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Antonio Balsemin
Desso ve conto…

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3          UN PADRE NOSTRO ED IL BASTO*

 

C'era una volta un sant’uomo che aveva un solo gran desiderio, quello di costatare che era riuscito ad insegnare alla gente come si faceva a pregare bene. Egli, poverino, usava le parole più appropriate, frasi, proverbi, esempi a non finire. Non risparmiavafiatotempo e tutte le occasioni erano buone per seminare sentenze e detti. Ripeteva di continuo: “Bisogna pregare con fede sincera, con tutta l’attenzione, con cuore aperto, con spirito umile, senza distrazioni, con gran fervore ecc.”. Il bravuomo parlava a singoli e a gruppi di persone, nelle case, nelle chiese, per le strade, negli incroci, nelle piazze ed una volta, proprio quando si trovava in una gran piazza, gli venne un'ispirazione: quella di indire una gara mettendo in palio il suo cavallo a favore di colui che avesse superato una prova particolare. La prova era questa: “Colui che è capace di recitare alla perfezione un Gloria, un’Ave Maria e un Padrenostro vincerà il mio cavallo”. Non era che il buon uomo fosse ricco o che possedesse altri cavalli o muli o asini, ma era così ardente il suo desiderio di vedere che almeno una persona aveva appreso a pregare bene, da essere disposto, anche, a perdere tutto quello che era di suo possesso. In tanti si prepararono per la competizione e a giudicare se le orazioni fossero recitate in modo perfetto oppure no, non era solamente l’uomo pio, ma tutta la gente, che era presente. Tutti gli oranti, poverinii, quando si mettevamo a pregare prima o dopo scivolavano in qualche fallo e via via erano esclusi. Dai e dai, finalmente si presentò un tale che prometteva solennemente che sarebbe riuscito a recitare tutto filato e senza distrazioni le tre preghiere. Dal momento che questo personaggio si era presentato ben sicuro tutti trattenevano il fiato e stavano a vedere come sarebbe andata a finire. Caspita, si sarebbe sentito volare una mosca se fosse stata ! Ognuno, come meglio poteva, controllava l’uomo inginocchiato, che con le mani giunte e gli occhi al cielo proseguiva nella recitazione delle preghiere. Il Gloria fu recitato alla perfezione, l'Ave Maria anche, il Padrenostro fino alla sua prima metà meglio non poteva essere realizzato, ma aspirando dell’aria per continuare a recitare la seconda parte, gli occhi dell’orante si spostarono dal cielo alla sella sistemata sopra la groppa del cavallo. Allora, del tutto avido: “Anche la sella, vero?” Ahi, per questa distrazione il calcolatore orante perdette scommessa, cavallo e sella!

 

 




* Vecchio racconto rivisitato.






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