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| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText CT - Lettura del testo |
SOCRATE Tu, Assioco, congiungi inconsideratamente, per difetto di scienza, sentimento con insensibilità, e fai e dici cose contradditorie; non ti accorgendo che ti piangi della insensibilità, e insieme ti duoli della putredine e la privazione delle dolcezze della vita: come se tu, morto, avessi a tornar vivo, e non insensato al tutto, tale quale eri tu avanti di nascere. Come al tempo del reggimento di Dracone o di quel di Clistene tu non avevi alcuno male, perché ancora non ci eri tu; così non avrai male neanche morto, perché non ci sarai tu, e il male, come allora, così poi non ha dove posare. Rimuovi dunque dalla mente coteste sciocchezze, e pensa che immantinente che sciolta è questa nostra composizione, l'anima torna al luogo suo proprio, e che l'abbandonato corpo, per ciò ch'esso è terrena cosa ed irrazionale, non è l'uomo: perocché noi siamo anima cioè vivente immortale rinchiuso dentro a mortale prigione. Or i piaceri di questo corpo, il quale natura adattò a noi, a nostro danno, come abitacolo, sono vani, fuggevoli e mescolati con molti dolori; per lo contrario i dolori sono schietti, durabili, senza alcun conforto: aggiungi poi i morbi, gl'infiammamenti degli organi del senso e gl'interiori mali. Delle quali molestie l'anima attristandosi necessariamente per esser ella sparta per li pori dal corpo, disiosa ella cerca la regione convenevole alla natura sua, cioè il puro etere, e i supremi gaudii e le danze celestiali: sicché la partenza da questa vita non è che passaggio da un male a un bene.