiani, in U. S. A. o in America Latina risuona questo ritornello, vuol dire che, anche Vicenza con il suo ‘detto’, è internazionale. Io ne sono fiero e faccio l’altero!
Nota. ‘Paese che vai, usanza che trovi. Guarda un po’ te, a Roma il ‘gatto’ è chiamato ‘lepre’ di grondaia!