XV.
ALCIBIADE Io vo'
che ce ne consigliamo insieme: benché intendo quello che dici e consento con te
io; ché veramente cotesti che fan le faccende della città mi par gente
materiale, salvo pochi.
SOCRATE Or
perché di' tu questo?
ALCIBIADE Oh se
mai gente era bene ammaestrata, a colui che volea aver la gara con loro
conveniva imparare prima ed esercitare come se avesse egli a andare incontro ad
atleti; ma dacché ei si son pur messi nelle faccende della città, così
ignoranti come sono, che bisogno c'è che m'eserciti io e che impari? so ben che
io li supererò di molto per lo ingegno.
SOCRATE Oh che
è quel che tu hai detto, o generoso giovane! o com'ella è indegna cosa
dell'idea della tua faccia e delle altre tue, doti.
ALCIBIADE Come,
Socrate? perché di' tu questo?
SOCRATE Io mi
sdegno per il tuo amore, e per il mio amore anche.
ALCIBIADE Che?
SOCRATE Mi
sdegno che vogli tu aver la gara con quelli di qua.
ALCIBIADE Ma
con quali altri?
SOCRATE Che ti
par degna cosa né anche a dirla un come te, un che si crede avere anima grande?
ALCIBIADE O che
non ho a fare con costoro io?
SOCRATE Ma se
tu pensassi governare una trireme, per la battaglia, ti basterebbe essere piú
valente de' compagni di nave quanto a scienza di pilota? o, supponendo questo
già, volgeresti gli occhi agli avversarii veri, non, come ora, ai compagni? i
quali bene dèi superare tanto che tu non li creda anche degni di contender
teco, ma sì, avendone umil concetto, che abbiano a combatter teco insieme
contro a' nemici; se veramente tu pensi mostrare alcuna tua leggiadra opera di
te degna e della città.
ALCIBIADE Ci
penso io!
SOCRATE Sì,
proprio degna cosa ella è che tu sii soddisfatto d'esser piú valente de'
soldati, e non aver l'occhio a' duci degli avversarii per divenire miglior di
loro, ispiandoli, e esercitandoti contro a loro?
ALCIBIADE Di',
chi son questi?
SOCRATE Non sai
che la città nostra ha ogni volta guerra co' Lacedemoni, e con il grande Re?
ALCIBIADE Dici
vero.