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| Anonimo Admeto IntraText CT - Lettura del testo |
Mentre Admeto stà per entrare in scena, vien
sopragiunto da Antigona e Meraspe; Trasimede
gli osserva in disparte.
ANTIGONA
Ecco chi tanto adoro.
ANTIGONA
Io vado.
(S'inginocchia a' piedi del Re.)
Signor; già che la sorte a me ti guida,
umil qual sono anch'io, bramo inchinarti:
qui nel Real Giardino,
di questi fior la cura a me fu data.
ADMETO
Ergiti, o bella;
approvo in te la scelta.
(La solleva da terra.)
ANTIGONA
Ahi! troppo,
troppo mi onori, o Sire.
(Admeto osserva il ritratto, e poi Antigona.)
TRASIMEDE
Che vedo! tra le braccia
del Re la bella mia!
ANTIGONA
Rosilda m'appello
e figlia son di quel pastore.
(Accennando Meraspe.)
ADMETO
Conosci questa effigie?
ANTIGONA
Sì, mio Signor; la vidi in mano a Trasimede:
Questa è quella, per cui egro d'amor delira;
e d'Antigona morta la perdita fatal piange,
e sospira.
ADMETO
Che parli tu d'Antigona?
ANTIGONA
Su le Trojane Arene già tempo è,
il piè portai; vidi quella infelice,
e l'ammirai.
ADMETO
Come sai, che di lei sia
Trasimede acceso?
ANTIGONA
Lo sò, perchè sovente Antigona mi chiama,
perchè forse assomiglio a quel ritratto;
e la sua fiamma scopre e il suo tormento.
ADMETO
Che ascolto? Ah Trasimede,
il tuo fallo comprendo,
la tua fiamma discuopro,
e la tua frode intendo.
D'Antigona invaghito
da Troja mi portasti
l'effigie d'altra donna, e m'hai tradito.
ANTIGONA
Nume del ciel, che sento!
TRASIMEDE
L'immago, che poc'anzi al suol gettai
la mia frode ha svelata:
Fatto ben io, che resti al Re involata.
(Parte.)
ADMETO
Se l'aura tu respiri,
degli Elisi beati, Antigona condona
il mio commesso errore:
Al tribunal d'amore non m'accusar d'ingrato
m'ingannò Trasimede.
ANTIGONA
Ah scellerato!
ANTIGONA
In mezzo alle armi
da ferro ostil restò svenata in corte:
ma se viva qui fosse, or che disciolto sei,
seco celebreresti i promessi imenei?
ADMETO
Non so ciò che farei.
(Parte.)
ANTIGONA
Non so ciò che farei?
Dunque sì poco m'amasti, traditor?
MERASPE
O Principessa,
perchè non ti scopristi?
ANTIGONA
Perchè ancor non è tempo.
MERASPE
Forse nociva a te fia la tardanza?
ANTIGONA
In mar d'affanni assorta,
Meraspe, io vedo già la mia speranza.
Da tanti affanni oppressa
Talor dico a me stessa:
Vivere tu non puoi, misera amante.
Par che il confermi amore,
Dicendo, che dal core
Partirà solo il duol, con l'alma errante.
(Partono.)