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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
Tutti i giorni il sole nasce da dietro l’orizzonte e, man mano che la sua luce in corsa illumina le cose, tutti si svegliano e tutto riprende vita, secondo le proprie regole. Il regno minerale sembra sia inerte e, nondimeno, è modificato da quello che lo colpisce direttamente o indirettamente; il regno vegetale sembra sia statico, invece è in continua trasformazione a cominciare dai fiori e così via; il regno animale è in costante animazione a cominciare dal gallo, che alle prime luci dell’aurora sbatte le ali e si mette a cantare e tutti lo imitano attivandosi secondo i modi di fare di ognuno. La gran ruota della vita, quella che non si ferma mai, vedila come la vuoi vedere, continua a girare e pian piano il raggio che stava in basso, verso terra, andrà in alto, verso il cielo e, dopo, ritornerà in giù, nuovamente verso terra. Nessuno può vedere questa misteriosa ruota immaginaria, nessuno può starle al passo oltre al tempo stabilito per lui. La gran ruota sarà fatta ruotare, di continuo, da chissà mai chi o che cosa ed essa farà un altro giro e dopo un altro e dopo un altro, finché durerà il tempo. Ecco una ruota piccola, che iniziò a girare, ma che non fece neppure in tempo a concludere un giro completo. Una mattina, fra mille e mille entità e fra tanti e tanti esseri viventi, era sbocciato un ciclamino. Fra i tanti monti e le tante valli, fra i tanti prati e i tanti boschi, vi era fra due paesi un bosco e per andare da un paese all’altro o si usufruiva della strada principale, che era comoda ma lunga o s'imboccava un accidentato ma corto viottolo, che si snodava nel folto del bosco. Nel caso che uno avesse scelto tale scorciatoia, avrebbe potuto vedere una grand'abbondanza di piante, con le proprie foglie, gemme, fiori, frutti. In questa lussureggiante vegetazione, avrebbe potuto ammirare, anche, delle piantine di ciclamino con i suoi ciclamini e fra i tanti ciclamini, quel ciclamino del quale vi ho parlato poco addietro. Questo ciclamino, raggiunto il massimo del fulgore della sua bellezza, vide che i fratelli più vecchi erano sul punto di avvizzire sfiorendosi e che i fratelli più piccini erano scoloriti e diafani. Allora, fu preso da superbia e cominciò a vantarsi: “Ah, come sono bello! Oh, in verità sono proprio bello! Eh sì, sono il più bello! Perbacco, nessuno è bello quanto me! Caspita, sono il più bello fra tutti i nati della mia specie! Per davvero, belli come me non ne nasceranno mai più!” La gran ruota andava avanti nel suo giro e tutte le cose, per conto proprio, avevano completato una parte del proprio giro. Era da poco passato mezzogiorno ed un ragazzo ed una ragazza volevano andare al paese di fronte, per incontrarsi con altri loro amici. Il maschietto, ad un certo momento, cominciò a fare il galletto e quando allungò di troppo una mano lei reagì appioppandogli una sonora sberla su una guancia. Proseguendo nel cammino, lui avrebbe voluto discorrere per far pace, ma la femminuccia faceva l’offesa e camminava veloce senza dargli ascolto. Ormai stavano per uscire dal bosco, quando giunsero vicino al nostro bellissimo ciclamino e, come il ragazzo lo vide, pensò di coglierlo per donarlo alla ragazza. Così pensò, così fece. Zac, ed il ciclamino non ebbe neppure il tempo di dire “ahi!” e si trovò prigioniero fra due dita. Il giovane tentò la carta della curiosità femminile e disse: “Maria, voltati e guarda che cosa ti regalo”. “Oh, che bel ciclamino!” “Se mi perdoni è tuo”. “Va bene, facciamo la pace”. “Me lo dai un bacetto?” “Io te lo do, ma tu promettimi che non mi molesterai più”. “Promesso”. Felicemente risolta la piccola lite, appena fuori del bosco camminarono sottobraccio.
Avete visto la fine del ciclamino borioso? Poverino, la sua bellezza lo rovinò! Fu così che, però, essa non fu del tutto vana perché servì a pacificare due cuoricini, che, seppur avevano litigato, erano un pochino già innamorati.