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Congregazione per la Dottrina della Fede
Sul libro Jesus Symbol of God di padre Roger Haight, S.J.

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II. La preesistenza del Verbo

L'impostazione ermeneutica di partenza conduce l'Autore anzitutto a non riconoscere nel Nuovo Testamento la base per la dottrina della preesistenza del Verbo, neppure nel prologo di Giovanni (cfr pp. 155-178), ove, a suo dire, il Logos dovrebbe essere inteso in senso puramente metaforico (cfr p. 177). Inoltre, egli legge nel pronunciamento del Concilio di Nicea solo l'intenzione di affermare "che niente di meno che Dio era ed è presente e all'opera in Gesù" (p. 284; cfr p. 438), ritenendo che il ricorso al simbolo "Logos" sarebbe da considerarsi semplicemente come presupposto2, e perciò non oggetto di definizione, e infine non plausibile nella cultura postmoderna (cfr p. 281; 485).

Il Concilio di Nicea, afferma l'Autore, "utilizza la Scrittura in un modo che oggi non è accettabile, e cioè come una fonte di informazioni direttamente rappresentativa di fatti o di dati oggettivi, circa la realtà trascendente" (p. 279). Il dogma di Nicea non insegnerebbe, pertanto, che il Figlio o il Logos eternamente preesistente sarebbe consustanziale al Padre e da Lui generato. L'Autore propone "una cristologia dell'incarnazione, nella quale l'essere umano creato o la persona di Gesù di Nazaret è il simbolo concreto che esprime la presenza nella storia di Dio come Logos" (p. 439).

Questa interpretazione non è conforme al dogma di Nicea, che afferma intenzionalmente, anche contro l'orizzonte culturale del tempo, la reale preesistenza del Figlio/Logos del Padre, incarnatosi nella storia per la nostra salvezza3.




2 L'autore parla di "ipostatizzazione" e di "ipostasi" del Logos e dello Spirito: intende cioè dire che le "metafore" bibliche "Logos" e "Spirito" successivamente sarebbero diventate "entità reali" nel linguaggio della Chiesa ellenistica (cfr p. 475).



3 Cfr Concilium Nicaenum, Professio fidei: DH 125. La confessione nicena, riconfermata in altri concili ecumenici (cfr Concilium Constantinopolitanum I, Professio fidei: DH 150; Concilium Chalcedonense, Professio fidei: DH 301, 302), costituisce la base delle professioni di fede di tutte le confessioni cristiane.






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