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Antonio Balsemin
Desso ve conto…

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16        L'ULTIMA FETTA DI TORTA

 

C'è un proverbio che recita: “Chi dice donna, dice danno”. Un altro proverbio: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Nel parlare della fiducia, un personaggio vissuto oltre duemila anni fa scrisse: “Timeo Danaos et dona ferentes”.1 Mamma mia, come la vita procede amara! Si deve sempre vivere con quest'affanno del sì e del no, se fidarsi o non fidarsi delle donne. Dice un motto latino: “Unicuique suum”,2 detto che riguarda sia uomini sia donne. Con questa spada di Damocle sopra la testa dobbiamo prestare attenzione al nostro agire per salvare il civilemodus vivendi’ e l'insegnamento cristiano che ti sprona a dar fiducia al prossimo. Donne ne conosco e non mi dedico a raccontare la storia di alcuna di loro. Però due parole su una (la solita Maria) le voglio spendere raccontandovi un breve fatto. Ascoltatemi un po’.

Ieri sera Maria ed io ci siamo apparecchiati una cenatête a tête’ a lume di candela e con il fuoco scoppiettante nel caminetto. Quando mangio vado più lentamente di lei e così mentre stavo per iniziare il secondo la Maria era già arrivata al dolce, che era la metà di una torta che la signora Giuseppina, vicina di casa, ci aveva regalato. Nel mentre mi guarda con la coda dell’occhio e si muove con un comportamento fra il timido ed il risoluto, lei si taglia metà del pezzo di torta e se lo mette nel suo piatto. Quindi se lo mangia con evidente godimento. Lei è una democratica (così sostiene) e vuole che tutte le cose siano sempre ben realizzate ed equamente spartite. Però sentite come andò a finire la breve storia dal momento che, in questo frangente, fu la gola a fare da padrona. Io ho occhi buoni e ho visto, facendo finta di non aver visto, che la sua porzione era ben più abbondante di quella che restava sopra il piccolo tagliere. Quando stavo per ultimare il secondo piatto lei guardandomi in un modo come implorante dice con voce angelica: “Posso prendermi un’altra piccola porzione”? Rimango perplesso e siccome un proverbio dice: “Chi tace acconsente”, lei fece questo motto quale sacrosanto Vangelo e ‘gnam gnam’, si mangia un’altra fetta della succulenta torta. Così, due sostanziosi bocconi trovaronopace’. Pulito di nuovo il piatto vedo che i suoi occhioni tendono al carezzevole e quando i suoi occhi si volgono al seducente vuol significare che si fanno verdi di un verde più verde del verde di una verde pineta appena lavata dalla pioggia e illuminata dal sole a picco. Lei, donna astuta, cosciente di questa sua ‘spettacolare doteinvaghisce di sé ogni uomo. Mi batte un po’ il cuore e conoscendola bene mi domando: “Ahimè! Che cosa mai vorrà adesso”? Lei, con un visino da bambina che con le man giunte sta accostandosi all'Ostia Sacrosanta della sua Prima Comunione (in questo caso con il coltello in mano) sta per muovere le labbra per proferire parola. Però dalla sua bella bocca, visto il mio repentino gesto, non uscì verbo alcuno perché io, più veloce di un gatto, ghermii quel miseroresto’ avanzo di una succulenta torta, che all’inizio era intera, dopo metà, ancor dopo un quarto e via così, senza scrupoli e senza pietà di Maria a furia di tagli e tagli era stata ridotta ad una particola poco più grande di un coriandolo!

 

 

 




1Temo i Danai anche quando portano doni”. (Virgilio, Aen., 2, 49); HOEPLI, pag. 164. Detta celeberrima frase si trova nell’Eneide di Virgilio, libro II, parte prima.



2 “A ciascuno il suo”. Vedi la nota 3 (in italiano) nella versione scritta in veneto.






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