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| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText - Concordanze (Hapax - parole che occorrono una sola volta) |
Capitolo
1 IV | luogo suo proprio, e che l'abbandonato corpo, per ciò ch'esso è 2 | abbi 3 | abbiamo 4 | abbian 5 II | porte Itonie: ché là presso abita, vicino della colonna delle 6 IV | noi, a nostro danno, come abitacolo, sono vani, fuggevoli e 7 XI | alcuno divino spirito non abitasse veracemente nell'anima, 8 XII | quali desiderii abbiano abitato nel corpo. Non si può mentire. 9 IX | liberale tu reputi sia la più abominabile, che penseremo noi, o Assioco, 10 V | peggiori paure: e liceo, e accademia, e ginnasiarchi, e vergate; 11 I | è così riavuto di cotali accidenti.~ ~ ~ 12 | acciocché 13 X | mente non bada alle tue acconce parole, e niente la toccano 14 IV | cose contradditorie; non ti accorgendo che ti piangi della insensibilità, 15 IX | violento; e chi a lui si accosta, molto è miserabile più 16 IX | sciocco: egli è tutto un'accozzaglia di plebe; garrulo, violento; 17 XII | aperto, l'accoglie il fiume Acheronte: poi Cocìto. Passati i quali 18 VIII| piangere la siccità, or gli acquazzoni, or l'arsura, or la ruggine, 19 XII | scorrono fontane di chiare acque, e prati sono adorni di 20 IV | questo corpo, il quale natura adattò a noi, a nostro danno, come 21 V | percuote, di paralisia, ti addoglia, ti stravolge le membra. 22 X | sentimento ha delle cose che addolorano? Se tu, o Assioco, non avessi 23 VII | bene che sia nel mondo, addormentatisi, più non si svegliarono.~ 24 XII | chiare acque, e prati sono adorni di mirabile primavera, e 25 I | giusta; questa poi è santa.~Affrettiamoci, via; ché, se egli è così 26 VII | prestamente liberano della vita. Agamede e Trofonio, che edificarono 27 IV | durabili, senza alcun conforto: aggiungi poi i morbi, gl'infiammamenti 28 | agl' 29 | agli 30 | alcun 31 XII | ma sì molle aura spira, allegrata da dolce lume di sole. Quivi 32 VIII| gittano! infiammamenti sono le allegrezze, e tremare fanno e picchiare 33 X | grande splendore. Ora non ha alleviamento da sofismi colui il quale 34 | allo 35 | allora 36 VII | ma li lascio, per non mi allungare contro alla mia promessa.~ ~ ~ 37 V | tutti noi altri vinci per altezza di mente?~SOCRATE Tu non 38 XII | iniziati possiedono più alto luogo e compiono le sante 39 | altra 40 II | vicino della colonna delle Amazzoni; e lui trovammo con il sentimento 41 VII | E che cosa dire noi di Amfiarao? L'egioco Giove lo ha nel 42 VIII| terrestre, gettato si è come amfibio dentro mare, commettendosi 43 I | suo in musica; l'altro, un amico ch'egli molto avea caro. 44 VIII| rigettato, fischiato, multato, ammazzato; poi, pianto. Di', o Assioco, 45 XIII| della morte, che già io l'amo. Così mi ha anco persuaso 46 X | della vita m'addolora; e ancoraché tu argomenti facessi di 47 II | SOCRATE Prestamente ne andammo noi, per la via lungo il 48 I | lasciando la via diritta, andare loro incontro.~E Clinia, 49 XII | vivi, spirò un buon demone, anderanno al luogo dei pii. Ivi le 50 X | sofismi colui il quale è in angoscia e pena; e solamente in quelle 51 VII | dolorosa vita; perocché animale alcuno non è più miserabile 52 III | altri simiglianti sozzi animali.~ ~ ~ ~ ~ ~ 53 V | patimento.~Quando egli è a sette anni, dopo tanti travagli ecco 54 | anzi 55 XII | ferro. Colui al quale è aperto, l'accoglie il fiume Acheronte: 56 XIII| Socrate mio, ho vergogna io di aprire bocca. Tanto non ho paura 57 V | eletti del Consiglio dello Areopago, perché essi abbian l'occhio 58 VII | figliuoli della sacerdotessa Argiva. Poiché la madre ebbe pregato 59 X | addolora; e ancoraché tu argomenti facessi di questi più lusinghevoli 60 XII | SOCRATE Se vuoi un altro argomento, quello ti dirò raccontatomi 61 VII | tutti quelli che respirano l'aria e serpono su per la terra».~ 62 VIII| or gli acquazzoni, or l'arsura, or la ruggine, or il caldo 63 VIII| perocché trapasso le altre arti, i quali sono così avuti 64 VIII| della sorte sua? Va' agli artigiani: e' travaglian da notte 65 | assai 66 XI | intendere i rivolgimenti degli astri e i corsi del sole e della 67 II | attempato e ragionevole uomo, e Ateniese, se non foss'altro? Non 68 V | come la più parte degli Ateniesi, tu credi ch'io perciò che 69 II | posatamente la tua natura, tu, già attempato e ragionevole uomo, e Ateniese, 70 XI | i piaceri non ti saranno attossicati dalla natura mortale del 71 IV | Delle quali molestie l'anima attristandosi necessariamente per esser 72 XII | la quale non è meno dell'aula di Giove. Imperocché la 73 XII | né estate, ma sì molle aura spira, allegrata da dolce 74 | avanti 75 | avea 76 | avean 77 | avendo 78 | avessero 79 | avevi 80 XII | passaggio di Serse, il suo avolo, il quale aveva nome come 81 | avrebbe 82 | avuti 83 XII | con faci senza mai posare avvampandoli, sostenendo ogni vilipendio 84 III | ragionamenti, senza ch'io mi avvedessi, fatti sono vani e spregevoli; 85 XIII| a passeggiare, dove era avviato quando mi chiamarono perché 86 I | egli senza fare lamento si avvii al suo fato, e io, come 87 XII | Qui è fama che Ercole e Bacco, discendendo in inferno, 88 II | dove la tua inenarrabile baldanza? simile a codardo combattitore, 89 VIII| mai contento vivendo alla balìa della plebe? Ella fa di 90 XII | soavissimi suoni, canti, e banchetti bellamente ordinati, e vivande 91 V | fosse un debito, ella, come barattiera, mettendoti le mani in gola, 92 II | facendo lamento e pianto, e battendo palma con palma.~Io lo guardai, 93 V | mali: sicché tutto il suo bel tempo egli consuma stando 94 I | che correva verso alla Bella Fontana con Damone il musico, 95 XII | suoni, canti, e banchetti bellamente ordinati, e vivande le quali 96 XI | ciò sappi che molte sono e belle le ragioni, le quali mostrano 97 XIII| come quell'altro della bellezza del cielo, che oramai io 98 III | questo passo, i forti e belli ragionamenti, senza ch'io 99 XI | moltitudine per fare di te bello vedere, ma sì per amore 100 XI | forze delle soperchianti belve, e trapassare i profondi 101 XII | al luogo dei pii. Ivi le benigne stagioni portano ogni generazione 102 XII | ricomincia; quivi, spaventose bestie circulambendoli e furie 103 VIII| ai capelli, e, come disse Biante, non è da reputarsi né morto 104 IX | È vero, o Socrate: della bigoncia da quell'ora in poi io ne 105 VIII| è alcuno dentro, ei non brontoli e non si rammarichi della 106 XII | Iddii, da certe tavole di bronzo, che Opi ed Ecaergo ebbero 107 VII | non venendo in tempo i buoi, i suoi figliuoli entrati 108 | buon 109 II | conviene che, non pure di buona voglia, ma cantando quasi 110 V | pomposa orazione a casa di Callia, il figliuolo d'Ipponico, 111 VIII| E il dì dopo Teramene e Callixeno insieme ai seguaci loro, 112 II | pure di buona voglia, ma cantando quasi peani, vadano alla 113 VII | quali, inspirati da Dio, cantano della vita, come se ne piangono. 114 XII | istrascinati nello Erebo e nel Caos.~Quivi è il luogo degli 115 VIII| dentro i pericoli infino ai capelli, e, come disse Biante, non 116 VIII| Temistocle? dove Efialte? dove i capitani che eran pure dianzi? Io 117 XI | sarai liberato di cotesta carcere, dove non è travagli, né 118 VIII| schioccate di mani, feste, carezze; dimani rigettato, fischiato, 119 VII | i quali essi hanno molto cari, prestamente liberano della 120 I | Damone il musico, e con Carmide, il figliuolo di Glaucone: 121 VII | entrati sotto il gioco del carro, la portarono insino al 122 V | egli pomposa orazione a casa di Callia, il figliuolo 123 X | piangessi tu per Scilla o per il Centauro che non ti sono prossimi 124 XII | luogo e compiono le sante cerimonie. Come dunque non parteciperai 125 II | mostrato generoso nei simulati certami, l'animo ti mancò in quelli 126 | certe 127 XIII| dove era avviato quando mi chiamarono perché qua io venissi.~ 128 XII | copiosamente, e scorrono fontane di chiare acque, e prati sono adorni 129 XII | fortificati con serrami e chiavacce di ferro. Colui al quale 130 I | verso di lui.~SOCRATE Tu non chiederai a me, o Clinia, vanamente 131 XII | spettacoli di poeti, e circolari danze e soavissimi suoni, 132 XII | quivi, spaventose bestie circulambendoli e furie con faci senza mai 133 IV | di Dracone o di quel di Clistene tu non avevi alcuno male, 134 XII | il fiume Acheronte: poi Cocìto. Passati i quali è necessario 135 II | inenarrabile baldanza? simile a codardo combattitore, dopo che ti 136 II | presso abita, vicino della colonna delle Amazzoni; e lui trovammo 137 V | guerresche, ferimenti e continui combattimenti. Da ultimo, quatto quatto 138 II | baldanza? simile a codardo combattitore, dopo che ti sei mostrato 139 I | in grande disperazione; comeché egli per lo innanzi ridesse 140 VIII| come amfibio dentro mare, commettendosi alla fortuna. Ma dolce è 141 V | e i travagli d'innanzi a comparazione di quelli dopo, bene paiono 142 V | il sapiente; e io le ho comperate quali otto oboli, quali 143 XII | possiedono più alto luogo e compiono le sante cerimonie. Come 144 IV | sciolta è questa nostra composizione, l'anima torna al luogo 145 V | di sapere le notizie più comunali; vedi se io possiedo quelle 146 II | quello che bene è saputo comunemente e predicato è a tutti, che 147 VII | pregando lui perché volesse concedere loro il più desiderabile 148 XI | immortalità dell'anima. Conciossiaché natura mortale non si sarebbe 149 V | natura delle cose, già la conosca. Oh! sarei bene io contento 150 XI | ella avere intelletto e conoscimento di sì grandi cose. Per tanto, 151 VII | VII.~ ~Per tanto gl'Iddii, conoscitori delle umane cose, quelli 152 II | quelli veri. Perché non consideri posatamente la tua natura, 153 V | e a preposti eletti del Consiglio dello Areopago, perché essi 154 V | tutto il suo bel tempo egli consuma stando sotto a correttori 155 VII | morirono.~Sarebbe lungo a contare come i poeti ne' divini 156 XI | instituire repubbliche, e contemplare il cielo, e intendere i 157 XI | quiete senza mutamento, contemplerai la universale natura; filosofando, 158 VIII| tutta una piaga che fa noia continuamente? Ti tocca or piangere la 159 V | guerresche, ferimenti e continui combattimenti. Da ultimo, 160 IV | insensibilità, e fai e dici cose contradditorie; non ti accorgendo che ti 161 IV | disiosa ella cerca la regione convenevole alla natura sua, cioè il 162 V | cure, e pensa quale via convenga a lui fare nel cammino della 163 XII | di mirabile primavera, e conversazioni di filosofi, spettacoli 164 II | quelli vissuti dirittamente conviene che, non pure di buona voglia, 165 XII | ogni generazione di poma copiosamente, e scorrono fontane di chiare 166 V | egli consuma stando sotto a correttori e a preposti eletti del 167 I | figliuolo di Assioco, che correva verso alla Bella Fontana 168 XI | rivolgimenti degli astri e i corsi del sole e della luna, i 169 XII | necessario ch'egli sia menato al cospetto di Minosse e di Radamanto, 170 III | vani e spregevoli; e una cotal paura entrata mi è dentro 171 XI | si sarebbe levata mai a cotanta grandezza, che disprezzare 172 | cotesto 173 V | parte degli Ateniesi, tu credi ch'io perciò che vo in cerca 174 XIII| dalla ragione, questo solo credo per certo, che ogni anima 175 V | a tiranneggiarlo; e poi, crescendo, critici, geometri, maestri 176 V | tiranneggiarlo; e poi, crescendo, critici, geometri, maestri dell' 177 IX | è ingrato, è volubile, è crudele, maligno, è sciocco: egli 178 XII | sostenendo ogni vilipendio sono crudelissimamente tormentati in eterno.~ ~ ~ 179 XII | gioconda: perocché non è ivi crudo verno, né estate, ma sì 180 V | lo riavviluppano novelle cure, e pensa quale via convenga 181 | dagli 182 X | fatto paura. Presentemente dài in ismanie, temendo non 183 | dalle 184 V | Una mano lava l'altra; dammi e togli. Ed è poco, facendo 185 I | verso alla Bella Fontana con Damone il musico, e con Carmide, 186 XII | quivi le sfondate urne delle Danaidi, e la sete di Tantalo, e 187 IV | natura adattò a noi, a nostro danno, come abitacolo, sono vani, 188 X | più lusinghevoli non mi daresti però conforto. Imperocché 189 XII | inferno, preso avessero dalla dea Eleusinia fidanza per quel 190 V | cotesta natura, come fosse un debito, ella, come barattiera, 191 II | e non da uomo che savio dee essere per ragion dell'età 192 VII | Rammenterò uno solo, ch'è il più degno di nominanza, quello che 193 XII | immantinente che ella è deliberata dal corpo, ne va per certo 194 | dello 195 XII | nome come lui, mandato a Delo a fine di guardare l'isola 196 XII | furon vivi, spirò un buon demone, anderanno al luogo dei 197 V | o Assioco, l'anima mia desidera la morte.~CLINIA Che disse 198 VII | volesse concedere loro il più desiderabile bene che sia nel mondo, 199 VIII| così avuti in onore, sono desiderabili? In quanti guai non ti gittano! 200 XII | abbiano fatto e con quali desiderii abbiano abitato nel corpo. 201 XI | della morte, anzi io ne ho desiderio; e imitando i retori, per 202 V | arte militare; un nugolo di desposti. Quando poi egli è iscritto 203 XII | in una pianura, la quale detta è luogo di verità. E quivi 204 XIII| me riposatamente le cose dette, e vienmi a visitare di 205 V | graziosamente ed ha sempre quel detto di Epicarmo in bocca: Una 206 VIII| i capitani che eran pure dianzi? Io non proposi che di loro 207 | dice 208 VIII| con tutto che solo tu li difendessi ed Eriptolemo, fra tre mila 209 IV | inconsideratamente, per difetto di scienza, sentimento con 210 VIII| di mani, feste, carezze; dimani rigettato, fischiato, multato, 211 X | il sentimento de' mali, dimenticando che tu sei morto. Addolora 212 VIII| picchiare forte il cuore; i dinieghi sono dolorosi e peggio che 213 VII | nei quali, inspirati da Dio, cantano della vita, come 214 II | tanta ritrosità e mollezza a dipartirsi dal mondo bene ella è cosa 215 I | pensai, lasciando la via diritta, andare loro incontro.~E 216 II | e che a quelli vissuti dirittamente conviene che, non pure di 217 XII | fama che Ercole e Bacco, discendendo in inferno, preso avessero 218 IX | o Assioco, delle altre discipline? non sono elle da schivare?~ 219 IV | sparta per li pori dal corpo, disiosa ella cerca la regione convenevole 220 VIII| si sentenziasse, perocché disonesta cosa parve a me essere io 221 I | sua vita, ed è in grande disperazione; comeché egli per lo innanzi 222 XI | a cotanta grandezza, che disprezzare potesse le forze delle soperchianti 223 XIII| del cielo, che oramai io disprezzo il vivere, come colui che 224 II | palma.~Io lo guardai, e gli dissi: - Che è cotesto, o Assioco? 225 V | E non sì tosto egli si è disviluppato di coteste noie, ecco lo 226 XI | incelato, e trascorro già le divine eternali vie, e sono rifatto 227 VII | contare come i poeti ne' divini loro canti, nei quali, inspirati 228 XI | tramandare ai futuri, se alcuno divino spirito non abitasse veracemente 229 I | della morte e motteggiasseli dolcemente. Vieni tu, e, al solito, 230 IV | putredine e la privazione delle dolcezze della vita: come se tu, 231 VII | ai poveri uomini mortali dolorosa vita; perocché animale alcuno 232 VIII| il cuore; i dinieghi sono dolorosi e peggio che mille morti. 233 | dov' 234 III | sentendo niente, giacerò io dovechessia in tenebra, guastandomi 235 IV | tempo del reggimento di Dracone o di quel di Clistene tu 236 IV | insensibilità, e insieme ti duoli della putredine e la privazione 237 IV | i dolori sono schietti, durabili, senza alcun conforto: aggiungi 238 V | volte tutt'e due. E se la duri, quella ti percuote, di 239 | ebbe 240 | ebbi 241 XII | tavole di bronzo, che Opi ed Ecaergo ebbero portato seco dagli 242 | eccoti 243 V | ora, non son mie, sibbene echi sono di Prodico, il sapiente; 244 XI | trapassare i profondi pelaghi, edificare città, instituire repubbliche, 245 VII | Agamede e Trofonio, che edificarono il tempio d'Apollo Pizio, 246 VIII| Milziade? dove Temistocle? dove Efialte? dove i capitani che eran 247 VII | dire noi di Amfiarao? L'egioco Giove lo ha nel suo cuore; 248 V | correttori e a preposti eletti del Consiglio dello Areopago, 249 XII | preso avessero dalla dea Eleusinia fidanza per quel viaggio.~ 250 XII | il mezzo del mondo, e un emisperio toccò in sorte ai celestiali 251 I | incontro.~E Clinia, tutto empiendosi di lacrime, disse:~- O Socrate, 252 XII | Quivi è il luogo degli empii: quivi le sfondate urne 253 X | le quali hanno potenza di entrar dentro della sua anima.~ 254 III | spregevoli; e una cotal paura entrata mi è dentro in luogo loro, 255 VII | i buoi, i suoi figliuoli entrati sotto il gioco del carro, 256 V | ha sempre quel detto di Epicarmo in bocca: Una mano lava 257 XI | nascimenti e i tramonti, gli equinozii e i solstizii, le nimbose 258 XIII| Cinosargo a passeggiare, dove era avviato quando mi chiamarono 259 | eran 260 | erano 261 XII | gl'Iddii? Qui è fama che Ercole e Bacco, discendendo in 262 XII | Tartaro istrascinati nello Erebo e nel Caos.~Quivi è il luogo 263 XII | loro vita, saranno dalle Erinni giù per lo mezzo del Tartaro 264 VIII| solo tu li difendessi ed Eriptolemo, fra tre mila che erano 265 XII | quelli siedono a giudici ed esaminano singolarmente coloro che 266 IX | sappiamo noi, che ne abbiamo esperienza.~Il popolo, Socrate mio 267 | esso 268 II | dee essere per ragion dell'età sua.~ ~ ~ 269 IV | natura sua, cioè il puro etere, e i supremi gaudii e le 270 XI | trascorro già le divine eternali vie, e sono rifatto della 271 XII | crudelissimamente tormentati in eterno.~ ~ ~ 272 | facciamo 273 | facciano 274 | facessi 275 XII | circulambendoli e furie con faci senza mai posare avvampandoli, 276 | fai 277 XII | imparentato con gl'Iddii? Qui è fama che Ercole e Bacco, discendendo 278 V | niuna ragione, ma o per fame o per soverchio freddo o 279 | fanno 280 | farai 281 | Farò 282 III | senza ch'io mi avvedessi, fatti sono vani e spregevoli; 283 | fecero 284 XII | la sete di Tantalo, e il fegato di Tizio, e l'immane sasso 285 XIII| giù o su, tu avrai a esser felice, o Assioco, essendo tu vissuto 286 V | dopo, imprese guerresche, ferimenti e continui combattimenti. 287 XII | con serrami e chiavacce di ferro. Colui al quale è aperto, 288 VIII| oggi schioccate di mani, feste, carezze; dimani rigettato, 289 II | e vigoroso del corpo, ma fiaccato d'animo e tutto sconsolato; 290 XII | avessero dalla dea Eleusinia fidanza per quel viaggio.~Quelli, 291 VII | quello che dice: «Gli Iddii filarono ai poveri uomini mortali 292 XI | contemplerai la universale natura; filosofando, non a sollazzo della moltitudine 293 XII | primavera, e conversazioni di filosofi, spettacoli di poeti, e 294 V | quali due dramme, e quali fin quattro dramme; perché quest' 295 XII | come lui, mandato a Delo a fine di guardare l'isola dove 296 XII | il travaglio del quale, finito che è, ricomincia; quivi, 297 XI | inverso alla verità viva e fiorente.~ASSIOCO Tu, o Socrate, 298 VIII| carezze; dimani rigettato, fischiato, multato, ammazzato; poi, 299 V | ginnasiarchi, e vergate; una fitta di mali: sicché tutto il 300 XII | è aperto, l'accoglie il fiume Acheronte: poi Cocìto. Passati 301 I | correva verso alla Bella Fontana con Damone il musico, e 302 XII | copiosamente, e scorrono fontane di chiare acque, e prati 303 VIII| tremare fanno e picchiare forte il cuore; i dinieghi sono 304 III | loro, la quale mi turba fortemente, che io fra poco sarò privato 305 III | trovandomi a questo passo, i forti e belli ragionamenti, senza 306 XII | nella reggia di Plutone sono fortificati con serrami e chiavacce 307 VIII| mare, commettendosi alla fortuna. Ma dolce è il lavorìo della 308 II | uomo, e Ateniese, se non foss'altro? Non sai tu quello 309 V | a cotesta natura, come fosse un debito, ella, come barattiera, 310 X | non sei morto; e se morto fossi, non sarebbe con te neanco, 311 V | vita non gliela rendi in fretta, a cotesta natura, come 312 | fu 313 IV | come abitacolo, sono vani, fuggevoli e mescolati con molti dolori; 314 | fui 315 | fuori 316 XI | rovinìo delle piogge e la furia delle tempeste e le rapine 317 XII | bestie circulambendoli e furie con faci senza mai posare 318 | furon 319 | furono 320 XI | ricordanza tramandare ai futuri, se alcuno divino spirito 321 IX | un'accozzaglia di plebe; garrulo, violento; e chi a lui si 322 IV | puro etere, e i supremi gaudii e le danze celestiali: sicché 323 XII | benigne stagioni portano ogni generazione di poma copiosamente, e 324 VIII| VIII.~ ~Per certo, quale genere è di vita o mestiere, del 325 II | dopo che ti sei mostrato generoso nei simulati certami, l' 326 V | poi, crescendo, critici, geometri, maestri dell'arte militare; 327 VIII| imperocché egli, uomo terrestre, gettato si è come amfibio dentro 328 III | più, né sentendo niente, giacerò io dovechessia in tenebra, 329 V | e liceo, e accademia, e ginnasiarchi, e vergate; una fitta di 330 V | travagli ecco e maestri di ginnastica e pedagoghi a tiranneggiarlo; 331 VII | figliuoli entrati sotto il gioco del carro, la portarono 332 XII | graziosamente; niuno dolore, vita gioconda: perocché non è ivi crudo 333 V | poi egli è iscritto fra i giovanetti, eccoti peggiori paure: 334 V | essi abbian l'occhio ai giovani. E non sì tosto egli si 335 X | parlari che incantano i giovini, t'ha fatto dire di queste 336 VIII| desiderabili? In quanti guai non ti gittano! infiammamenti sono le allegrezze, 337 VIII| cosa parve a me essere io a giudicare insieme con un popolo impazzato 338 XII | E quivi quelli siedono a giudici ed esaminano singolarmente 339 VIII| le mani per votare senza giudizio la morte di quelli; con 340 V | quatto la vecchiezza lo giunge, nella quale si accoglie 341 VII | pregato simigliantemente Giunone che ricompensasse quelli 342 I | via verso al Cinosargo, e giunto che io fui allo Ilisso, 343 VIII| plebe? Ella fa di te suo giuoco: oggi schioccate di mani, 344 I | vanamente cosa niuna che sia giusta; questa poi è santa.~Affrettiamoci, 345 I | Carmide, il figliuolo di Glaucone: l'uno maestro suo in musica; 346 | gliela 347 XI | serena, senza mali. E tu godendo ivi d'una quiete senza mutamento, 348 XI | ma sì tu n'avrai pieno godimento; e i piaceri non ti saranno 349 V | barattiera, mettendoti le mani in gola, toglie in pegno alcuna 350 XI | sarebbe levata mai a cotanta grandezza, che disprezzare potesse 351 XI | intelletto e conoscimento di sì grandi cose. Per tanto, non a morte, 352 IX | nulla parve a me più essere gravoso, che il mischiarsi del reggimento 353 VII | vecchiezza. E di colui che ci grida che facciamo lamenti sul 354 I | fui allo Ilisso, sentii gridare: - Socrate, Socrate -. Perché 355 VIII| desiderabili? In quanti guai non ti gittano! infiammamenti 356 IX | parli così, come un che guarda di lungi. Ciò bene sappiamo 357 II | battendo palma con palma.~Io lo guardai, e gli dissi: - Che è cotesto, 358 I | Perché io mi volsi intorno, guardando di dove venisse la voce; 359 XII | mandato a Delo a fine di guardare l'isola dove nati furono 360 III | dovechessia in tenebra, guastandomi per putredine e tramutandomi 361 V | fanciulli; perché, dopo, imprese guerresche, ferimenti e continui combattimenti. 362 | II 363 | III 364 I | e giunto che io fui allo Ilisso, sentii gridare: - Socrate, 365 XII | ordinati, e vivande le quali s'imbandiscon da sé graziosamente; niuno 366 V | quale si accoglie tutta la imbecillità e infermità di natura. E 367 XI | anzi io ne ho desiderio; e imitando i retori, per magnificare, 368 XII | il fegato di Tizio, e l'immane sasso di Sisifo; il travaglio 369 XI | Imperocché là tu perverrai, immantinenti che sarai liberato di cotesta 370 XII | seco dagli Iperborei, avere imparato che l'anima, immantinente 371 XII | primo di cotali onori, tu imparentato con gl'Iddii? Qui è fama 372 VIII| giudicare insieme con un popolo impazzato ed infuriato. E il dì dopo 373 V | fanciulli; perché, dopo, imprese guerresche, ferimenti e 374 X | procedono i vani parlari che incantano i giovini, t'ha fatto dire 375 XI | dico a te che io mi sono incelato, e trascorro già le divine 376 V | egli è nato, non piange, incominciando la vita sua dal dolore? 377 I | via diritta, andare loro incontro.~E Clinia, tutto empiendosi 378 II | della virtù? dove la tua inenarrabile baldanza? simile a codardo 379 V | Qual parte della vita non è infelice? Il fanciullo, non sì tosto 380 XII | celestiali Iddii, e l'altro agl'infernali Iddii; fratelli essendo 381 XII | e Bacco, discendendo in inferno, preso avessero dalla dea 382 VIII| egli sta dentro i pericoli infino ai capelli, e, come disse 383 | infra 384 VIII| con un popolo impazzato ed infuriato. E il dì dopo Teramene e 385 IX | popolo, Socrate mio caro, è ingrato, è volubile, è crudele, 386 XII | lume di sole. Quivi quelli iniziati possiedono più alto luogo 387 V | perché quest'uomo a niuno insegna graziosamente ed ha sempre 388 IV | avessi a tornar vivo, e non insensato al tutto, tale quale eri 389 VII | del carro, la portarono insino al tempio; la notte, dopo 390 VII | divini loro canti, nei quali, inspirati da Dio, cantano della vita, 391 XI | pelaghi, edificare città, instituire repubbliche, e contemplare 392 XI | quale potesse ella avere intelletto e conoscimento di sì grandi 393 III | di ogni bene, e che, non intendendo più, né sentendo niente, 394 XI | contemplare il cielo, e intendere i rivolgimenti degli astri 395 IV | degli organi del senso e gl'interiori mali. Delle quali molestie 396 | intorno 397 XI | vedere, ma sì per amore inverso alla verità viva e fiorente.~ 398 XII | ebbero portato seco dagli Iperborei, avere imparato che l'anima, 399 V | di Callia, il figliuolo d'Ipponico, ne disse tante contro alla 400 IV | ch'esso è terrena cosa ed irrazionale, non è l'uomo: perocché 401 V | desposti. Quando poi egli è iscritto fra i giovanetti, eccoti 402 X | paura. Presentemente dài in ismanie, temendo non sii tu privato 403 XII | Delo a fine di guardare l'isola dove nati furono i due Iddii, 404 | istesso 405 XII | per lo mezzo del Tartaro istrascinati nello Erebo e nel Caos.~ 406 II | lungo il muro, alle porte Itonie: ché là presso abita, vicino 407 | IV 408 | IX 409 XII | singolarmente coloro che pervengono laggiù, quale vita abbiano fatto 410 XIII| in migliore luogo.~Ma or lasciami ripensare fra me riposatamente 411 I | presto con loro, pensai, lasciando la via diritta, andare loro 412 VII | vengono altri a mente, ma li lascio, per non mi allungare contro 413 V | Epicarmo in bocca: Una mano lava l'altra; dammi e togli. 414 VIII| alla fortuna. Ma dolce è il lavorìo della terra? Dolce! non 415 XI | natura mortale non si sarebbe levata mai a cotanta grandezza, 416 II | sconsolato; e sovente ei si levava su, facendo lamento e pianto, 417 IX | SOCRATE Or se l'arte più liberale tu reputi sia la più abominabile, 418 VII | molto cari, prestamente liberano della vita. Agamede e Trofonio, 419 XI | immantinenti che sarai liberato di cotesta carcere, dove 420 V | eccoti peggiori paure: e liceo, e accademia, e ginnasiarchi, 421 VII | bene! egli non toccò il limitare di vecchiezza. E di colui 422 X | come potrebbe?~ASSIOCO La loquacità che è di questi dì, dalla 423 III | poco sarò privato di questa luce e di ogni bene, e che, non 424 XII | spira, allegrata da dolce lume di sole. Quivi quelli iniziati 425 XI | i corsi del sole e della luna, i nascondimenti e le preste 426 IX | così, come un che guarda di lungi. Ciò bene sappiamo noi, 427 X | argomenti facessi di questi più lusinghevoli non mi daresti però conforto. 428 | m' 429 VII | sacerdotessa Argiva. Poiché la madre ebbe pregato simigliantemente 430 VIII| tempo, or il freddo. E i maestrati, perocché trapasso le altre 431 I | figliuolo di Glaucone: l'uno maestro suo in musica; l'altro, 432 XI | e imitando i retori, per magnificare, dico a te che io mi sono 433 XII | raccontatomi da Gobria, un mago. Ei raccontò, al tempo del 434 IX | è volubile, è crudele, maligno, è sciocco: egli è tutto 435 X | senso a sentire l'istesso mancamento di senso.~ ~ ~ 436 II | simulati certami, l'animo ti mancò in quelli veri. Perché non 437 XII | quale aveva nome come lui, mandato a Delo a fine di guardare 438 V | di Epicarmo in bocca: Una mano lava l'altra; dammi e togli. 439 VIII| lamenti e di lacrime. Vuoi il marinaio? egli sta dentro i pericoli 440 I | vedere te, o Socrate, starà meglio; perocché egli molte volte 441 V | addoglia, ti stravolge le membra. Vero è che molti, ancora 442 XII | è necessario ch'egli sia menato al cospetto di Minosse e 443 XII | abitato nel corpo. Non si può mentire. Tutti coloro nei quali, 444 | mentre 445 IV | sono vani, fuggevoli e mescolati con molti dolori; per lo 446 VIII| vita o mestiere, del quale, messo che ci si è alcuno dentro, 447 VIII| quale genere è di vita o mestiere, del quale, messo che ci 448 V | ella, come barattiera, mettendoti le mani in gola, toglie 449 XIII| a visitare di nuovo, di mezzodì.~SOCRATE Farò come tu vuoi. 450 | mie 451 XIII| che è per tramutarsi in migliore luogo.~Ma or lasciami ripensare 452 | mila 453 V | geometri, maestri dell'arte militare; un nugolo di desposti. 454 | mille 455 VIII| reggimento, dov'è morto Milziade? dove Temistocle? dove Efialte? 456 XII | sia menato al cospetto di Minosse e di Radamanto, in una pianura, 457 XII | e prati sono adorni di mirabile primavera, e conversazioni 458 IX | più essere gravoso, che il mischiarsi del reggimento della città. 459 I | Uscito fuor di città mi misi in via verso al Cinosargo, 460 IV | interiori mali. Delle quali molestie l'anima attristandosi necessariamente 461 XII | verno, né estate, ma sì molle aura spira, allegrata da 462 II | fato? tanta ritrosità e mollezza a dipartirsi dal mondo bene 463 XI | filosofando, non a sollazzo della moltitudine per fare di te bello vedere, 464 IV | conforto: aggiungi poi i morbi, gl'infiammamenti degli 465 VII | dopo la preghiera, essi morirono.~Sarebbe lungo a contare 466 VII | filarono ai poveri uomini mortali dolorosa vita; perocché 467 XI | belle le ragioni, le quali mostrano la immortalità dell'anima. 468 I | Socrate, ora egli è tempo di mostrare quella sapienza della quale 469 II | combattitore, dopo che ti sei mostrato generoso nei simulati certami, 470 I | altre cose, ancora in questa mostri essere figliuolo pietoso 471 I | avean paura della morte e motteggiasseli dolcemente. Vieni tu, e, 472 VIII| dimani rigettato, fischiato, multato, ammazzato; poi, pianto. 473 II | noi, per la via lungo il muro, alle porte Itonie: ché 474 I | Glaucone: l'uno maestro suo in musica; l'altro, un amico ch'egli 475 I | Bella Fontana con Damone il musico, e con Carmide, il figliuolo 476 XI | spaventosi turbini, e dei mutamenti del mondo perpetua ricordanza 477 XI | godendo ivi d'una quiete senza mutamento, contemplerai la universale 478 | n' 479 IV | tale quale eri tu avanti di nascere. Come al tempo del reggimento 480 XI | preste riapparizioni, i nascimenti e i tramonti, gli equinozii 481 XI | del sole e della luna, i nascondimenti e le preste riapparizioni, 482 XII | di guardare l'isola dove nati furono i due Iddii, da certe 483 | ne' 484 X | fossi, non sarebbe con te neanco, perché non ci saresti tu. 485 IV | molestie l'anima attristandosi necessariamente per esser ella sparta per 486 XII | Cocìto. Passati i quali è necessario ch'egli sia menato al cospetto 487 VIII| e a stento procaccian la necessità loro, e si piangono vivi, 488 | nelle 489 | nello 490 XI | equinozii e i solstizii, le nimbose pleiadi, i venti di verno 491 VIII| è tutta una piaga che fa noia continuamente? Ti tocca 492 V | disviluppato di coteste noie, ecco lo riavviluppano novelle 493 XII | suo avolo, il quale aveva nome come lui, mandato a Delo 494 VII | solo, ch'è il più degno di nominanza, quello che dice: «Gli Iddii 495 | nostra 496 | nostro 497 V | io contento di sapere le notizie più comunali; vedi se io 498 V | noie, ecco lo riavviluppano novelle cure, e pensa quale via 499 VII | che facciamo lamenti sul novello nato, perocché egli entra 500 V | maestri dell'arte militare; un nugolo di desposti. Quando poi