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Antonio Balsemin
Sta sera ve conto…

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18        LE FOGLIE E LE RADICI*

 

Era arrivata la PRIMAVERA e, finalmente, era ripresa la vita per il mondo vegetale. Anche un grande e bell’albero si era svegliato dal suo sonno e, pieno di contentezza, si dava il suo da fare affinché le cose, che da lui dipendevano, andassero bene. Esso iniziò con le radici dicendo loro: suvvia, mie care, è arrivata l’ora di destarsi. Date inizio ad assorbire l’acqua ed i minerali della terra. Quest’anno dobbiamo fare meglio dell’anno passato. Io farò la mia parte”! I labbri delle radici, anche di quelle più minute, si applicarono, di lena, a succhiare. Pian piano le sostanze assorbite dai tenui orli dei labbri delle radici, avanzarono nel ciocco e da questo scalarono il tronco e da questo ascesero ai rami e ai rametti e là, ove vi si trovavano i virgulti, si svilupparono le gemme ed, infine, da questi boccioli si schiusero le foglie. L’albero intero era tutto un godimento. Ogni sua parte aveva adempiuto il proprio dovere. Pian piano arrivò l’ESTATE e con essa l’abbondanza del soprappiù. E lì, proprio quando tutti avrebbero potuto vivere magnificamente, iniziarono lagne e liti. Avviarono i mugolii le foglie. Ecco i loro piagnistei: “Io sono più fortunata, argomentava una foglia, perché sono esposta al sole e me lo godo dalla mattina alla sera”. Una foglia, dalla parte opposta, ribatteva: “Cara mia, io sono più bella e mi vanto della mia pelle verdissima, rilucente e vellutata perché il sole non me la sciupa, disidratandola troppo”. Cari lettori, immaginatevi pure altri pettegolezzi, tutte storie da due soldi, però, ad un certo punto, anche quelle ciance ebbero una fine. Allora, le foglie, per muovere bocca e fomentare lite, in gruppo, aggredirono le radici. Ecco i discorsi: “Care mie, noi alloggiamo nei piani alti, nobili. Quassù ci distraiamo quanto ci pare. Vediamo gran dovizia di cose: volatili, sole, montagne, valli, piante di molte specie, svariati animali, ruscelli con l’acqua e, nella notte, ammiriamo stelle e luna. Voi, invece, così sotterrate non vi godete alcunché”! Le radici, umiliate, controbatterono: “Sì sì, voi vi date tante arie perché vi vedete belle e ben nutrite. Ma se noi non vi avessimo rifocillate con le linfe, voi non sareste neppure nate. Ridete, povere sciocchine, cantate come le cicale, ma vedrete che la festa finirà e cadrete a terra”! Pian piano arrivò l’AUTUNNO e le foglie ingiallirono e si dissecarono. Ad una ad una, quando il proprio picciolo si era del tutto avvizzito, cadevano a terra e, lì, lentamente marcirono. Arrivò l’INVERNO che, non guardando nessuno in faccia, mise ogni cosa in bell’ordine: foglie e radici sotto la terra!

Chissà mai se per noi uomini, sia per quelli che stanno in alto sia per quelli che stanno in basso, non sarebbe il caso di concludere questa breve storia con una citazione di Orazio: “Pulvis et umbra sumus”1.

 

 




* “Vanagloria”!

Mia libera interpretazione di una favola russa (dalla: “Raccolta di favole” di Ivan Andreevic’ Krylov. Ed. Fussi, libro IV, 2). I. A. K. nacque a Mosca il 2 febbraio 1768 e morì a Pietroburgo il 9 novembre 1844.

     



1 “Siam polvere ed ombra”. (Orazio, Carm., 4, 7, 16).






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