XVIII.
Se
poi volessi guardare tu alla temperanza, alla costumatezza, all'amorevolezza
de' Lacedemoni, alla magnanimità, alla compostezza, alla fortezza, alla
perseveranza, all'amore loro di fatica e di battaglia e di gloria; reputeresti
te essere un fanciullo a petto di quelli. E se tu badi un poco alle ricchezze,
e però ti pensi essere qualcosa, né anche taceremo noi su cotesto. Ché,
veramente, se guardi dove tu sei, e se consideri le ricchezze dei Lacedemoni,
tu conoscerai che si sta molto meglio di là che di qua; perocché non
dubiterebbe niuno che le terre che essi hanno di loro e de' Messeni non vincano
quelle di qua per ampiezza e ubertà, e per i tanti schiavi, specialmente Iloti,
e per cavalli, e per tutti quanti li armenti che pascolano per Messenia. Ma
lascio stare; certo non c'è oro e argento anche presso a tutti gli Elleni,
quanto presso ai Lacedemoni: perocché da molte generazioni in qua, da tutta
l'Ellade e sovente da' luoghi de' Barbari, là entra, e non n'esce per andare
dovechessia; e l'è proprio là come nella favola d'Esopo disse la volpe al
leone: dei denari ch'entrano nella Lacedemonia le vestigia son manifeste, che
elle son volte in là; ma vestigia di danari che n'escano e' non se ne vede.
Sicché è da sapere che quelli di là per oro e per argento sono i piú ricchi
degli Elleni; ma di quelli istessi poi il piú ricco è il Re. Imperocché delle
mentovate ricchezze la piú gran parte ne va a lui: e poi la regale provvigione
che i Lacedemoni pagano ai Re non è piccola cosa. Ora come son grandi le
ricchezze dei Lacedemoni inverso a quelle degli Elleni, così, inverso a quelle
de' Persiani e del loro Re, sono un nulla. Imperocché io udii una volta da uomo
degno di fede, un di quelli andati lassú al Re, il quale raccontò esser passato
egli per una terra grande assai e abbondosa, camminando per ispazio d'una
giornata, la quale gli abitatori chiamano Cinto della Regina; e che ve n'ha poi
un'altra la quale chiamano Velamento; e altri molti belli luoghi e ubertosi,
deputati per li ornamenti della regina; e, da ciascuno di questi ornamenti,
prendere suo nome ciascuno di quelli luoghi. Ond'io credo che se alcuno dicesse
così alla madre del Re, alla donna di Serse, Amestride: - Sai? e' s'è messo in
capo di volere stare a petto a petto col figliuolo tuo, il figlio di Dinomaca,
di lei che ha, se pur le ha, un cinquanta mine di corredo, lui, che di terre ad
Erchia neanco ne ha trecento iugeri -; maravigliando direbbe ella: - E in che
si fida cotesto Alcibiade, che ha in mente di fronteggiare Artaserse? - E penso
che ella direbbe: - Oh! e' non può fidare che nello studio suo, nella sapienza
sua; ché sole codeste doti sono presso agli Elleni degne d'onore - Ma se poi
sapesse ella che questo Alcibiade ci si vuol mettere a questa prova, e non ha
ancor venti anni, e senza educazion di sorta (aggiungi che l'amico suo glielo
dice: - Ma tu dèi apprendere prima, curare di te, esercitarti, se tu vuoi
pigliar la battaglia con il Re -; ed egli: - No, - risponde; - come sono gli è
assai -); penso che, meravigliandosi, ella dimanderebbe: - E in che si fida mai
il giovinetto? - E se le dicessimo noi che nella bellezza, nella gran persona,
nella schiatta, nella ricchezza, nella natura sua dell'animo; ella ci giudicherebbe
pazzi, o Alcibiade, riguardando a tutte queste cotali cose quali le hanno anche
essi. E mi penso che la
Lampido, la figliuola di Leotichide, moglie di Archidamo e
madre di Agide, tutti Re, e di nascita, riguardando a quello ch'essi hanno si
meraviglierebbe anche lei, se tu hai in mente di contrastare al figliuolo suo,
tu allevato così male. Or non ti par vergogna se le donne de' nemici pensano di
noi quali converrebbe che noi fossimo per poter farla con loro, se pensan
meglio che non noi di noi stessi? Via, o beato giovine, ubbidisci a me e
all'iscrizion di Delfo: conosciti; perché son questi gli avversarii, non già
quelli che ti figuri tu, i quali non potremmo superare noi per niuno altro
modo, che per istudio, e arte. E se ti manca questo, ti mancherà altresì ogni
rinomanza fra gli Elleni e i Barbari; la quale mi par che tu ami, come niuno
altro uomo non amò giammai niuna altra cosa.