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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
20 SETTE STREGHE AD ALESSANDRIA D’EGITTO*
C'era una volta un gruppetto di sette streghe che ne combinavano di tutti i colori, peggio di Bertoldo. Anzi, Bertoldo, poverino, (per metà matto e per metà saggio) talvolta compiva anche buone azioni, ma queste streghe cattive e rabbiose compivano solamente grosse cattiverie. Avevano venduto l’anima al diavolo pur di realizzare opere scellerate e, se fosse stato il caso, esse, più convinte che mai, avrebbero nuovamente rivenduto a quel demone la loro anima pur di attuare imprese, se fosse stato possibile, ancor peggiori. L’evento che vi sto raccontando, a me riferito come autentico, accadde a Venezia e iniziò precisamente dal molo di Venezia. Queste sette indemoniate, quando tutti gli uomini e le donne di questo mondo di notte vanno a dormire, loro, invece, appena scoccava la mezzanotte si radunavano sul litorale delle ‘Fondamente Nove’1 per salire su di un battello lì ormeggiato. Una volta salite a bordo andavano a compiere le loro imprese vituperevoli per tutto il mondo. Una mattina il padrone del battello, che loro avevano usato nella notte precedente, salendo sulla barca vide che la gomena non aveva il nodo come l’aveva stretto lui e si dice: “Com’è questa storia? Qualcuno stanotte ha usato il mio battello perché non c’è il nodo come io sono solito annodare: domani notte voglio vigilare per vedere chi mai è quello che lo manomette”. Appena si fece sera, invece di recarsi a casa, si nascose nella parte più interna della poppa del suo battello e lì restò. Nello stesso momento nel quale scoccò il tocco della mezzanotte, udì un gruppo di persone, che, avvicinandosi, senza dubbi capì che si trattava di voci femminili e tutto agitato in cuor suo dice: “Oh, voglio proprio ascoltare e controllare che cosa vogliono combinare queste donne”! Sta di fatto che queste femmine (che egli aveva intuito essere streghe) allentano la gomena e, all’istante, per prima vi sale la comandante e man mano si preparano a salire anche le altre. La principale inizia a contare: “Su una! Su due! Su tre! Su quattro! Su cinque! Su sei! Su sette”! Alfine, quando tutte si trovano a bordo della barca (poiché pronunciando il numero sette il battello avrebbe dovuto salpare per la sua destinazione) questa volta, invece, non si muoveva. Allora la dirigente: “Oh, che cos’è questa storia che non salpa”? L’uomo nascosto sotto poppa, ormai certissimo che quelle sette donne erano sette streghe, piagnucolava: “Oh, poveretto me! Quale mai triste sorte mi capiterà se mi scovano? Mamma mia, se mi snidano mi ammazzeranno di certo”! Il poverino, tutto tremante di paura e sgomento stava lì fermo come morto. La direttrice guarda di qua, scruta di là, conta di nuovo e, costatato che sono soltanto loro sette, così conclude: “Oh, qualcheduna di voi sarà gestante! Dunque…: Su otto ”. Non appena articolò: “Su otto”, il veliero partì veloce come il fulmine approdando all’istante ad Alessandria d’Egitto2. Nel preciso momento nel quale il battello attraccò, tutte scesero a terra e si diressero là dove intendevano recarsi per attuare le stregonerie, che avevano in mente di compiere. L’uomo celato nel sotto poppa, accertatosi che tutte le sette streghe sono ormai a terra e che si sono allontanate, curioso di sapere in quale luogo mai si trova, s'infonde coraggio e con estrema cautela scende a terra. Una volta sbarcato e visto che delle streghe non vi era traccia alcuna, rincuorato: “Per Bacco, quando loro ripartiranno voglio ripartire anch’io. Mi piacerebbe molto portare con me qualcosa da qui”! Lì era notte e non si poteva vedere alcunché. Spostandosi carponi qua e là s’imbatté in una maestosa pianta da datteri e immediatamente ne staccò un ramo con frutti maturi. Svelto e silenzioso corse a depositare questa rama di palma nel nascondiglio e, lì, si acquatta anche lui. Caspita, egli faceva tutto in fretta e furia perché aveva gran timore che le streghe tornassero all’improvviso e lo scoprissero! Trascorso parecchio tempo sente l’allegra brigata, che si avvicina ballando, cantando, ridendo e si sta apprestando a salire sulla barca. La comandante: “Su una! Su due! Su tre!” e via così fino a sette e, visto che il battello al ‘sette’ non partiva: “Su otto…; tanto ho ben capito che qualcuna di voi è in stato interessate”! Appena pronunciò: “Su otto” il battello filò via e in un battibaleno approdò alle ‘Fondamente Nove’di Venezia, proprio nel medesimo posto dove era attraccato prima. Poiché avevano compiuto tutto quello che si erano proposto di fare scesero, si salutarono e ognuna si diresse verso il proprio domicilio in tempo prima che i galli si mettessero a cantare. L’uomo nascosto sotto poppa, assicuratosi che tutte si fossero allontanate, esce dal nascondiglio portandosi dietro quanto aveva colto così tanto lontano e in questo modo ragiona fra sé: “Corpo di Diana! Questo pezzo è un pezzo di pianta da datteri. Se non erro siamo andati ad Alessandria d’Egitto, perché datteri non ne crescono in alcun luogo se non in Alessadria d’Egitto”. Caricato il pezzo sopra una spalla rincasa. Fattosi giorno va a trovare i suoi amici e racconta loro che nella notte era andato ad Alessandria d’Egitto. Loro, sganasciandosi come matti, lo scherniscono e, allora, l’uomo su tutte le furie va a prendere il pezzo e lo esibisce posandolo sul tavolo dell’osteria. Non appena gli amici vedono e toccano foglie e frutti freschissimi gli credono. Per farsi perdonare ognuno volle offrigli da bere e il nostro protagonista, per farli contenti tutti, svuotava ogni bicchiere offertogli riempito da buon vino. A sera fatta il nostro eroe, brindisi dietro brindisi, con l’ultimo brindisi prese una solenne sbornia, ma una sbornia così solenne che Dio solo sa!