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| Anonimo Admeto IntraText CT - Lettura del testo |
Stanze Reali. Una statua di Apollo nella stanza.
Admeto indisposto nel letto, che dorme. Ballo di Larve
con stili sanguinosi in mano. Admeto si leva in furia dal
letto e dice.
ADMETO
Orride larve! E che da me volete?
Perchè Admeto fuggite? Ah! Sì voi siete,
che turbate la mente, e da voi non risente
che un affanno penoso: Crude! Non avrò mai
dunque riposo? Se volete, ch'io muora, io
morirò; ma che! Voi non potete farmi morir
senza turbar la quiete? Sì, sì: di ferro
armate, sanguinolenti, e crude tornate,
omai tornate. Ma! Oh Dio! Ch'io già vi sento
che di pietade ignude non volete, che
cessi il mio tormento. L'etra si scuota, e con
fulminea fiamma fenda la terra, e nel suo
cupo letto ov'è de'sogni il regno, là vi
ritrovi, e là vi sguarci il petto. Così almeno
potrò, se il cor si sface già che morir degg'io,
morir in pace.
(Va di nuovo a posarsi)
Chiudetevi miei lumi
In un perpetuo oblio,
Così col morir mio
Toglietemi alle pene eterni Numi.
(Entra Orindo.)
ORINDO
Sire, l'invitto Alcide a tè m'invia;
prima del suo partire la tua destra
real baciar desia.
ADMETO
Venga l'eroe, ma prima dimmi: Trasimede
che fà?
ORINDO
Delira per dipinta bellezza.
ADMETO
Dunque anch'egli è in tormenti?
ORINDO
Da vicin mai non vidi l'effigie di colei,
per cui sospira. Sire, Alcide qui giunge.