| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText CT - Lettura del testo |
ASSIOCO E tu, Socrate, se reputi la vita essere un male, perché stai nel mondo? tu che pensatore sei e che tutti noi altri vinci per altezza di mente?
SOCRATE Tu non mi dici il vero, o Assioco, e, come la più parte degli Ateniesi, tu credi ch'io perciò che vo in cerca della natura delle cose, già la conosca. Oh! sarei bene io contento di sapere le notizie più comunali; vedi se io possiedo quelle molte ricondite. E bada, queste cose che ti dico io ora, non son mie, sibbene echi sono di Prodico, il sapiente; e io le ho comperate quali otto oboli, quali due dramme, e quali fin quattro dramme; perché quest'uomo a niuno insegna graziosamente ed ha sempre quel detto di Epicarmo in bocca: Una mano lava l'altra; dammi e togli. Ed è poco, facendo egli pomposa orazione a casa di Callia, il figliuolo d'Ipponico, ne disse tante contro alla vita, che bene io la reputai essere niente. Da quell'ora innanzi, o Assioco, l'anima mia desidera la morte.
SOCRATE Ti dirò quel che ricordo. Disse: - Qual parte della vita non è infelice? Il fanciullo, non sì tosto egli è nato, non piange, incominciando la vita sua dal dolore? Piange, non già senza niuna ragione, ma o per fame o per soverchio freddo o caldo o per alcuna percossa; e, non potendo egli parlare e dire quello che patisce dentro, vagisce, avendo egli solo questa voce per significare suo patimento.
Quando egli è a sette anni, dopo tanti travagli ecco e maestri di ginnastica e pedagoghi a tiranneggiarlo; e poi, crescendo, critici, geometri, maestri dell'arte militare; un nugolo di desposti. Quando poi egli è iscritto fra i giovanetti, eccoti peggiori paure: e liceo, e accademia, e ginnasiarchi, e vergate; una fitta di mali: sicché tutto il suo bel tempo egli consuma stando sotto a correttori e a preposti eletti del Consiglio dello Areopago, perché essi abbian l'occhio ai giovani. E non sì tosto egli si è disviluppato di coteste noie, ecco lo riavviluppano novelle cure, e pensa quale via convenga a lui fare nel cammino della vita: e i travagli d'innanzi a comparazione di quelli dopo, bene paiono spauracchio di fanciulli; perché, dopo, imprese guerresche, ferimenti e continui combattimenti. Da ultimo, quatto quatto la vecchiezza lo giunge, nella quale si accoglie tutta la imbecillità e infermità di natura. E se tu la vita non gliela rendi in fretta, a cotesta natura, come fosse un debito, ella, come barattiera, mettendoti le mani in gola, toglie in pegno alcuna volta la vista, alcuna volta l'udito, e spesse volte tutt'e due. E se la duri, quella ti percuote, di paralisia, ti addoglia, ti stravolge le membra. Vero è che molti, ancora che vecchi vecchi, sono rubizzi; ma egli è anco vero che tornan quasi fanciulli.