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Antonio Balsemin
Desso ve conto…

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14        LA ‘MADONNINA NERA*

 

Ai tempi nei quali, io con la mia famiglia andammo ad abitare ad Arzignano, la contrada dove stava costruita la nuova casa si chiamava la contrada della ‘Via del Santo’ ed era fornita di una stazione del tram elettrico. A due passi da questa stazione e costruita in un angolo della curva della strada vi era una chiesuola detta la ‘Madonnina nera’. Questa piccola chiesa era officiata solamente poche volte l'anno e in quelle occasioni si celebrava la messa, si recitavano le preghiere, si cantavano gli inni religiosi e si ascoltava il sermone, che di solito era tenuto da un frate d'altra zona. Ricordo che a funzioni concluse suonava la banda comunale. Per quel di festa, tutto intorno alla piccola chiesa e al giardinetto, erano approntati dei banchi apparecchiati con sopra tanti piccoli mucchi di: arachidi, carrube, castagne secche, stecche di mandorlato, tocchettoni di zucchero caramellato, amaretti1, bastoncini di liquirizia, carbon dolce, i lecca-lecca, i confetti, il caramello morbido, mandorle, noci, nocciole, datteri, arance, mandarini, fichi secchi, uva passita e tanti altri oggetti belli e gustosi. Vi erano in vendita, anche, tanti giocattoli: le palline di stoffa riempite con segatura fornite di un cordoncino elasticizzato (queste palline in un primo momento si gettavano a vuoto o addosso a qualcuno e, dopo, erano riacchiappate di rimbalzo nel palmo della mano per essere nuovamente rilanciate lontano), le raganelle per creare dello strepitio, i palloncini colorati e gonfiati con il gas, le bambole per le femminucce e le armoniche a bocca per i maschietti e tante altre leccornie. Che bello, era la sagra! Dirimpetto alla piccola facciata di questa chiesuola vi era uno spazio tenuto a giardino recintato con un basso muro e sopra di esso vi era una rete metallica ad altezza d’uomo. All’interno erano coltivate delle piante nane di bosso sempreverde. Queste piante, essendo vetuste, erano diventate come piccoli alberi ed erano potate in varie forme. Raccontavano che in tempi antichi quel posto fosse stato un cimitero o una fossa comune per seppellire i morti di peste. La statua della ‘Madonnina nera’, grande forse 50/60 centimetri, era vestita con un abito perfettamente liscio, come se si trattasse di un grande mantello, che copriva il corpo dal collo ai piedi. La stoffa della veste era di color bianco e rosa ed era tutta trapuntata da tralci dorati, che si snodavano seguitando di continuo in girotondo e verso l’alto con le foglie dorate e i fiori colorati di rosso vivo. Ad una certa altezza fuoriusciva un braccio della Vergine che sosteneva il Bambino Gesù, che a sua volta con un braccino steso sorreggeva nella manina una piccola sfera, rappresentante il mondo con sopra una minuscola croce. Sia la Mamma come il Figlioletto erano incoronati da una corona d’oro tempestata di gemme di vari colori. Qualcuno mi raccontò che una signora (che credo di aver conosciuto già avanti in età a quei tempi) aveva tratto in salvo la statuetta della Madonnina sistemandola sopra un modesto altare costruito in un angolo di una stanza in casa sua.

Trascorsi tanti anni e un giorno tornato , rimasi amaramente sorpreso non trovando più la mia cara piccola chiesa. Adesso vi sono altre costruzioni e seppure le abbia viste non ricordo minimamente che cosa siano. Eppure, se si fosse voluto conservare questa modesta e linda chiesuola io credo che si sarebbe potuto fare: era così piccola!... Come avrebbe potuto mai ostacolare il ‘progresso’ se si lasciava a raccontare una pagina di storia dei nostri Vecchi?

 

 

 




* Un caro ricordo ormai scomparso.



1 amaretti s. m. = dolci rustici (locali) a base di mandole sgranate, cacao e zucchero






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