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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
Tanti, ma tanti anni fa, ancor prima che venisse al mondo Cristo, viveva in Grecia un re che si chiamava Egeo1a. Questo re aveva un figlio, che si chiamava Teseo1b e questo giovane aveva un cuore da leone e bramava di diventare un uomo famoso. Il re, ormai in età avanzata, poiché era previdente e vedeva la vita rivolta verso il futuro, desiderava preparare la strada al figlio affinché, una volta che egli fosse venuto a mancare, Teseo salisse al trono e fosse incoronato re con tanto di meriti propri, già stimato come uomo forte, pieno di coraggio, bravo, ricoperto di benemerenze e di gloria. Il ragazzo, per conto suo, ambiva di compiere qualche azione straordinaria e ricolmo di buona volontà cercava un’occasione per dimostrare validamente le proprie virtù. Teseo, a tutte le proposte che gli erano sottoposte, rispondeva: “Per Bacco, quest’opera può essere fatta da chiunque. Io voglio compiere un'impresa, che nessuno sia capace di compiere o che nessuno abbia il coraggio di affrontare”! Viveva in una lontana isola chiamata Creta, un mostro conosciuto come il Minotauro2, che era il terrore di tutta la gente. Questo mostro, appena una persona metteva piede sull’isola, lo acchiappava, lo uccideva e lo mangiava in due bocconi. Teseo, anche se tutti lo sconsigliavano come il padre, decise di andar ad uccidere quest'abominevole essere cattivissimo. Una bella mattina, Teseo, colmo di speranze ed attorniato da un gruppo d'amici, si recò in riva al mare e quando stava per salire sulla barca per recarsi a Creta, suo padre gli disse: “Caro figlio mio, pregherò le divinità perché ti proteggano e ti accompagnino. Ti auguro tanta fortuna propizia e di farcela a sopprimere quell’orrendo mostro. Tu sai che sei il mio unico figlio e se tu non tornerai sano e salvo sarà come se fossi morto anch’io. Coraggio, va e torna vittorioso! Però, fissatelo bene in mente e dillo anche ai tuoi compagni: quando la nave farà ritorno, se la missione sarà felicemente riuscita di far sventolare una bandiera bianca issata al pennone più alto ma, se sarà andata diversamente di far sventolare una bandiera nera. Ricordati bene di questo”! Teseo, quando arrivò nell’isola e vide l’orribile mostro, in un battibaleno lo trucidò. Compiuta l’eroica impresa, il nuovo campione con tutti i suoi camerati felici e contenti si organizzarono per il ritorno ed in fretta e furia issarono le vele aprendole al vento. La barca volava d'onda in onda e quando apparve a filo orizzonte la sagoma della terra natia, tutti si applicarono ad usare anche i remi per andare più velocemente. In gruppo vollero esternare la propria felicità abbracciandosi, ballando, cantando e, purtroppo, in questa festosa gazzarra nessuno si ricordò della promessa fatta al re Egeo. Passa un giorno passa un altro, un bel dì la vedetta di turno, dal posto d'osservazione sovrastante il porto, vide apparire a filo orizzonte una piccola macchia. Che cosa mai sarà, che cosa mai non sarà? Man mano che il puntino si avvicinava, si faceva più grande e più chiaro e, ad un certo momento, la sentinella capì che era proprio la barca di Teseo. Veloce come una volpe, corse a comunicare la notizia al re, che, grandemente emozionato, giunse sul limitare della roccia più alta a picco sul mare. L’Egeo, poverino, con il cuore in gola osservava attentamente e cercava di vedere nel modo più chiaro e chiedeva: “Di che colore è la bandiera più in alto?” Ma nessuno aveva il coraggio di dirgli il colore. Quando egli, con i propri occhi, vide che sventolava la bandiera nera si sentì mancare e, disperato, si lasciò cadere nel vuoto sprofondandosi nell’acqua profonda del mare.
Tutta la gente, vedendo quell’atto disperato dell’amor paterno del re Egeo, rimase attonita. Da allora, affinché per sempre tutti sapessero di questo triste evento e, perché ognuno lo ricordasse in eterno, cambiarono il nome a quel tratto di mare chiamandolo il MARE EGEO!
Quando poi partì per Creta per liberare gli ateniesi dal tributo di sangue a Minotauro, stabilì con Egeo che avrebbe inalberato al ritorno della nave una vela bianca in segno di vittoria. Ma, rimasta poi la vela nera per dimenticanza di Teseo, Egeo prima dell’arrivo della nave in porto, credendo che il figlio fosse morto, salì su una rupe e si gettò nel mare che da lui prese il nome. Egeo ebbe un piccolo tempio in Atene.