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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
Nel rovesciare la polenta cotta nel paiolo1 per spianarla ben bene sopra il tagliere e farla raffreddare, per quanto si scrollasse il pentolone, al suo interno ve ne rimaneva sempre appiccicato uno strato e più alto era più contenti eravamo noi ragazzi perché quella sfoglia sarebbe stata mangiata dopo pochi minuti. Non occorreva che fosse la mamma a raschiare alla perfezione il paiolo, no: se non era un ragazzo era un altro a raschiare pentola e mestolo. Infelice maiale rinchiuso nel porcile! Esso poteva grufolare invano aspettando di vedersi versare nel suo truogolo i resti di quanto fosse rimasto della polenta bollita. Le croste della polenta rimaste attaccate al paiolo erano asportate con un cucchiaio e si raccoglievano in un piatto grande e fondo. Dopo che tutto era stato raccolto per bene, la mamma vi stendeva sopra una spolverata di cannella macinata e delle abbondanti prese di zucchero: una leccornia! In tanti siamo a conoscenza (perché tutti abbiamo mangiato, chi più chi meno, della polenta; i veneti, guarda un po’, sono chiamati ‘polentoni’) che la polenta (fredda, calda, a fette, fritta in teglia, rosolata nell’intingolo in una leccarda, arrostita al forno, abbrustolita alla graticola) si ‘sposa’ con tanti cibi: baccalà, formaggio di tutti i tipi, latte, lardo, carni d'ogni specie, salame, cotechino, salsicce di sangue, salsicce di carne, costicine di maiale, arringhe, uccelli arrostiti ecc. e tutti questi ben di Dio possono essere mangiati crudi o cotti, nell’intingolo in un tegame, cucinati al forno, arrostiti ai ferri, come a ognun più gli aggradi. Però, per noi ragazzi, maschi o femmine che fossimo, la polenta più gustosa era quella delle croste di polenta fumante condita con cannella e zucchero. Ricordo che mamma, quando la polenta stava arrivando al punto di cottura, tutta solerte ci chiamava e noi si smetteva di giocare, qualsiasi fosse il gioco, per correre a godersi una gustosissima scorpacciata. Mamma mia, che bontà erano le croste di polenta! Quando ognuno aveva finito di mangiarsi la sua porzione aiutandosi con il cucchiaio o con la forchetta, puliva il fondo del piatto con il dito e, dato che vi restava sempre qualche residuo di polenta, di cannella o di zucchero, alla fine con la lingua protesa tutta in fuori si lustrava con piacevoli ripassate!