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| Antonio Balsemin Desso ve conto… IntraText CT - Lettura del testo |
5 IL VITELLINO SUCCHIA*
Ricordo che quando una mucca generava un vitello, i miei zii lo sistemavano nell’angolo più interno della stalla, al di fuori delle correnti d’aria perché non buscasse il raffreddore. La stalla aveva un portone grande per far uscire i buoi affiancati in modo da poter posare il giogo sopra le loro coppe ed, anche, aveva una porta piccola, che era aperta per portare fuori il letame al letamaio. Un nostro proverbio dice: “Aria di fessura, porta alla sepoltura!” Ben, quando erano aperte entrambe le entrate, tiravano degli spifferi di vento, che avrebbero recato danno a tutti, tanto più al vitellino. Nel pulire e ripulire il letto alla bestiola, i miei zii non risparmiavano la paglia perché il piccolo animale doveva stare all’asciutto e ben pulito. Per maggior sicurezza, i miei zii mescolavano alla paglia anche piccole quantità di tritume di fieno secco e, così, la bestiola non sarebbe incorsa in abrasioni e piaghe e neppure essa avrebbe contratto malattie ai polmoni e ai bronchi. Gli uomini curavano il letto più volte al dì perché i rifiuti, che la bestiola produceva, cadevano sullo stesso posto dove si trovava anch'essa. Alla guisa di tutti gli esseri viventi in via di sviluppo, anche il nostro vitellino aveva sempre fame e, quando non succhiava la mammella di sua madre o il poppatoio di gomma infilato nella cannuccia del secchio d’alluminio riempito di latte vero allungato con acqua e latte in polvere, frignava come un bambino. Ahi, a me faceva tanta pena! Quando esso mugolava in continuazione io mi avvicinavo e lo consolavo con la voce e lo accarezzavo con la mano. Rincuorato agitava la piccola coda allungando il suo musetto a più non posso verso di me. Visto, però, che di pappe non arrivava niente esso ricominciava a piagnucolare e allora io gli infilavo in bocca un mio dito ed esso lo succhiava beatamente. Si sa: “Chi si accontenta gode”! Io lo coccolavo ed esso succhiava ed intanto ridevo come un bambino felice perché godevo per il solletico, che faceva al mio dito. Una mano fungeva da ‘tata’ e quell’altra da ‘mamma’ con grattatine sulla piccola nuca. Dopo che si era stancato di questo poppare fasullo abbassava le palpebre e pian piano appoggiava la sua piccola testa sopra la paglia. Per non svegliarlo grattavo ancora per un po’ di tempo le due protuberanze, che quando fosse cresciuto sarebbero divenute le sue corna e stavo a guardarlo. Era una situazione proprio piacevole perché mi sembrava felice e contento!
Chissà, forse nel suo cervelletto stava sognando la vera mammella della genitrice!..