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Platone
L'Alcibiade

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  • XIII
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XIII.

 

SOCRATE È così dunque: se un non la sa una cosa, in quella, necessità è che erri l'anima?

ALCIBIADE Come no?

SOCRATE Che? e sai tu come salire in cielo?

ALCIBIADE Per Giove, no io.

SOCRATE E in cotesto forse che l'opinione tua erra?

ALCIBIADE No.

SOCRATE Sai la ragione? o la dico io?

ALCIBIADE Di'.

SOCRATE La ragione, o amico, è, che tu non intendendoti della cosa, non credi che te ne intenda né anche.

ALCIBIADE Come di' questo?

SOCRATE Guarda anche tu: in quelle cose delle quali non intendi e conosci di non intendere, in quelle puoi errare? per esempio, il modo d'apparecchiar le vivande, sai che tu non lo sai?

ALCIBIADE Certo.

SOCRATE E forse che hai alcuna opinione tua sul come apparecchiarle, e tu erri? o vero ti rivolgi a colui che se ne intende?

ALCIBIADE Così.

SOCRATE E che? se fossi in su una nave, giudicheresti tu se converrebbe dirizzare il timone dentro o in fuori, errando, perché tu non ne sai; o ti commetteresti al pilota, standotene quieto tu?

ALCIBIADE Al pilota.

SOCRATE In quel che non sai, tu non erri dunque, se tu sai che non sai?

ALCIBIADE Mi par bene così.

SOCRATE Dunque intendi che nell'operare si falla per cotesta ignoranza, cioè, creder pur di sapere quando non si sa?

ALCIBIADE Come di' tu questo?

SOCRATE Non ci mettiamo noi allora a fare, quando crediamo sapere quel che si fa?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E quando alcuno creda di non sapere, non si volge egli a un altro?

ALCIBIADE Come no?

SOCRATE Onde questi cotali ignoranti sono infallibili in vita loro, però ch'ei si volgono ad altri?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE Chi sono dunque quei che fallano? quelli che sanno, no.

ALCIBIADE No.

SOCRATE E dacché quelli che sanno, no; e né anche quei che non sanno, ma sanno di non sapere; chi rimane dunque, se non quelli che, non sanno, e pur credono di sapere?

ALCIBIADE Solo questi.

SOCRATE Dunque è cotesta ignoranza cagion di mali? ed è vituperosa?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E quando ella riguardi a cose di grandissimo momento, fa grandissimo male allora? è vituperosissima?

ALCIBIADE Oh sì!

SOCRATE E via, hai tu a dir cosa di maggior momento del giusto e del bello e del buono e del giovevole?

ALCIBIADE No.

SOCRATE E non di' che tu erri, in coteste cose?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E se tu erri, non è egli manifesto da ciò che detto è dianzi, che non solo ignori le cose di maggior momento, ma sì ti credi saperle tu, e non le sai.

ALCIBIADE Eh c'è pericolo!

SOCRATE Oh il caso tuo, Alcibiade! io ho paura a dirlo financo; ma lo dirò, dacché siamo soli: tu, gentilissimo giovine, stai a casa insieme con la ignoranza piú goffa, come il ragionamento accusa te, e tu te stesso; però che ti gitti alle cose politiche senza ammaestramento alcuno. E non tu solo, ma molti anche di quelli che fanno ora le faccende di questa città qui: salvo pochi, e forse il tutore tuo, Pericle.

 

 




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