V.
SOCRATE Or
dacché di' tu così: - Meglio, sì quanto a sonar la cetra per secondare il
canto, sì quanto a lottare -; domando io: - Che di' tu ch'è il meglio quanto a
sonare la cetra? - Com'io, quanto al lottare, dico che il meglio è la mossa
ginnastica; e così là che di' tu che è il meglio?
ALCIBIADE
Non intendo.
SOCRATE
Vienmi dietro. Io giudicavo già che il meglio è quello che va tutto a regola; e
a regola va quel che è secondo l'arte: o no?
ALCIBIADE Sì.
SOCRATE E
l'arte, in quel caso lì, non era la ginnastica?
ALCIBIADE Come
no?
SOCRATE E però
diceva io che, nella lotta, il meglio è le mosse ginnastiche.
ALCIBIADE L'hai
detto.
SOCRATE Ho
detto bene?
ALCIBIADE Mi
par di sì.
SOCRATE Via,
di' anche tu, ch'e' pur si converrebbe a te (che se' bello)
ragionar bellamente; di' prima, l'arte di ben citareggiare e cantare e
muoversi, qual'è? e tutta insieme che nome ha ella? nol sai dire per anco?
ALCIBIADE No.
SOCRATE Prova
per questo verso: chi sono le Dee che stanno sovra alla detta arte?
ALCIBIADE Le
muse vuoi dire tu?
SOCRATE Io, sì;
e da esse qual denominazione prende l'arte? abbadaci.
ALCIBIADE
Musica, mi par che tu vogli dire.
SOCRATE Così
dich'io: or che è quello ch'è in regola secondo musica? Come dicevo io a te
dianzi che è ciò ch'è in regola secondo ginnastica, così di' tu a me ora.
ALCIBIADE È il suono musicale; mi par così.
SOCRATE Bene. E
via, in fare guerra e pace che di' tu il meglio? Come in un caso l'hai già
detto, che il meglio è i suoni piú musicali e nell'altro è le mosse piú
ginnastiche, anche in questo caso qui prova di dire che è il meglio.
ALCIBIADE Io
non so bene io.
SOCRATE Oh
ell'è vergogna che, parlando tu di cibi e consigliando e dicendo: - Questo meglio
è di quello, a mangiarlo ora, a mangiarne tanto -; se ti domandasse alcuno: - E
che è che tu di' meglio, o Alcibiade? - che tu in queste cose sapessi dire che
il meglio è ciò che è piú sano, avvegnaché tu non ti dia l'aria di medico; e
che dimandato poi in quelle cose che hai tu l'aria d'un che se ne intende e,
come uno sapiente, ti rizzi su per dare consigli, in quelle tu non sapessi
rispondere; sì ell'è vergogna che non ti vergogni: o non ti par ci sia di che
vergognare?
ALCIBIADE Tu hai ragione.
SOCRATE Guarda,
e voglimi dire che è il meglio in far pace o guerra con chi s'ha a fare?
ALCIBIADE Ci
guardo io e non vedo.
SOCRATE Né
anche sai tu che noi si è soliti entrare in guerra facendo le querimonie di
patiti torti? sai tu quali?
ALCIBIADE Io, sì:
che inganno ci fu fatto, violenza, ruberia.
SOCRATE Non
seguir piú la; e il modo? Provati a dire tra il così o così se ci corre, via.
ALCIBIADE Per
cotesto così o così intendi, Socrate, se con giustizia o vero se iniquamente?
SOCRATE Proprio
cotesto.
ALCIBIADE Eh
altro se ci corre!
SOCRATE Or
contro a chi consiglierai gli Ateniesi di far guerra? contro a chi adopera con
iniquità, o con giustizia?
ALCIBIADE La
domanda l'è forte; che se pur alcuno pensasse che si ha a far guerra a quelli
che adoperano giustamente, di dir sì, non avrebbe cuore egli.
SOCRATE Ch'ella
sarebbe cosa non secondo legge, pare.
ALCIBIADE No: e
non bella né anche.
SOCRATE Dunque
su cotesto farai anche tu i discorsi, su la giustizia?
ALCIBIADE Di
necessità.
SOCRATE E, ciò
che domandai dianzi, quanto a fare o no guerra, e a chi, e quando, il meglio
che altro è se non quel che è piú giusto? non è egli vero?
ALCIBIADE Sì,
egli è chiaro.