XIV.
ALCIBIADE E
Pericle, né anche lui, o Socrate, dicono che da sé divenisse savio, ma sì per
avere usato con molti savii; e con Pitoclide e Anassagora; dicono così: e anche
ora, così vecchio com'è, se la fa con Damone, sempre per quella voglia sua
d'imparare.
SOCRATE E che?
vedesti mai alcun savio in alcuna cosa, che in quella non potesse fare savio
eziandio un altro? Guarda a colui che insegnò a te le lettere; savio era in
quelle, e fece savio te e qual altro mai voluto egli avesse. Non è vero?
ALCIBIADE Vero.
SOCRATE Tu che
apprese le hai da quello, non sarai però atto anche tu a insegnarle a un altro?
ALCIBIADE Sì.
SOCRATE E il
cetarista, e il maestro di ginnastica, lo stesso?
ALCIBIADE Lo
stesso.
SOCRATE Ché una
bella prova che un sia savio in alcuna cosa pur è questa, ch'ei possa mostrare
aver fatto in quella savio anche un altro.
ALCIBIADE Così
par a me.
SOCRATE E or mi
di' Pericle chi abbia fatto savio, a principiare da' figliuoli?
ALCIBIADE Che?
s'ei son riusciti due stolti i due figliuoli di Pericle, o Socrate!
SOCRATE E
Clinia, il tuo fratello?
ALCIBIADE Eh
non me lo nominare; gli è un pazzo.
SOCRATE Ma se
Clinia è pazzo, e stolti i due figliuoli di Pericle, per qual tua colpa diremo
noi che non cura di te egli, e sei pure in cotale stato?
ALCIBIADE Oh la
colpa l'ho io, che non gli abbado.
SOCRATE E di'
pure a me un altro, Ateniese o forestiero, servo o libero, il quale possa dire
che per la conversazione di Pericle, divenuto sia piú savio, come per la
conversazion di Zenone posso dire io a te di Pitodoro, il figliuolo d'Isoloco,
e di Callia, il figliuol di Calliade; ciascuno de' quali pagò cento mine a
Zenone, ma ne divenne savio, molto rinomato.
ALCIBIADE Non
so, per Giove.
SOCRATE E sia.
Ma che pensi a fare di te? rimaner così come tu sei ora, o curarti un poco?