3. Mediante l'Eucaristia, che è nostra forza e speranza
I Vangeli ci parlano dell'iniziativa di Cristo che, camminando sulle acque,
porta soccorso e conforto agli Apostoli, che si
trovano nella barca agitata dalle onde del Lago di Tiberiade (cfr Mt 14, 22-32).
È un invito a ravvivare la nostra piena fiducia in Cristo. Egli ripete anche
a noi l'esortazione rivolta ai naviganti: "Coraggio, sono io, non
abbiate paura" (Mt 14, 27)! Non lasciamoci intimorire dalle difficoltà, abbiamo fiducia in
Lui! La vocazione sacerdotale, piantata con efficacia da Cristo in voi e da voi
accolta con generosa umiltà, quale terra feconda, darà certamente
frutti abbondanti.
Come Pietro, andiamo incontro a Gesù Salvatore,
fissando il nostro sguardo sul suo Volto misericordioso: solamente lo
sguardo del Crocifisso e Risorto, contemplato nella
nostra preghiera e nel ricorso alla Confessione sacramentale, può superare la
forza di gravità della nostra pochezza, dei nostri limiti e dei nostri peccati.
San Giovanni Crisostomo, commentando questo brano del Vangelo, lo ricorda
affermando: "Quando manca la nostra cooperazione, anche l'aiuto di Dio
viene meno" (Commento al Vangelo di S. Matteo, n. 50).
Specialmente nell'Eucaristia riscopriamo la verità e
l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo: "E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo
di poca fede, perché hai dubitato?"" (Mt
14, 31). Il braccio di Dio ci sostiene e le acque oscure, agitate dalla
nostra superbia e dal demonio, avranno perso il loro
potere.
Dall'Eucaristia attingeremo la forza della carità di Cristo. A tale
riguardo, nella Lettera Enciclica sull'Eucaristia, il Santo Padre scrive:
"Ogni impegno di santità, ogni azione tesa a realizzare la missione della
Chiesa, ogni attuazione di piani pastorali deve trarre la necessaria forza
dal Mistero eucaristico e ad esso
si deve ordinare come al suo culmine" (Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia, 17 aprile 2003, n. 60).
Dio chiede a voi, sacerdoti diocesani, missionari e religiosi, che vi prodigate con entusiasmo in questo sacro ministero, di
riscoprire, specialmente nell'Eucaristia, la bellezza della vostra vocazione
sacerdotale. Ognuno diventi educatore di vocazioni, senza temere di proporre
scelte radicali nella santità.
Consapevoli, come affermava il santo Curato d'Ars, che "il sacerdote è
l'amore del cuore di Gesù" (Esprit du Curé d'Ars, M. Vianney dans ses
catéchismes, ses homélies et sa conversation, édition de Téqui, Paris 1935, p. 117), come non ricordarvi che nulla è
più esaltante d'una testimonianza appassionata della
propria vocazione? "Il Sacerdote - diceva ancora san Giovanni Maria Vianney - è un qualcosa di immenso, che se lui stesso lo comprendesse, ne
morirebbe" (Esprit... o. cit.,
p. 113).
Come sentinelle della Casa di Dio che è la Chiesa, vegliamo
affinché in tutta la vita ecclesiale delle nostre Parrocchie si riviva
l'incontro con Cristo crocifisso e risorto. Evitiamo gli scogli dell'attivismo
dove sono naufragati, a volte, i migliori piani apostolici e pastorali, e si
sono inaridite tante vite impegnate in un servizio non adeguatamente irrorato
dalla Parola di Dio e dalla Sua presenza nell'Eucaristia. Con parole del Santo
Padre, ripetiamo: "Nell'umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo
cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti
testimoni di speranza" (Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 62).
Facciamo rivivere ai fedeli cristiani l'esperienza del Cenacolo, che fu, in
certo senso il primo Corso formativo degli Apostoli. Nel Cenacolo il
Maestro, dopo aver istruito i Dodici, lavò loro i piedi e, anticipando il
Sacrificio cruento della Croce, donò se stesso interamente e per sempre nel
segno del pane e del vino. Nel Cenacolo, in attesa
della Pentecoste, gli Apostoli si trovarono "assidui e concordi nella
preghiera insieme con Maria, la Madre di Gesù" (At 1, 14).
Quest'anno ricorre il 150° Anniversario della
definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione di Maria, proclamata dal beato Pio IX l'8 dicembre del 1854.
Invochiamo, dunque, con particolare fiducia la Beata Vergine Immacolata.
Chiediamo a Lei, Donna "eucaristica", di sostenere sempre in noi il
desiderio di identificarci pienamente con suo Figlio, di essere
ipse Christus,
alter Christus, per essere in ogni luogo araldi del
Vangelo, esperti in umanità, conoscitori del cuore degli uomini d'oggi,
partecipi delle loro gioie e speranze, angosce e tristezze, e per essere, nello
stesso tempo, contemplativi, innamorati di Dio.
Rivolgiamoci a Maria, Regina degli Apostoli e
Madre dei sacerdoti. A Lei chiediamo che ci accompagni nel nostro cammino
ministeriale, come accompagnò gli Apostoli ed i primi discepoli nel Cenacolo.
A Lei, Stella dell'evangelizzazione, ci
rivolgiamo fiduciosi perché, per sua intercessione, il Signore conceda ad
ognuno il dono della fedeltà alla vocazione sacerdotale. Che
l'Immacolata Concezione rifulga al centro delle nostre Comunità
ecclesiali e le trasformi in un segno elevato tra gli uomini, "come
città collocata sopra un monte", e come "lucerna sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti" (Mt 5, 14-15)!
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