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Autore incerto (Platone?)
L'Assioco

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II.

 

SOCRATE Prestamente ne andammo noi, per la via lungo il muro, alle porte Itonie: ché presso abita, vicino della colonna delle Amazzoni; e lui trovammo con il sentimento del toccare già ricuperato, e vigoroso del corpo, ma fiaccato d'animo e tutto sconsolato; e sovente ei si levava su, facendo lamento e pianto, e battendo palma con palma.

Io lo guardai, e gli dissi: - Che è cotesto, o Assioco? dove i tuoi vantamenti d'innanzi, e le perpetue laudi della virtù? dove la tua inenarrabile baldanza? simile a codardo combattitore, dopo che ti sei mostrato generoso nei simulati certami, l'animo ti mancò in quelli veri. Perché non consideri posatamente la tua natura, tu, già attempato e ragionevole uomo, e Ateniese, se non foss'altro? Non sai tu quello che bene è saputo comunemente e predicato è a tutti, che la vita è una cotale pellegrinazione? e che a quelli vissuti dirittamente conviene che, non pure di buona voglia, ma cantando quasi peani, vadano alla volta del fato? tanta ritrosità e mollezza a dipartirsi dal mondo bene ella è cosa da fanciullo e non da uomo che savio dee essere per ragion dell'età sua.

 

 




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