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| Autore incerto (Platone?) L'Assioco IntraText CT - Lettura del testo |
Per certo, quale genere è di vita o mestiere, del quale, messo che ci si è alcuno dentro, ei non brontoli e non si rammarichi della sorte sua? Va' agli artigiani: e' travaglian da notte a notte, e a stento procaccian la necessità loro, e si piangono vivi, e tutte le vegghiate ore riempiono di lamenti e di lacrime. Vuoi il marinaio? egli sta dentro i pericoli infino ai capelli, e, come disse Biante, non è da reputarsi né morto né vivo: imperocché egli, uomo terrestre, gettato si è come amfibio dentro mare, commettendosi alla fortuna. Ma dolce è il lavorìo della terra? Dolce! non è egli un proverbio ch'ella è tutta una piaga che fa noia continuamente? Ti tocca or piangere la siccità, or gli acquazzoni, or l'arsura, or la ruggine, or il caldo fuor di tempo, or il freddo. E i maestrati, perocché trapasso le altre arti, i quali sono così avuti in onore, sono desiderabili? In quanti guai non ti gittano! infiammamenti sono le allegrezze, e tremare fanno e picchiare forte il cuore; i dinieghi sono dolorosi e peggio che mille morti. E chi può essere mai contento vivendo alla balìa della plebe? Ella fa di te suo giuoco: oggi schioccate di mani, feste, carezze; dimani rigettato, fischiato, multato, ammazzato; poi, pianto. Di', o Assioco, tu che sei dentro nelle cose del reggimento, dov'è morto Milziade? dove Temistocle? dove Efialte? dove i capitani che eran pure dianzi? Io non proposi che di loro si sentenziasse, perocché disonesta cosa parve a me essere io a giudicare insieme con un popolo impazzato ed infuriato. E il dì dopo Teramene e Callixeno insieme ai seguaci loro, sostituendo a presidenti uomini sobillati da loro, fecero sì che si protendesser le mani per votare senza giudizio la morte di quelli; con tutto che solo tu li difendessi ed Eriptolemo, fra tre mila che erano a parlamento.