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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
Io conservo chiaramente impresso nella mente il capitello1 dei nonni (da parte di mamma), che era conosciuto come: il capitello de ‘i Pieri’. Nel percorrere la strada in discesa, che proviene da Castello, ad un certo punto si arriva ad un incrocio formato dalla via principale, che ha nella parte sinistra una strada di campagna meno ampia, che porta alla valle alta e nella parte destra un’altra strada privata non molto larga, che si snoda in direzione della valle bassa. La strada comunale era tenuta in terra battuta ed era bene assestata con un corposo strato di ghiaia e sabbia; la strada alla sinistra era livellata con la stessa terra e si vedevano i solchi scavati dalle ruote dei carretti; la strada alla destra, invece, era selciata con ciottoli neri fino alla fonte detta ‘la sorgente dei Pieri’. Da lì si restringeva diventando sentiero. Questo andava man mano ramificandosi in altri viottoli a loro volta sempre più ristretti e che andavano a svanire tra fossati e boschi.
Adesso torno indietro di oltre cinquant’anni, chiudo gli occhi e vi racconto.
Mi vedo davanti al capitello, che si trovava proprio attiguo al pilastro del cancello, che segnava la fine di una breve salita di ciottoli neri e l’inizio della proprietà de ‘i Pieri’. Vedo il capitello ben tenuto, pulito, con fiori di campo freschi, con un lumino sempre acceso, con la tovaglia ricamata, che sopravanzava il piano di marmo. Appoggiati sopra il ristretto piano dell’altare vi erano due minuscoli candelieri con al centro un crocifisso. Questi tre oggetti luccicavano come l’oro, ma credo fossero d’ottone. Di sotto al piano di pietra ed alta un metro o poco più, vi era costruita la base e murata in essa spiccava una modesta lastra di marmo bianco con una scritta: “Sancta Maria, ora pro nobis”. Nella parte sovrastante il piccolo altare, si ergeva l’edicola vera e propria, che era una grande nicchia con la parte superiore arrotondata d'altezza d’uomo. Il fondo di questo spazio era dipinto con un affresco luminoso: si vedeva la Madonna assisa su un trono librato in aria e questo seggio era portato a spalle da tanti angioletti paffutelli. Tutto attorno a queste figure si apriva il cielo con tanti cirri e, andando verso i bordi, sembrava dissolversi in un chiarore illuminato di riverbero da un sole nascosto. La Vergine sorreggeva con una mano il Bambinello seduto su un suo ginocchio e con l’altra mano, con un dito inanellato dalla fede nuziale d’oro, porgeva un rosario. Lo sguardo della Santissima era indirizzato verso il basso e guardava in linea di una persona inginocchiata. Forse si trattava di San Gaetano da Thiene o, più probabilmente, di Sant’Antonio di Padova perché era vestito con il saio marrone, i piedi scalzi calzavano sandali, la testa aveva la chierica ben rasata ed attorno ai fianchi aveva il cordone bianco con i nodi. Il viso del Santo inginocchiato faceva intendere che, rimirando la Madre di Dio e tenendo le braccia ben aperte e alzate, stava elevando una supplica per ottenere una grazia. Maria sembrava una visione nel gran cielo azzurro. Indossava un bell’abito colorato, ornato di tante morbide increspature ed era tutto un ricamo. La gonna arrivava fino a terra, coprendoLe anche i piedi. Sopra le spalle era steso uno scialle e in cerchio ai capelli luccicava un’aureola di stelle d’oro. Una meraviglia! Chi passava davanti faceva il segno di croce vuoi per devozione, vuoi per rispetto, vuoi per tradizione.
Da un bel po’ d’anni non venivo ad Arzignano e per queste ultime feste di Natale decisi di fare una scappata. Sono ospite di un amico, certo Aldo, e ieri sera gli ho detto: “Amerei andar a vedere la casa dei nonni”. Stamattina siamo andati. Ho visto tutto e sono rimasto amareggiato. Il capitello è una rovina. Sarebbe stato meglio non fossi mai andato. Si è dissolta la parte più cara della mia fanciullezza! Nella mia memoria il capitello c’è ancora, ma nella realtà resta solamente un rudere. Esso è tutto una rovina: l’intonaco cadente, i mattoni scoperti e corrosi, gli esili pilastri traballanti, il piano di marmo asportato, nessun ornamento è rimasto e dell’affresco solamente qualche diafana traccia. Tempo, pioggia, ghiaccio, sole, vento, polvere, umidità e l’incuria degli uomini lo hanno ridotto allo stremo. Ed esso, seppur abbandonato, sta tenendo testa alla sua lenta agonia. Che pena!
I nostri Vecchi si sono dati il loro impegno lasciandoci cose belle, noialtri non siamo stati capaci neppure a tenerle in serbo!…