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| Anonimo Admeto IntraText CT - Lettura del testo |
ORINDO
Oh come spesso o Sire, congiunti van con
l'allegrezza il pianto: rio turbine improviso
di lacrimoso evento turba in corte il seren
d'ogni contento.
ADMETO
Narrami, oh Dio, che di funesto apporti.
ORINDO
Ciò che per gran dolor muta la lingua
raccontarti non può, mira e del pianto
apri le fonti a gli occhi.
(Qui s'apre il proscenio, e si vede presso una
fonte Alceste svenata col ferro nel petto.)
ORINDO
Leggi su questo foglio prima del suo morire
quali note amorose per te scritte lasciò.
ADMETO
Che leggo? Ahi, lasso!
"Adorato Consorte, per dar a te salute a me
dò morte."
Toglietemi da gli occhi così tragico oggetto,
o fidi amici; toglietemi la vita e con essa
involate il mio tormento!
ERCOLE
Deh, ricordati, Admeto, che al dominio
nascesti, e alle corone.
(Si chiude il proscenio.)
ADMETO
Ercole, il mio dolor, fatto tiranno,
sforza l'anima, e il core a tributargli
acerbo pianto e affanno.
ERCOLE
Se Rè tu sei, da invitto domina del tuo cor
l'alto dolore!
ADMETO
Da tua robusta mano sol conforto n'attendo,
invitto Alcide: Tu che il varco chiudesti
all'oceano, tu che col tergo fosti stabile
appoggio alle cadenti sfere, e Teseo liberasti
dal baratro infernal, tu solo puoi dall'Erebo
profondo trarne libera Alceste a mondo.
ERCOLE
Vedi, s'io t'amo, o Sire; voglio per
consolarti scender a Dite, e in quella Reggia
accesa in tal giorno tentar sì dura impresa.
(Parte.)
ADMETO
Un lampo è la speranza,
Fa lume, è ver, ma poi
Quel lume ancor a noi
Ben spesso offende,
Un ben con lei s'avanza
Ma se non resta al cor
Un più crudel dolor
Di nuovo accende.