I.
VALORE DELLA VITA UMANA
La vita umana è il fondamento di tutti i
beni, la sorgente e la condizione necessaria di ogni
attività umana e di ogni convivenza sociale. Se la maggior parte degli uomini
ritiene che la vita abbia un carattere sacro e che nessuno ne possa disporre a
piacimento, i credenti vedono in essa anche un dono
dell’amore di Dio, che sono chiamati a conservare e a far fruttificare. Da quest’ultima considerazione derivano alcune conseguenze:
1. Nessuno può attentare alla vita di un
uomo innocente senza opporsi all’amore di Dio per lui, senza violare un diritto
fondamentale, inammissibile e inalienabile, senza commettere, perciò, un
crimine di estrema gravità. (Hic omnino praetermittuntur
quaestiones de poena mortis et de bello, quae postulant ut aliae fiant peculiares
considerationes, quae huius Declarationis
argomento extraneae sunt.)
2. Ogni uomo ha il dovere di conformare la
sua vita al disegno di Dio. Essa gli è affidata come un bene che deve portare i
suoi frutti già qui in terra, ma trova la sua piena perfezione soltanto nella
vita eterna.
3. La morte volontaria ossia il suicidio è,
pertanto, inaccettabile al pari dell’omicidio: un simile atto costituisce,
infatti, da parte dell’uomo, il rifiuto della sovranità di Dio e del suo
disegno di amore. Il suicidio, inoltre, è spesso anche
rifiuto dell’amore verso se stessi, negazione della naturale aspirazione alla
vita, rinuncia di fronte ai doveri di giustizia e di carità verso il prossimo,
verso le varie comunità e verso la società intera, benché talvolta
intervengano- come si sa- dei fattori psicologici che possono attenuare o,
addirittura, togliere la responsabilità.
Si dovrà, tuttavia, tenere ben distinto dal
suicidio quel sacrificio con il quale per una causa superiore - quali la gloria
di Dio, la salvezza delle anime, o il servizio dei fratelli - si offre o si
pone in pericolo la propria vita (cf. Gv 15,14).
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