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Platone
L'Alcibiade

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X.

 

ALCIBIADE Io penso che voglian rare volte li Ateniesi, e gli altri Elleni, prendere consiglio su quel che giusto è o vero ingiusto; l'è cosa chiara e la lascian lì, e abbadan solo a quello che giova a fare: perché non sono una cosa medesima, cred'io, il giusto e il giovevole; anzi a molti giovò adoperare assai iniquamente, e ad altri non giovò adoperare con giustizia.

SOCRATE Che? e poniamo sian pure molto diversi fra loro quel che è giusto e quel che è giovevole, di nuovo credi conoscer tu in alcuna maniera quello che giova agli uomini? e la ragione?

ALCIBIADE E perché no, Socrate? salvo che tu non mi ridomandi da chi l'ho appreso, o come l'abbia trovato io da me.

SOCRATE Che fai? Tu di' cosa non diritta e posso mostrartelo rifacendo il ragionamento di anzi, e tu vuoi da me dimostrazioni nuove, non altrimenti che fossero quelle di prima come vesticciuole logore da disdegnare e da gittare via, e altre ce ne volesse belle e nuovissime; ma io non abbado a cotesti tuoi riguardi e ti ridomanderò il medesimo: - Se tu sai ciò ch'è giovevole, da chi l'hai appreso? chi ti fu maestro? - e sì ti ridomanderò tutte quelle cose di anzi, tutte a una volta. Ma, è chiaro, tu ripicchierai là, e non potrai mostrarmi né che lo sai ciò ch'è giovevole per aver trovato da te, né' per avere appreso. Da altra parte, se' delicato, e due volte un ragionamento istesso nol gusteresti di gran voglia; e però la quistione se tu sai o no ciò ch'è giovevole agli Ateniesi, la lascio lì. Ma se è il medesimo il giusto e il giovevole, o vero no, perché non me ne chiarisci? se vuoi, dimandando tu me, come io te; e se no, fa un discorso in filo.

ALCIBIADE Ma non so se io sarei buono a discorrere con te, Socrate.

SOCRATE E fa ragione ch'io sia l'istesso popolo bello adunato, o buon giovine; là ti converrà pure persuader ciascuno: o no?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE Or non può uno medesimo persuadere uno solo, o vero molti insieme, in quelle cose le quali conosce egli? Così il grammatico può egli persuadere uno solo, in fatto di lettere, e molti anche?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E, in fatto di numeri, non può uno medesimo persuadere uno solo, o molti?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE È colui che ne sa, l'abbacaio.

ALCIBIADE Certo.

SOCRATE Le cose che puoi dunque persuadere tu a molti, quelle tu potrai persuadere anche a uno.

ALCIBIADE Par così.

SOCRATE Gli è perché tu le sai; è chiaro.

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E che altro è mai da colui che parla dinanzi al popolo, a colui che parla con me ora, se non che le medesime cose le persuade l'uno alla moltitudine, l'altro a uno solo?

ALCIBIADE Par così.

SOCRATE E via, dacché egli è chiaro che può un medesimo persuadere molti o vero uno, t'esercita meco e fa che tu mi mostri che, ciò ch'è giusto, alcune volte non giova.

ALCIBIADE Se' cattivo, Socrate.

SOCRATE Bene! e io per cattiveria ti vo' persuadere del contrario di quel che non vuoi persuadere me.

ALCIBIADE Di'.

SOCRATE Se rispondi a quel che ti domando.

ALCIBIADE No; di' da te.

SOCRATE Che? non vuoi tu esser persuaso quanto si possa?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE Ora se dicessi tu, di tua bocca, ch'egli è così proprio, non saresti persuaso tanto, quanto tu possa essere?

ALCIBIADE Mi par di sì.

SOCRATE Rispondi. via; e se non udirai dalla tua bocca che ciò ch'è giusto è giovevole, non creder mai a niun altro che te lo dicesse.

ALCIBIADE Eh ti si ha a rispondere! già non me ne vien danno.

 

 




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